SINOSSI

Aurora del Valle è una giovane donna che, alla soglia dei trent'anni, deve affrontare il tradimento dell'uomo che ama. Catapultata in una situazione emotiva insopportabile, cerca di venirne a capo recuperando la memoria del suo passato e, in particolare, di alcune fasi della sua vita che le sono rimaste sempre oscure. Ripercorriamo così, a partire dalla sua nascita nel 1880, una storia avventurosa, centrata attorno al personaggio della nonna paterna, Paulina del Valle, che le apre, quasi per caso, il mondo della fotografia.

RECENSIONE

Prequel del celeberrimo "La casa degli spiriti". Sebbene questo secondo capitolo possa essere letto a sé stante, ad ogni modo per apprezzarne meglio i rimandi, è bene inserirlo nella lettura dell'intera trilogia.
L'Allende riprende l'interrotta narrazione della famiglia Del Valle, che abbraccia più di un secolo di storia. ElizaSommers la protagonista del precedente "La figlia della fortuna" lascia presto la scena alla nipote Aurora. Figlia di tutti e di nessuno, crescerà prima con i nonni materni, di cui manterrà un vago e inconscio ricordo, poi con la maestosa nonna paterna. E' infatti quest'ultima a monopolizzare l'attenzione per la maggior parte del romanzo. L'autrice ormai nota per la maestria nella caratterizzazione dei personaggi, raggiunge qui il suo picco. Nonna Paulina è una donna eccentrica e anticonformista, che fa inevitabilmente parlare di sé. Scordatevi le signore posate e rispettose del galateo "alla Jane Austen"! Pur essendo una donna di metà Ottocento, è lei a tenere le redini economiche del capitale familiare. Appare come un mercante agguerrito e spietato, con un innato fiuto per gli affari. Nel suo personaggio si mescolano sentimenti forti e talvolta esagerati: dalla spregiudicatezza di certe idee ed affermazioni - per nulla consone al genere femminile dell'epoca - all'infantile rancore per un tradimento ormai remoto. La donna vive nello sfarzo e nel lusso, sempre adornata di eccessivi orpelli e gioielli, ad ostentare la grandezza del suo status sociale, di cui si compiace e a cui fatica a rinunciare. E' questa ingombrante figura, nel senso letterale del termine, ad accompagnare la piccola Aurora durante l'infanzia.
La nipote invece, che dovrebbe ricoprire il ruolo della vera protagonista, è presente solo come voce narrante nella prima parte. Eppure anche nella seconda parte, dove appare in scena, è un personaggio scialbo e timido a confronto degli altri personaggi femminili. Cattura uno sfumato interesse la sua passione per la fotografia, che diventerà il suo modo di guardare alla realtà del mondo. Anche se appare inverosimile che una ragazzina viziata dalle agiatezze, che scappava dai collegi, che si rifiutava di studiare, di punto in bianco riesca a raccogliere tutta la sua costanza e dedicarsi anima e corpo ad un progetto così ambizioso.
In generale, sebbene Aurora alla fine mostri il lato più coraggioso, non facendosi sopraffare dalla casualità delle circostanze e riprendendo in mano le redini del proprio destino, tuttavia il personaggio non convince totalmente. Ciò è dovuto forse al fatto che è circondata da donne che troneggiano nella loro grandezza d'animo: dalla pragmatica Nonna Paulina, alla proto-femminista Nivea che si batterà per il suffragio femminile, all'educatrice Matilde Pineda, una fervente socialista.
Come in altri romanzi dell'autrice, anche in questo caso vi sono singole figure maschili che riscattano il genere dai ruoli deboli e meschini precedentemente affibbiatole. Il personaggio di Severo, padre "di fatto" di Aurora, che si arruola nell'esercito per difendere i diritti, senza paura di morire, si contrappone alla meschina figura del padre biologico Matìas (figlio di Paulina), un dandy annoiato della vita sempre in cerca di eccessi e trasgressioni. Il maggiordomo Freidrick Williams, fedele servitore che conquisterà onestamente l'affetto della famiglia è contrapposto a Feliciano Rodriguez, marito di Paulina, uomo assente e adultero. Ed infine Diego Dominquez, futuro marito di Aurora, contadino rozzo e disinteressato alla moglie è riscattato dalla figura del dottor Ivan Radovic, intellettuale compassionevole e sensibile.
La narrazione dei personaggi diventa complessa e le divagazioni si allungano, tanto che spesso si ha l'impressione che la matassa non si dipani più, ma poi l'Allende mostra la sua bravura a sbrogliare i fili e incastonare ogni piccolo dettaglio nel disegno complessivo della trama. Nulla rimane in sospeso, ogni personaggio trova il suo posto nella fitta genealogia e nell'accidentato corso degli eventi.
E' sempre un piacere ritrovare l'Allende, che ci ha abituato al suo narrare lento e ad ampio respiro, che abbraccia molte generazioni. E' apprezzabile inoltre il potpourri di etnie e paesaggi: dal quartiere di China Town alla San Francisco aristocratica, dalla nobiltà cilena alla miseria delle campagne, senza dimenticare un salto nella vicina Europa. La descrizione minuziosa dei personaggi e delle ambientazioni è degna di una cinepresa, ma di più dell'"occhio cinematografico" vi è un delicato tratteggio dell'animo dei personaggi, soprattutto quelli femminili.
Nel complesso, un'eccellente saga familiare nel solco della tradizione cilena, tra amori passionali e impossibili, genitori persi e ritrovati, guerre, affari e tracolli finanziari.

[RECENSIONE A CURA DI ALTEA]

Autore Isabel Allende
Editore Feltrinelli
Pagine 267
Anno edizione 2002
Edizione Collana I Narratori
Lingua Italiano
ISBN-10(13) 9788807016011
Prezzo di copertina 16,53 €
Categoria Classico - D'ambiente - Storico