SINOSSI

Nel breve intreccio di strade di un popolare quartiere parigino dove i nomi delle vie hanno il sapore delle favole (rue Bleue, rue de Paradis), l'adolescente Momo vive con un padre sprofondato in una silenziosa e fosca depressione. Nello stesso quartiere vive anche monsieur Ibrahim, l'unico arabo in una via "ebrea", titolare della drogheria dove Momo si reca a fare la spesa quotidiana e non esita ogni tanto a sgraffignare qualche scatoletta di conserva... "È solo un arabo, dopo tutto!" pensa Momo, e, con suo grande stupore, il vecchio Ibrahim sembra leggergli nel pensiero: "Non sono arabo, vengo dalla Mezzaluna d'Oro". Così comincia la storia d'amicizia, intessuta di ironia, candore e profonda saggezza, del ragazzo ebreo e dell'anziano "arabo" nell'incanto di un angolo di mondo nel quale le puttane sono belle e cordiali e si accontentano di un orsetto di peluche in cambio dei loro favori e dove, come portata da un sogno, compare addirittura Brigitte Bardot. Come in una favola o un apologo che non pretende di dare lezioni morali ma soltanto proporre un sogno da decifrare, i due protagonisti si incamminano verso il grande mondo, acquistano un'auto che nessuno dei due sa guidare e si dirigono verso Oriente, oltre Istanbul, verso una libertà che li fa inerpicare verso l'alto, guidati da quell'arte di sorridere alla vita racchiusa nei preziosi fiori del Corano.

RECENSIONE

"A undici anni ho rotto il porcellino e sono andato a puttane". Cosa aspettarsi da un libro con un incipit così? La predisposizione d'animo verso la lettura cambia, leggi dei personaggi e in così poche pagine senti già di esserti affezionata. Mosè, un ragazzino ebreo, che diventerà Momo, non ha una vita facile. Abbandonato dalla madre, vive in un quartiere parigino, la Rue Bleue, pieno di luce e colori ma lui è costretto a vivere in una penombra, non solo nel cuore ma anche nella vita, a casa del padre, un avvocato. Padre presente ma assente, legato al passato, che non fa altro che paragonarlo, costantemente, azzerandolo e annullandolo, al fratello maggiore Popol, andato via con la madre. Momo vive una vita senza affetto, lui diventa il suo unico punto di ritrovo. È commovente il modo in cui Momo cerca disperatamente amore iniziando dalle prostitute.
Va tutti i giorni dal droghiere, l'arabo Monsieur Ibrahim, a fare la spesa, dove decide di rubare qualche scatoletta per cercare di riuscire a far quadrare i conti con i pochi soldi concessi dal padre. Lì inizia qualcosa che cambierà la vita ad entrambi. Monsieur Ibrahim si scopre non essere un arabo, ma un musulmano, soprattutto scopriamo una persona felice, serena, allegra e con il sorriso sempre in bocca nonostante tutto. Monsieur Ibrahim si ritroverà a raccogliere i cocci della vita del ragazzo, per lui diventato Momo, e darà un senso a tutto, insegnando la chiave della felicità a Momo attraverso l'arte del sorriso. Monsieur Ibrahim dice sempre di conoscere ciò che c'è nel suo Corano, che assomiglia più che altro una metafora per indicare cosa si conosce e si vuole per sé stessi, ciò che siamo e sentiamo dentro di noi. Questo breve libro non è una semplice storia di amicizia ma qualcosa di più che varca i limiti e ci porta a scoprire il rispetto e l’accettazione dell'altro, la tolleranza e la curiosità delle varie culture e religioni, la positività nella vita, l'affetto e l'importanza di un sorriso. Poche pagine ma piene di intense emozioni, avvolte da una foschia poetica, con toni delicati e alle volte crudi. È sbalorditiva la semplicità con cui sentimenti così intensi e pensati siano mascherati con così tanta semplicità e leggerezza.

[RECENSIONE A CURA DI KATYA]

Autore Eric-Emmanuel Schmitt
Editore E/O
Pagine 123
Anno edizione 2009
Edizione Tascabili e/o
ISBN-10(13) 9788876418464
Prezzo di copertina 9,00 €
Prezzo e-book 7,99 €
Categoria Contemporaneo - Attualità - Sociale - Psicologico