SINOSSI

Germania, 1936. Nel campo di concentramento di Westhofen, sul lato corto della baracca III, si ergono sette tronchi di platani con delle assi inchiodate ad altezza delle spalle di un uomo. Fahrenberg, il comandante del campo, un pazzo colto da improvvisi accessi d'ira e di crudeltà, ha ordinato quello strano allestimento con un fine preciso: quei tronchi sono le sette croci su cui ha giurato di appendere i sette uomini che hanno osato evadere da Westhofen: Wallau, Füllgrabe, Beutler, Belloni, Aldinger, Pelzer, Heisler, uomini piegati da dozzine di interrogatori, sofferenze e torture. Uomini che hanno scelto la fuga perché persuasi che soltanto la morte possa salvarli o, all'opposto, perché mossi da un insopprimibile istinto di sopravvivenza. Vengono riacciuffati uno dopo l'altro - chi per sorte avversa, chi perché troppo vecchio, chi perché troppo debole, chi perché reso fuori di senno dalla fuga eccetto Georg Heisler. Un'irrefrenabile voglia di vivere, più forte di ogni paura, più forte della fame e della sete e del maledetto pulsare di una mano sanguinante, guida il giovane Heisler e lo tiene miracolosamente lontano dalla settima croce del campo. Proprio quando ogni sogno di libertà sembra spento in lui, insieme alla percezione stessa del pericolo, ecco l'evento inaspettato: alcuni tedeschi decidono di mettere a repentaglio la propria vita, nel "giardino delle bestie" del Terzo Reich, in nome dell'umanità e dell'amicizia.

RECENSIONE

Anna Seghers nata a Magonza (Germania) nel 1900, morta a Berlino Est nel 1983, fa il suo esordio nel 1928 con un racconto lungo. Nel 1933 si iscrive al Partito Comunista così che le sue opere furono messe al bando e lei dovette rifugiarsi in Francia. Nel 1941 emigrò in Messico dove scrisse "La settima croce". Tornò a Berlino nel 1947 e divenne uno degli intellettuali di spicco della DDR, fu insignita nel 1951 del premio Lenin per la pace.

Nel campo di concentramento di Westhofen, sono state piantate sette croci per impiccarvi i sette prigionieri scappati dal campo e che verranno ripresi, meno uno. La settima croce spetta a Georg Heisler che non è stato preso nelle prime 24 ore di fuga. Siamo nel 1936, solo tre anni dopo la presa del potere di Hitler e già i campi di concentramento sono pieni di prigionieri politici, dissidenti, per lo più operai attivisti oppositori del fascismo hitleriano. Georg Heisler è un duro, quando lo hanno internato tre anni prima è stato torturato ferocemente dal direttore del campo e dai suoi aiutanti. Non sono riusciti a tirargli fuori nulla, niente nomi dei suoi compagni di cellula, niente denunce di altri che come lui erano dissidenti. Il campo di Westhofen è situato vicino ad un villaggio agricolo abitato da contadini con le loro famiglie. Il villaggio è vicino al fiume Meno. La città più vicina è Francoforte sul Meno. La fuga di Georg inizia assieme ai suoi sei compagni: due verranno presi subito, lui si nasconde in un pantano e da qui riesce a scavalcare un muro di una ex fabbrica adibita ora a scuola agraria. Sul bordo in alto del muro sono conficcati cocci di vetro: aggrappandosi al bordo con una mano se la ferisce gravemente. Passato il primo pericolo, in cui le sentinelle sorvegliano ogni possibile passaggio che può venire usato dai prigionieri, Georg è molto provato nel corpo dalle continue torture ma nonostante ciò riesce ad eludere la sorveglianza e a dirigersi passando di villaggio in villaggio, verso Magonza. Mentre scappa Georg continua a ripetersi mentalmente i consigli che gli aveva dato uno dei suoi compagni, un certo Wallau compagno di prigionia e promotore della fuga. Con i suoi consigli nella mente, Georg continua la sua fuga e in ogni attimo di smarrimento rievoca la voce di Wallau. Il clima intorno è quello del terrorismo, creato da Hitler dai suoi addetti ormai installatisi al potere da 3 anni (1933). Intanto dentro al romanzo compaiono vivi un sacco di altri personaggi, dal pecoraio Ernst, Franz, la famiglia Mernet, il tappezziere Mettenheimer, padre di Elli, moglie ripudiata da Georg tre anni prima. L'ambiente urbano ed extraurbano è pieno di SA e di SS, praticamente tutti i giovani vi appartengono. Ma come in tutti i posti ci sono anche i "buoni" mescolati con i "cattivi". Il problema è che tutti non si fidano uno dell'altro, ognuno ha paura di essere denunciato alla Gestapo e di finire in campo di concentramento. Georg arriva a Magonza, si rifugia nel Duomo e lì vi passa la notte in un gelido terribile. Siamo in autunno, alla mattina c'è la nebbia, ma poi nelle prime ore si alza e tutto risplende sotto un sole autunnale che indora le cose, il cielo è azzurro di un chiarore particolare. Georg all'alba lascia il duomo senza essere visto, vicino a una statua di un santo lascia lo straccio insanguinato con il quale si era fasciato la mano. Il sacrestano trova quello straccio, va dal parroco e chiede a lui cosa si deve fare di quello straccio: i giornali e le radio hanno già divulgato la notizia della fuga dei sette prigionieri, nonché che alcuni di loro sono già stati riacciuffati, ma che ce ne sono ancora liberi tre. Il parroco dice al sagrestano che non c'è bisogno di avvisare la Gestapo, per quello straccio, anzi dice al sagrestano di buttarlo nella stufa. Così viene fatto e viene cancellato in passaggio di Georg per il Duomo di Magonza. Sempre a Magonza, nello stesso giorno, alle nove della mattina si reca nello studio di un medico, per farsi curare la mano che gli fa molto male, pulsa. Il medico un certo Lowenstein, (forse un ebreo, ma la scrittrice non lo specifica, dice solo che ha dei problemi) lo medica, gli toglie le schegge di vetro, e gli fa una bella fasciatura. "Il dottore distolse lentamente lo sguardo mentre si sentiva sbiancare. E quando guardò la propria faccia riflessa nello specchio sopra la lavandino, vide un'ombra nerastra anche su di sé. Chiuse gli occhi. Insaponò le mani e le asciugò con interminabile lentezza, lasciando scorrere l’acqua. Ho moglie e figli. Perché quest'uomo è venuto da me? Dover sussultare ad ogni scampanellata. E con tutto quello che mi fanno giorno dopo giorno." [...] "Perché quest'uomo è venuto proprio da me?" Il dottore gli cura la mano, gliela fascia, si concentra solo sulla mano. Georg prosegue la sua fuga: ha una meta, andare da Leni, l'ultima sua fiamma che gli ha promesso tre anni prima che lo avrebbe aspettato per l'eternità. Quindi si dirige a Hosth (oggi quartiere a pochi chilometri di Francoforte sul meno. Qui a Hosth lui abitava prima dell'arresto. Qui lavorava come operaio in una fabbrica. Qui risiedono la madre con i fratelli, tutti iscritti nelle SA. Qui risiede anche la moglie Elli. tutti sono sorvegliati da agenti della Gestapo, che aspettano solo che lui compaia. Di Leni però non sanno nulla, quindi Georg sogna di andare da lei, di ritrovarla, abbracciarla e farsi aiutare da lei per riparare all'estero. Quando Georg arriva a casa di Leni, suona alla sua porta e le compare una Leni sposata con un SS che finge di non riconoscerlo e lo minaccia di denunciarlo al marito. "Si rese conto allora di non poter mai più andare da Leni e, cosa ancor peggiore di non poter mai più sognare di farlo." Georg si rende conto di essersi teso da solo una trappola, quella di andare ad Hosth, cioè dove la polizia gli ha teso una rete a maglie per prenderlo. Ma intanto ci sono degli amici ed ex compagni che si chiedono dove può essersi rifugiato, braccato, ormai sono passati dieci giorni e la Gestapo non lo ha ancora preso. Ma tutti sanno che lui è in estremo pericolo, che se non aiutato verrà irrimediabilmente ripreso e riportato al campo di concentramento dove lo attendono altre torture, e la morte certa. Infatti nel frattempo Wallau è stato ripreso, tradito dal cognato, riportato al campo di concentramento, interrogato e torturato. Belloni, l’acrobata, viene ucciso durante la fuga, mentre cerca di mettersi in salvo camminando sui tetti. Anche vecchi compagni di Georg si chiedono dove può essere, vogliono aiutarlo a scappare, soprattutto Franz, suo vecchio coinquilino ed amico che lavora in fabbrica come operaio. Franz cerca di pensare come farebbe Georg, dove potrebbe andare per cercare aiuto. Così anche lui mette in piedi una rete di protezione e di salvataggio per l’amico, tutto di nascosto, tutto con molta cautela.
Georg dopo la delusione su Leni, cerca di capire chi fra le sue vecchie conoscenze sarebbe disposto ad aiutarlo. Lui ha bisogno di un passaporto, dei soldi, vuole rifugiarsi in Spagna a combattere a fianco degli antifranchisti. Così gli viene in mente il suo caro amico Roder, suo ex compagno di scuola, lui lo aiuterà di sicuro. Si reca da lui, conosce bene il suo indirizzo, l'ultima volta che lo ha visto era stato tre anni prima. Si reca al suo appartamento di case popolari, organizzati in capo-scala e capo-fabbricato. Si avvia sulle scale, il campanello porta vicino la targa di Roder, nessun cambiamento. Georg sente la moglie di Roder Liesel che canta cuce a macchina, sente le urla dei bambini. Sul pianerottolo davanti alla porta dei Roder, Georg esita e pensa che non vuole che il suo amico rischi per lui la vita. Scende le scale, ma incontra Roder che lo riconosce, non sa nulla di Westhofen dell'arresto di Georg, crede che sia stato assente per altri motivi. Così Georg viene accolto in casa Roder, cena con la famiglia, poi quando Liesel va a mettere a letto i bambini confessa tutto. La moglie è ancora ignara.
A questo punto scatta la collaborazione di Roder con Georg, egli viene incaricato di cercare due persone fidatissime, che dovrebbero essere in grado di aiutare concretamente Georg a espatriare definitivamente. Pagine di tensione, Roder va dal primo che gli è stato segnalato e viene a sapere che da poco è stato arrestato e mandato anche lui a Westhofen. L’altro un architetto molto abbiente, con bella casa, che lo riceve in bagno mentre si fa la barba e che lo crede un provocatore della Gestapo. Fa il finto tonto, dice di non sapere di cosa stia parlando Roder. Roder se ne va sapendo di aver fatto un buco nell'acqua. Tornando a casa, Paul Roder, decide di parcheggiare Georg presso sia Katarina, padrona di un piazzale di smistamento merce dei Corrieri. In questo cortile Georg vive pieno di ansia e di paure, Paul Roder studia tutti i suoi compagni di lavoro per sceglierne uno che secondo lui possa aiutarlo e c he in passato abbia fatto parte di una cellula e che soprattutto non abbia cambiato ideologia e che abbia ancora qualche aggancio. La scelta di Paul si rivela giusta, Fiedler è l’uomo giusto che attraverso i suoi agganci riuscirà a fare avere a Georg una busta con dentro denaro e un passaporto con le istruzioni per salpare con una chiatta sul Reno. Nel frattempo che le cose di sviluppano bene per Georg, Paul viene preso dalla Gestapo per essere interrogato, ma contro di lui non c’è assolutamente nulla. Liesel si dispera ma alla mattina Paul ritorna libero e felice. I due amici possono salutarsi sapendo che non si rivedranno più. Georg è libero di affrontare l’ultimo viaggio in Germania verso l'espatrio. Un Happy end dunque non privo di molto suspense.

Dalla postfazione di Thomas von Steinaecker, trovo interessante riportare alcuni brevi periodi. In una lettera del 1938 Anna Seghers descrive con queste parole il suo progetto: "Una favola, in sostanza, che offre l’occasione di conoscere attraverso le vicende di un singolo uomo molti tratti della Germania fascista".

Il testo dunque persegue un obiettivo preciso: rappresentare un contributo alla lotta contro il nazionalsocialismo; deve offrire uno spaccato della società tedesca contemporanea e, con esso, una spiegazione di come ragioni questo popolo che getta nella rovina il resto del mondo e non da ultimo, sé stesso. Non sorprende dunque che il romanzo fosse considerato negli Stati Uniti, appena entrati in guerra, un perfetto materiale ideologico e pedagogico. La vicenda di una evasione riuscita da un campo di concentramento suggeriva che la resistenza contro i nazisti poteva avere successo; soprattutto qui si poteva imparare qualcosa sulla mentalità del "nemico", anche se molte allusioni all'appartenenza di Heisler Georg e dei suoi amici al partito comunista furono eliminate insieme a scene come quelle intorno al pecoraio Ernst, considerate troppo prolisse e non adatte a un vasto pubblico. Nel 1942 fu pubblicata sui giornali di tutto il paese una versione a fumetti del libro, e nel 1944 un'edizione "condensata" per l'esercito, destinata ai soldati americani che combattevano in Europa.

[RECENSIONE A CURA DI GRAZIELLA]

Autore Anna Seghers
Editore Neri Pozza
Pagine 331
Anno edizione 2015
Edizione Superbeat
ISBN-10(13) 9788865592816
Prezzo di copertina 16,50 €
Prezzo e-book 8,99 €