SINOSSI

Una grande "commedia romantica" tra le più belle, famose e complesse di William Shakespeare. Antonio, il mercante generoso e leale; Shylock, l'ebreo che odia il mondo dei gentili e che cerca di attuare una tremenda vendetta; la deliziosa e didascalica storia d'amore tra Bassanio e Porzia; Jessica, la figlia di Shylock che abbandona il padre e si fa cristiana... La commedia dell'odio e dell'amore, in cui primeggia l'enigmatica figura di Shylock: vittima dei cristiani o incarnazione del male? Perseguitato che si difende o mostro che aggredisce?

RECENSIONE

Per noi che abbiamo ancora fresche le tragiche memorie dello scorso secolo, è difficile analizzare obiettivamente un'opera in cui l'antagonista è un ebreo. Tuttavia bisognare precisare che al tempo di Shakespeare, Edoardo I aveva espulso gli ebrei dall'Inghilterra, riammessi poi soltanto da Cromwell. Pertanto, Shakespeare non può essere in alcun modo tacciato di antisemitismo, difatti i pregiudizi sugli ebrei all'epoca non erano di carattere razziale bensì etico-morale. E'evidente come non sia un problema di fede religiosa, siccome Lorenzo, cristiano, sposa senza indugio la figlia di Shylock, ebrea. Anzi, l'unico che ribadisce piú volte posizioni "razziste" è lo stesso ebreo, che ben ci tiene a differenziarsi dai cristiani. 
Esplicata quindi questa doverosa premessa, veniamo al personaggio cardine del dramma: Shylock, l'ebreo appunto. Shylock non è discriminato per la sua fede, bensí perché é un outsider. E’ un usuraio, qualcuno che la società non riesce ad accettare, ma di cui non riesce a fare a meno. Venezia è a quest'epoca una società borghese e capitalista, non ancora fortemente industrializzata e non piú feudale. Se prima la societá feudale si basava sui possedimenti terrieri, ora la società commerciale necessita di denaro, che proviene dalla speculazione e non piú dalla produzione manifatturiera. Quindi, in questo contesto, Shylock, l'usuraio, é disprezzato perché presta soldi ad interesse, ma al tempo stesso é indispensabile al profitto della società stessa. Qui emerge chiaramente tutta l'ipocrisia di una città che condanna l'usuraio, ma continua a rivolgersi ad esso. Ed ecco anche l'antica pratica antropologica di proiezione del male: l'azione è considerata immorale, pertanto è affidata ad un outsider, giá di per sé emarginato. Shylock, in un guizzo di lucidità, fa infatti notare questa stridente falsità, quando rimprovera alla ricchezza veneziana di essere fondata sullo sfruttamento dei loro schiavi, considerati all'epoca possesso del proprietario, proprio come la libbra di carne rivendicata da Shylock. 
Abbiamo dunque visto come Shylock sia un outsider in minima parte per la religione, in parte per la professione, ma soprattutto per il carattere. Shylock é cupo, estremamente serio, saccente, saggio, ponderato e odia i festeggiamenti e la musica. I Veneziani al contempo con la loro frivolezza, corrompono la figlia dell'ebreo, Jessica, che in una sola sera gioca d'azzardo e spende ottanta ducati e un anello del padre. Shylock d’altra parte è troppo serio per questi baldanzosi cittadini. È vero che l'usura è il suo mestiere, ma alla fine Shylock non è tanto piú avido dei veneziani, anch'essi in cerca perenne di profitto, ma é possessivo fino alla paranoia, si aggrappa ai suoi averi come il Mazzaró di Verga. Diamanti e soldi sono per lui piú cari della figlia e di qualsiasi rapporto personale. É l'emblema dell'avaro, del businessman ante-litteram. 
Ma siamo sicuri che Shylock sia in tutto e per tutto un villain? Eppure, in fondo cattura la nostra simpatia e arriviamo persino a comprendere l'insensata sete di vendetta. Penso, che se Shakespeare avesse fatto dell'usuraio un gangster da quattro soldi che avesse ricercato la vendetta personale, aizzando una faida o un pareggiamento di conti di quartiere, allora il nostro rifiuto sarebbe stato imperdonabile. Invece, Shylock guadagna la nostra simpatia perchè si affida alla legge, la quale ha per definizione un valore universale. Egli cerca di ottenere un risarcimento senza rischiare, ma ne rimane intrappolato lui stesso. Dal processo, Shylock ne esce distrutto. Ha imparato che il senso morale che spingeva Antonio ad aiutare l'amico Bassanio é qualcosa che oltrepassa il diritto, risponde infatti ad un principio morale interiore. D'altra parte, la legge quando viene generalizzata ai massimi livelli, puó rivelarsi un mezzo inefficace per regolare la vita degli uomini, perchè i casi sono complicati e divergono tutti gli uni dagli altri. 
Accingendomi alla conclusione, ho amato il personaggio di Shylock, in quanto l'unico personaggio serio della commedia. Sebbene la sua alterigia si manifesti agli estremi livelli e talvolta con ottusa ostinazione nelle cause sbagliate, tuttavia ritengo che sia il giusto contrappeso ad una società fatua, frivola, sciocca. Ne appare una società basata sulla ricchezza, sulla speculazione, sulla vivacitá estrema e sulla bellezza. Gli altri personaggi non sono in grado di prendere nulla sul serio: la vità é per loro un gioco, di cui imparano le regole vivendolo, a loro rischio e pericolo. Inoltre é una cerchia sociale in cui prevale la grazia, l'arguzia e la bellezza. É una società, come quella ellenistica, in cui bisogna ave certe qualità e criteri estetici, fondata sullo sfruttamento dei piú deboli e la loro sottomissione. Shylock a suo modo é uno di questi schiavi invisibili di una società che si autoelogia nella sua esclusività. Una società cosí chiusa ha bisogno di un escluso, di un capro espiratorio. Infine, ritengo che molto dobbiamo al personaggio di Shylock: è colui che rende questa commedia un dramma, da leggere non con minore attenzione degli altri drammi shakespeariani.

[RECENSIONE A CURA DI ALTEA]

Autore William Shakespeare
Editore BUR Biblioteca Univ. Rizzoli
Pagine 205
Anno edizione 2003
Edizione Collana Teatro
Lingua Italiano
ISBN-10(13) 9788817106443
Prezzo di copertina 8,90 €
Prezzo e-book 1,99 €
Categoria Altri generi