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Quando mi viene chiesto quali sono i miei autori preferiti, tra gli altri cito Harry Mulisch ed immancabilmente mi sento rispondere, con aria accigliata: "… Chi?!?". Oggi voglio quindi omaggiare e ricordare lo scrittore, deceduto il 30 Ottobre scorso nella sua casa di Amsterdam all’età di 83 anni, che ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti internazionali ma che in Italia è sempre rimasto molto poco conosciuto.

Considerato un esponente di grande rilievo della letteratura europea contemporanea, è stato addirittura affiancato, dalla stampa americana, a Omero, Dante e Goethe, ed è stato candidato più volte al Premio Nobel per la Letteratura.
Nato ad Haarlem nel 1927, figlio di madre ebrea, scampò alla deportazione nei campi di concentramento grazie al fatto che il padre, austriaco emigrato in Olanda dopo la Prima Guerra Mondiale, lavorava in una banca che si occupava, tra le altre cose, anche di beni confiscati agli ebrei e dunque collaborava con i nazisti. Tutta la sua vita è rimasta segnata dall’esperienza della Seconda Guerra Mondiale, fatto che appare in tutta evidenza leggendone le opere, tanto che lo stesso Mulisch ha dichiarato "Io sono la Seconda Guerra Mondiale".
Nei suoi cinquant’anni di produzione, ha scritto oltre 70 tra romanzi, raccolte di poesie, opere teatrali e saggi. I suoi romanzi sono pregni di riflessioni ed argomentazioni che vanno dalla politica alla filosofia, dalla teologia all’astronomia, dalla mitologia greca alla mistica ebraica: temi che dimostrano lo spessore culturale ma anche la bravura dello scrittore, che riesce ad inserirle magistralmente nella trama senza appesantirla. Il tutto unito ad uno stile brillante, sagace, a tratti ironico, che insegna e racconta senza mai annoiare. Il successo è arrivato piuttosto tardivamente con "L’attentato" (1982), romanzo ambientato nell’Olanda occupata dai Nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale, che ha venduto, in pochi mesi, oltre 200.000 copie e da cui è stato tratto l’omonimo film, vincitore di un Premio Oscar e di un Premio Golden Globe. Tra i romanzi imperdibili dello scrittore, si ricordano anche "La procedura" (1999), che racconta di chi sfida il mistero della vita con da un lato la creazione del golem nel Cinquecento e dall’altro una scoperta di laboratorio dei giorni nostri, e "Siegfried" (2001), definito "un MeinKampf parodiato" (qui la recensione). Il libro che l’ha reso celebre e definitivamente consacrato è il monumentale "La scoperta del cielo" (1992), nominato nel 2007 miglior romanzo olandese di tutti i tempi: novecento pagine di misticismo tra cielo e terra, ma anche storia di una grande amicizia, di viaggi, di misteri. Importante è, poi, il suo reportage sul processo al nazista Karl Adolf Eichmann "Il caso 40/61" (1962). Purtroppo, non tutte le opere sono disponibili in traduzione italiana, e le disponibili sono – per giunta – di difficile reperimento… ma vi assicuro che anche doveste faticare a trovarle, varrà la pena di leggere e conoscere il grande Harry Mulisch.

(articolo a cura di Elisa Gelsomino)

 

Ritratto d'autore di Harry Mulisch