SINOSSI

In gioventù, lo chiamavano Doctor Ironicus per la sua intelligenza sottile; ormai sessantenne, il protagonista di "Casa d'altri" non è che un "prete da sagre", confinato in un paesino della provincia emiliana dove non succede mai niente e dove "appaiono strane anche le cose più ovvie". Zelinda, però, una vecchia che passa le sue giornate a lavare i panni al fiume, senza avere alcun contatto con la gente, così ovvia non è; e non è ovvio neppure il tentativo di comunicazione che cerca d'instaurare con il prete, interrogandolo vagamente sulla legittimità di derogare a una "regola" della Chiesa cattolica. Quale sia questa regola, lo si scoprirà soltanto alla fine: quando il Doctor Ironicus, "così goffamente da provare vergogna di tutte le parole del mondo", non saprà dare alla vecchia che una risposta convenzionale e inadeguata. Intanto il lettore si trova coinvolto in una vicenda dal ritmo sempre più serrato, in un intreccio di tensioni e conflitti, in una lingua densa insieme di concretezza e di lirismo. Lo stesso clima di attesa incalzante si ritrova negli altri racconti: da "Elegia alla signora Nodier", dove la protagonista, morto il marito, si chiude in una quieta infelicità, ai "Due vecchi" la cui serenità coniugale è turbata dal ricatto di uno studente.

RECENSIONE

La raccolta "Casa d'altri ed altri racconti" offre al lettore la possibilità di conoscere direttamente ed approfonditamente l'opera di Silvio D'Arzo, dal momento che in ogni racconto emerge con forza qualcosa che va oltre le parole scritte, come se l'autore vi avesse messo una parte di sé. Il racconto principale, "Casa d'altri", venne ritenuto da Montale un racconto perfetto, ma è probabilmente anche il più complesso, non solo per la lunghezza, quanto anche per il linguaggio e la narrazione. Solo da una seconda lettura sono infatti riuscita ad entrare meglio nel personaggio del prete, protagonista della vicenda, e a capire meglio la sua ironia, la sua insofferenza, la sua curiosità, e quindi a riuscire a partecipare meglio alla sua storia. Gli altri racconti, essendo forse più brevi, sono di compresione più semplice, anche se alleggia sempre un alone di metafora che punta ad affrontare i lati più profondi dell'animo umano in occasioni specifiche. Si parla quindi di come viene affrontato, o non affrontato, il confronto con i ricordi legati a un marito morto, oppure si riflette sul significato del gesto del ricatto, ovvero dare un valore preciso a qualcosa di talmente caro per qualcuno da non avere prezzo. A differenza di altre raccolte di racconti, in cui o i racconti sono tra loro così legati da risultare troppo simili e quindi noiosi, oppure sono talmente indipendenti tra loro da non avere un vero e proprio filo conduttore e risultare quindi alquanto insulsi per la loro cortezza, in questa raccolta si può riscontrare un giusto equilibrio. Il tema della guerra/dopoguerra fa da sfondo alle singole storie (senza mai esserne protagonista, non vengono mai narrate scene di guerra) così come il paessaggio montano emiliano e la firma dell'autore è evidente in ogni pagina, anche tramite l'uso di alcune frasi-chiave che si ripetono pari pari in più racconti. Tuttavia i vari aspetti trattati nei singoli racconti danno un taglio di originalità a ciascuna storia, facendola apparire come un piccola opera a parte, o un assaggio di un'altra opera. Lettura consigiata per poter conoscere un po' meglio la nostra letteratura anche attraverso opere che non vengono imposte a scuola.

[RECENSIONE A CURA DI BIBBAGOOD]

Autore Silvio D'Arzo
Editore Einaudi
Pagine 141
Anno di pubblicazione 2007
Edizione L'Arcipelago Einaudi
ISBN-10(13) 9788806187026
Prezzo di copertina 13,00 €
Prezzo e-book 6,99 €
Categoria Contemporaneo - Attualità - Sociale - Psicologico