SINOSSI

Era un sabato sera, la vigilia della festa di San Basilio, patrono del paese di Barunèi. In lontananza risonavano confusi rumori; qualche scoppio di razzo, un rullo di tamburo, grida di fanciulli; ma nella straducola in pendio, selciata di grossi ciottoli, ancora illuminata dal crepuscolo roseo, s'udiva solo la voce nasale di don Simone Decherchi. -Intanto il fanciullo è scomparso - diceva il vecchio nobile, che stava seduto davanti alla porta della sua casa e discuteva con un altro vecchio, ziu Cosimu Damianu...

RECENSIONE

Nel 1908 la scrittrice sarda premio Nobel Grazia Deledda pubblica "L'edera", un romanzo che si addentra nella realtà sarda di fine Ottocento/inizio Novecento e tratta principalmente della decadenza della nobiltà terriera della sua terra natia. Protagonista del romanzo è Annesa, la figlia adottiva dei Decherchi, una famiglia nobile ma ormai in declino e sommersa dai debiti di Barunei, che ama Paulu, vedovo e nipote di don Simone Decherchi, il capofamiglia. Ogni giorno i suoi "benefattori" e Paulu cercano in tutti i modi di trovare i soldi necessari per estinguere i debiti che hanno accumulato negli anni, chiedendoli ad usurai e a prestito in ogni angolo della zona di Nuoro. Bisogna ricordare che i Decherchi ospitano nella loro casa zio Zua, un anziano parente, malato, avaro che ha combattuto la guerra di Crimea e che, per nessuna ragione al mondo, vuole aiutare la famiglia in crisi con i suoi soldi, scatenando in questo modo il rancore non solo di Paulu, ma anche di Annesa. Quest'ultima, dopo aver salutato per l'ennesima volta il suo amato che va alla ricerca di un qualche usuraio disposto a prestargli del denaro, accecata dalla propria ira, soffoca nella notte il vecchio. All'inizio sembra felice di averlo ucciso, in quanto è sicura di essere riuscita, in questo modo, a salvare dalla rovina la sua famiglia, ma quando scopre che Paulu è riuscito a prendere del denaro a prestito da una giovane vedova, la protagonista si sente terribilmente in colpa,  e teme per le conseguenze del suo gesto. In seguito al decesso di ziu Zua, i Decherchi vengono messi in prigione e Annesa si rifugia prima dal pastore ziu Castigu, poi dal prete Virdis; ad ogni modo la perizia medica ha accertato che si sia trattata di morte naturale del vecchio, per cui tutti membri della famiglia vengono liberati ma la protagonista sente il bisogno di scontare la pena andandosene da Barunei e allontanandosi soprattutto da Paulu, contro la volontà di costui, rinnegando persino la sua richiesta di matrimonio. Alla fine del romanzo, passati molti anni, Annesa ritorna a casa Decherchi e può finalmente sposare Paulu. Estremamente interessante è l'immagine dell’edera associata ad Annesa: l'indole della donna a preoccuparsi delle vicende di casa Decherchi e ad essere disposta a fare qualunque cosa per aiutarla, persiono commettendo un omicidio, è paragonabile all'edera che, con la sua forza, rimane attaccata al tronco di un albero fintanto che non morirà. A tal proposito Grazia Deledda scrive Ed era cresciuta così, come l'edera, allacciandosi al vecchio tronco, lasciandosi travolgere dalla rovina che lo schiantava (è evidente l’analogia del vecchio tronco che sta per cedere con la famiglia dei Decherchi in rovina).E' importante inoltre sottolineare il ruolo incisivo del peccato, tema molto caro alla Deledda e presente in molti suoi romanzi, come ad esempio in "Canne al vento", che condiziona terribilmente l'animo dei personaggi, costringendoli a fare delle scelte contro la propria volontà. Il romanzo non ha deluso affatto le mie aspettative, ha confermato l'eccellenza della prosa della Deledda, che riesce a far immergere appieno il lettore nella Sardegna di inizio Novecento.

[RECENSIONE A CURA DI ROBY]

Autore Grazia Deledda
Editore Il Maestrale
Pagine 304
Anno edizione 2008
Edizione Collana Tascabili. Narrativa
Lingua Italiano
ISBN-10(13) 9788889801444
Prezzo di copertina 8,00 €
Prezzo e-book 1,05 €
Categoria Classico - D'ambiente - Storico