SINOSSI

Scritto e pubblicato nel 1909, all'età di trentatré anni, "Martin Eden", forse il romanzo più importante di Jack London, è al contempo la storia della gioventù dello scrittore e l'invenzione di un personaggio dietro cui si cela l'autore stesso, intenzionato, con tale finzione letteraria, a scrivere un'autobiografia celebrativa e distruttiva. Non a caso, quel mare californiano, cui guardava con infinita malinconia e ansia di ribellione, fa da sfondo alla vicenda di un rozzo marinaio, Martin Eden. Questi riesce a entrare nella ricca famiglia di Arturo, un giovane al quale ha salvato la vita, inserendosi poco a poco in un ambiente completamente diverso dal suo per cultura e per educazione. Martin diverrà scrittore, ma sceglierà di fuggire, e in modo definitivo, dal mondo civile e dalle sue convenzioni, cercando l'autenticità perduta. Saggio introduttivo di Mario Picchi. Introduzione di Walter Mauro.

RECENSIONE

Scritto da Jack London nel 1909, all'età di 33 anni, MARTIN EDEN è allo stesso tempo un romanzo di formazione, una storia d'amore, una fotografia politica e sociale degli Stati Uniti di inizio Novecento ed un folgorante, bruciante e straziante racconto tragico tutto imperniato sull'anima e lo spirito del suo protagonista.

Martin Eden, appunto, è un poco più che ventenne giovane di Oakland (città della baia di San Francisco, quest'ultima città natale dell'autore), che ad inizio Novecento – tempo della scrittura del romanzo e di ambientazione della trama, pur mancando all'interno datazioni esatte in merito – incontriamo come marinaio "in terra ferma", ossia nell'intervallo di tempo tra un imbarco e l'altro. Scopriremo nel corso della narrazione che nella sua, pur ancora giovane, vita è stato molte cose, non ultime un giovanissimo teppistello di strada ed un carismatico riferimento per i suoi amici, per le ragazze della sua classe sociale (facilmente vittime del suo fascino e della sua bellezza virile, ma non rude), per gli altri operai o marinai da lui incontrati nel corso delle avventure in mare o delle feste popolari organizzate nei parchi della città.

Conosciamo Martin – nella prima sequenza del romanzo - ospite in caso Morse, una benestante famiglia dell’alta borghesia cittadina composta ovviamente dal signore e dalla signora Morse (avvocato il primo; moglie, madre e "regina della casa" la seconda), e dai figli. Dei 2 figli maschi Martin ha fatto la conoscenza salvandone uno da un’aggressione in strada e per ringraziarlo questi lo hanno invitato a cena in casa loro.

La terza figlia è una giovane ragazza, di un paio d’anni più grande di Martin, all'incirca sui 22/23 all'inizio della storia, dato che dopo qualche mese la troveremo neo-laureata in letteratura inglese. La giovane si chiama Ruth ed il primo incontro tra questa delicata, diafana ragazza di inizio Novecento che, scopriremo leggendo, non ha mai conosciuto un uomo, con il giovane marinaio povero, ospitato (previo pagamento di una pigione) dalla sorella perché senza una casa propria, con la pelle cotta dal sole dell'oceano, già ricco di vita ed avventure (anche galanti), è la scintilla da cui si dipanerà un folgorante incendio.

London è a dir poco straordinario nel raccontare questo incendio senza mai cadere nella retorica o in facili "trucchi del mestiere" (teniamo conto anche dell’epoca della pubblicazione e della necessità per gli autori, a volta, di allungare forzosamente le proprie trame per mere esigenze editoriali), ma facendolo crescere e scatenarsi sotto i nostri occhi con una progressione naturale quasi matematica o geometrica, come stessimo osservando una freccia scoccata da un arco mentre compie una perfetta parabola nel cielo. La linea di questa parabola costituirà lo svolgimento del racconto.

La straordinarietà dell'autore e del romanzo sta soprattutto, a parer mio, in questo. London racconta una storia di vita e d'amore, di vita in quanto d'amore, usando un pretesto ordinario – l'incontro di due giovani e il sentimento che progressivamente li unisce – per fotografare un'epoca certo, con le sue diseguaglianze di classe e il suo sviluppo veloce ed iniquo (già allora!), una Nazione che già in quel momento ha in sé i semi di quello che diventerà nell'arco di un decennio scarso (durante e dopo la I^ guerra mondiale) ossia il punto di riferimento del mondo intero, ma in particolare il percorso particolarissimo compiuto dall'anima del suo protagonista.

È questa infatti la vera regina del racconto, l'anima inquieta ed eccezionale (nel senso letterale della parola) di un ragazzo che "volle farsi scrittore" e che dal suo sogno, ma forse dalla realtà in cui quel sogno è costretto a farsi carne viva, verrà invece distrutto.

La linea parabolica parte quindi come detto con l'incontro di Martin con Ruth e con l'immediato amore subito consapevole del primo verso la seconda, che invece all’inizio è spiazzata da quel giovane marinaio abbronzato, ignorante e barcollante (una barca sulla terra ferma, questa è la perfetta e oserei direi persino tenera immagine che ne rende London), verso il quale inizialmente ha solo un’incompresa, ma vivissima attrazione fisica, volendo toccarlo, poggiare le sue mani diafane sul suo collo e sulle sue spalle muscolose, forse per capire, per scoprire, chissà...

Martin invece capisce subito di amare quella ragazza, ma comprende anche – nella sua intelligenza istintiva ed intuitiva – che per avere diritto di amarla "socialmente", ossia di frequentarla e un domani sposarla, deve cambiare. Deve fare quello che la povertà della sua famiglia non gli ha permesso a tempo debito, ossia studiare, conoscere, capire, immagazzinare quanta più cultura possibile, dalle piccole cose (le regole del galateo) ai massimi sistemi filosofici.

E così inizia a leggere di tutto, a sottrarre ore al sonno e al riposo e denaro ai suoi miseri risparmi per acquisire intellettualmente nel tempo più breve possibile tutto quanto possibile. Aiutato da una intelligenza acuta e profonda, da una capacità di comprensione che la stessa Ruth dimostra di non avere (lei che pure ha studiato, ha "avuto i mezzi" per una vita serena e intellettualmente appagante), da intuizioni rapide ed incisive, Martin legge di tutto, vuole capire, entrare dentro le cose, le parole, i pensieri più profondi, farli propri e rielaborarli. Non ha soggezione preconcetta verso chi tanto ha scritto o letto, ma solo invidia ed innocente ammirazione.

Nel corso della storia questa ammirazione però, man mano che Martin accumula un bagaglio culturale sempre più completo e sfaccettato, cambia. Martin, salvo che nei confronti di Ruth (ma lì è l'amore che ne scherma e distorce lo sguardo), non ha complessi di inferiorità e appena si sente sicuro di affrontare discorsi culturali anche con la stessa famiglia della giovane o con persone di pari estrazione, ebbene lo fa senza timore, parla con l'innocente sicurezza di chi non ha malizia, ma solo onesto amore dei propri pensieri e sa che questi pensieri sono davvero liberi e davvero propri.

E qui avviene la prima crepa nella storia con Ruth. Storia sì, perché nel frattempo i due si sono fidanzati, quando anche Ruth ha capito di amarlo (o forse era un’attrazione dovuta anche all'inesperienza? Questo London non lo dice, e proprio lo svolgersi di questo personaggio è un perla ulteriore del libro, perché Ruth potrebbe essere, pensare e sentire tante cose, anche in contraddizione le une con le altre, e noi – da bravi lettori – possiamo in merito far galoppare la nostra fantasia e costruirci ognuno la "propria" Ruth).

La crepa, dicevo, è data dal fatto che Ruth, che pure ha aiutato e sostenuto Martin nel suo desiderio di imparare, in realtà ha una sorta di complesso di pigmalione, vuole cioè rendere Martin istruito e "civile" (dal suo punto di vista inizialmente non lo era), ma vuole renderlo in vero una fotocopia del padre avvocato o degli amici e colleghi del padre, non ha alcun interesse ad amarlo in quanto Martin Eden, vuole che questi diventi un diverso Martin Eden. E Martin, invece, questo proprio non lo accetta, perché la sua voglia di cultura e di conoscenza, nate inizialmente dal desiderio di poterla amare e sposare, poi diventano sempre più pure, sempre più assolute.

Martin infatti studia e impara inizialmente perché vuol diventare uno scrittore, un bravo scrittore, perché nella sua intelligenza istintiva ha compreso che gli scrittori possono guadagnare bene e così lui potrebbe assicurare alla "sua" Ruth un matrimonio felice, una vita serena, una realizzazione borghese che ne giustifichi il matrimonio con un giovane della classe più umile quale Martin è e sa di essere.

Il problema, nel corso del racconto, è che Martin ama sempre più quello che la cultura gli consente, ossia la comprensione, la speculazione filosofica pura, la costruzione di un Pensiero assoluto, e questo lo fa diventare qualcosa che nemmeno lui stesso comprende bene, e che certo non prevedeva. Un intellettuale autentico, un pensatore povero economicamente, ma dignitoso ed autonomo, che per mesi, anni non accetta di svendere i suoi racconti e non capisce i rifiuti delle riviste cui li invia, che deve barcamenarsi tra lavori umili, durissimi e mal pagati solo per mantenersi in una dignitosa povertà, priva di pane a volte, ma mai di libri e della preziosa macchina da scrivere che noleggia pur di poter comporre i propri racconti, saggi, poesie.

La storia con Ruth prosegue nella furba accondiscendenza della famiglia di lei, che spera solo di farlo cadere in qualche occasione/trappola sociale affinché la ragazza capisca chi lui sia, secondo loro (ma che lui in vero non è, ossia un approfittatore bifolco).

Poi Martin incontra, e proprio ad un festa a casa di Ruth, un giovane poeta (Brissenden), già molto malato, col quale diviene sincero amico e che lo introduce in alcuni circoli politici socialisti (ancora la rivoluzione d'Ottobre è di là da venire, quindi anche negli USA essere socialista è radicale sì, ma non percepito quasi come criminale come in seguito accadrà), dove Martin – quasi suo malgrado – si mette in luce come oratore appassionato e competente, fornendo così il presto ad un giovane cronista in cerca di scoop per farlo assurgere a leader politico, cosa che peraltro Martin non ha la minima intenzione di diventare. Lui, nel corso della riunione galeotta, affronta un complesso discorso politico che in realtà ne evidenzia non il presunto socialismo pur a lui attribuito, né alcuna vena rivoluzionaria, ma semmai uno spiccato individualismo morale, e comunque e soprattutto una assoluta libertà di pensiero.

La pubblicazione di tale articolo lo allontana da Ruth e dalla sua famiglia e lo lega al contrario all'amico poeta, l'unico dal quale si senta compreso ed appoggiato. Dell’amico Martin riesce a far pubblicare un poema poco prima della sua prematura morte, testo che diviene subito un grande successo editoriale. E insieme al poema del suo unico, vero amico, a sorpresa viene pubblicato anche un saggio filosofico-politico di Martin, quando ormai lui stesso non ci sperava più dopo mille rifiuti.

E poi – siamo quasi davanti ad una sequenza cinematografica che velocemente ripercorre e riassume in pochi fotogrammi tanti eventi tumultuosi – tutto il mondo attorno a lui, e per lui, impazzisce.

Gli editori, che prima nemmeno leggevano i suoi scritti, fanno a gara per accaparrarseli e pubblicarli, rendendolo in breve ricco, oltre le sue necessità, tanto che, con generosità disinteressata, inizia a donare ad amici e parenti tanta parte del denaro all'improvviso guadagnato. E all'improvviso, come si era dileguata su impulso della propria famiglia, anche Ruth torna da Martin, dal "nuovo" Martin, ricco e di successo, e gli propone di fidanzarsi di nuovo e sposarsi, perché ora la sua famiglia non farebbe più obiezioni.

Ed è a questo punto che la parabola ha compiuto quasi del tutto il suo percorso. Perché Martin capisce definitivamente, e con la persona che più ha amato e voluto nella vita, che ciò che a (quasi) tutti coloro che lo circondano interessa è il suo successo, la sua popolarità, la sua ricchezza, il suo nuovo status di scrittore riconosciuto ed affermato. Queste le sue parole alla ragazza: “…se i miei libri non avessero avuto successo e comunque fossi proprio lo stesso che sono ora, tu te ne saresti rimasta lontana”. Martin comprende che quasi tutti coloro che lo circondano (tranne pochissime eccezioni) non sono minimamente interessati a lui, a cosa pensa, a cosa effettivamente ha scritto, a cosa ha detto o vuol dire ancora. Ciò che li interessa – Ruth compresa – è la nuova identità di Martin Eden scrittore di successo, come se questo fosse scindibile dal Martin Eden persona. Ma la persona non è un attore che recita un personaggio (lo scrittore), la separazione qui non è permessa.

La lascia andare quindi, definitivamente. E spezzando l’ultima corda che lo legava alla terraferma, si convince definitivamente a riprendere il mare, ad andare nei mari del Sud Pacifico dove, in un’isola già visitata in uno dei suoi viaggi passati, vorrebbe – o dice al lettore (cioè a noi) di volere – costruire una nuova vita.

La freccia sta cadendo a terra. In mare, nel suo mare, che lo ha fatto diventare uomo ancor bambino, Martin comprende infine la sua disperazione, il vuoto assoluto della sua anima, svuotata dalla fatica, dal dolore, dalla delusione, dalla solitudine. E, qui è obbligatorio citare London, “…nell’istante stesso in cui lo seppe, cessò di saperlo”.

Leggete il libro, e capirete anche voi ciò che Martin capì. Buona lettura.

[RECENSIONE A CURA DI VALENTINO]

Autore Jack London
Editore Newton Compton
Pagine 334
Anno edizione 2012
Edizione Collana Grandi tascabili economici
Lingua Italiano
ISBN-10(13) 9788854134515
Prezzo di copertina 4,90 €
Prezzo e-book 1,99 €
Categoria Contemporaneo - Attualità - Sociale - Psicologico