SINOSSI

"Ci sono stati altri casi di malattia mentale nella vostra famiglia?". Comincia così, con la domanda di un assistente sociale dello Yorkshire, questo commovente viaggio interiore di Alan Bennett. Siamo nell'istituto psichiatrico dove l'anziana madre è stata ricoverata per una grave forma depressiva - così almeno viene definita. Comunque sì, ci sono stati altri casi in famiglia, ma lui non lo aveva mai saputo. È il padre a svelare per la prima volta, in un atto burocratico e liberatorio, la fine drammatica e segreta del nonno di Bennett, e a indurlo a esplorare le storie nascoste e dimenticate degli altri parenti. Ma come si distingue la malattia mentale dalle manie, dalle fobie, dal silenzio, dall'infelicità? Da parte di uno scrittore che in passato non poteva "neanche togliersi la cravatta senza prima far circondare la casa da un cordone di polizia", un libro come questo è un dono inaspettato. Solo di recente, infatti, Alan Bennett ha sentito il bisogno di dedicarsi a quell'attività vagamente disdicevole che è lo scrivere di sé. Cambiando tonalità, forse, rispetto agli scritti esilaranti e feroci che gli hanno dato la celebrità, ma sempre con lo stesso sguardo acuminato e instancabile. Uno sguardo di un'onestà dolente, poco caritatevole soprattutto verso le sue manchevolezze. E l'umorismo? Sotteso - o forse sospeso - in ogni pagina come uno strumento di interpretazione insostituibile, col quale ci si può destreggiare anche fra le tragedie della vita.

RECENSIONE

Una vita come le altre, è un romanzo biografico, dove lo scrittore si mette a nudo e ci racconta la sua vita, partendo dalla sua infanzia e concentrandosi su ciò che l'ha colpito maggiormente, la malattia della madre, una malattia particolare che all'epoca fu scambiata per depressione, poiché non riuscivano a capirne la causa ma che in realtà era una forma di demenza senile. Nel corso del romanzo scopriremo altri scheletri nell'armadio di questa "semplice" famiglia, che neanche lo scrittore aveva mai saputo, ciò che la malattia della madre non era l'unico caso in famiglia, e che la tragica fine del nonno è appunto riconciliabile con tale patologia.

Una critica che gli si può fare e che non ha approfondito sul serio la sua storia, ma ce la fa vivere in un modo a mio avviso un po' troppo superficiale, ci fa conoscere i suoi genitori, l'amore che li legava, rendendo il tutto più un omaggio alla loro storia, al loro modo di rendere commedia quella tragedia che li ha colpiti. Piccoli gesti quotidiani che si modificano e che si evolvono con il cambiare dei tempi. Bennett è uno spettatore, una voce esterna che può risultare anche falsante, ci racconta senza mai soffermarsi troppo a lungo e senza mai entrare veramente in fondo nella storia della sua vita.

In conclusione una storia che mi ha lasciato un po' cosi, un buon libro ma che poteva rendere molto di più se si fosse soffermato di più nel raccontarsi.

[RECENSIONE A CURA DI MSTESYM]

Autore Alan Bennett
Editore Adelphi
Pagine 172
Anno edizione 2010
Edizione Fabula
Lingua Italiano
ISBN-10(13) 9788845925474
Prezzo di copertina 17,00 €
Prezzo e-book 9,99 €
Categoria Realistico - Cronaca - Saggi - Biografia