SINOSSI

Negli ultimi anni assistiamo sempre più di frequente al fenomeno di attrici, cantanti e celebrità che proclamano la loro adesione al femminismo; contemporaneamente, sui social network e sui mass media sono sempre più all'ordine del giorno gli scandali legati alle molestie e le campagne contro i comportamenti sessisti. Ma qual è esattamente la natura di questo «femminismo» che tanto spesso viene chiamato in causa? Davvero basta condannare gli abusi sessuali e credere nel semplice principio che le donne hanno gli stessi diritti degli uomini, per potersi dichiarare femministe? In questo pamphlet, l'intellettuale americana Jessa Crispin ci mostra come il femminismo moderno, nel suo sforzo di essere il più inclusivo e universale possibile, abbia perso la sua carica rivoluzionaria, la capacità di legare la lotta per l'emancipazione femminile a una più ampia battaglia per il rovesciamento dello status quo, e come dietro il cosiddetto girl power si celi in realtà l'accettazione degli stessi valori del sistema patriarcale che crea l'ingiustizia e le disuguaglianze: il denaro, il potere, la sopraffazione del più debole in nome della realizzazione di sé. Recuperando le teorie del femminismo del Novecento, "Perché non sono femminista" tenta invece di immaginare nuovi valori e nuove pratiche per costruire un progetto completamente diverso, insieme collettivo e radicale: «una rivoluzione totale in cui alle donne non sia semplicemente permesso di partecipare al mondo come già è, ma in cui siano parte attiva nel riformarlo».

RECENSIONE

Dopo un periodo in cui "femminista/femminismo" erano praticamente delle parolacce, abbiamo assistito recentemente ad una riabilitazione di questa terminologia. Tutte le donne sono chiamate a dirsi femministe. E anche qualche uomo si definisce femminista. Ma che cos'è il femminismo? Qual è il suo vero significato? Jessa Crispin si interroga su questo e sul valore del cosiddetto femminismo universale, un movimento che abbraccia tutte e tutti, ma che sembra più che altro rivolto ad attaccare casi singoli e vergognosi, che porsi su un piano del cambiamento radicale. Non è facile leggere questo saggio se non si hanno basi del pensiero femminista e se non si conosce (almeno a grandi linee) la seconda ondata femminista che, secondo l'autrice è stato ed è uno spauracchio, ma che ha avuto il merito di indagare sul comportamento femminile all'interno del patriarcato (e non dell'oppressione delle donne nelle patriarcato).  Ho deciso di leggere questo saggio perchè avverto che esiste un femminismo di comodo, un femminismo che giustamente rifiuta l'abuso di potere e la disuguaglianza, ma che non si interroga realmente sulla relazione tra i generi e sul come noi stesse generiamo e alimentiamo i rapporti di forza all'interno di questa. Ho trovato tante ottime riflessioni in questo saggio, ma nessuna alternativa se non "essere pericolose". Si accenna vagamente al senso di comunità, e ai valori sociali della compassione e della solidarietà, ma non a quali potrebbero essere le alternative per alimentare questi nuovi comportamenti e ribaltare la scala valoriale. E poi ho trovato un grande assente: l'uomo. La Crispin lo lascia fuori e secondo me è un grande male. Può il femminismo rivedere le relazioni di genere senza l'altro genere?

[RECENSIONE A CURA DI ILARIAANGELICCHIO]

Autore Jessa Crispin
Editore Sur
Pagine 133
Anno edizione 2018
Edizione BigSur
ISBN-10(13) 9788869981173
Prezzo di copertina 16,50 €
Prezzo e-book 9,99 €
Categoria Realistico - Cronaca - Saggi - Biografia