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Il Libro del Mese di Maggio 2017, Le braci, ci porta tra le impervie foreste ungheresi a cavallo tra Ottocento e Novecento, un periodo in cui quell'area d'Europa subiva notevoli trasformazioni politiche. La storia dell'Ungheria, a parte la triste chiusura delle frontiere degli ultimi anni nei confronti dei profughi siriani che fuggono dalla guerra, è sempre stata una storia di multi-etnia ed inclusione, che è riuscita ad avere insieme la forza di costruire una grande identità culturale e nazionale.

Le vicende storiche ungheresi dell'età antica seguono, come per la maggior parte degli Stati europei, i trascorsi dell'Impero Romano, che assoggettò l'area occidentale del Danubio sin dal I secolo a.C. I Romani chiamavano quel territorio Pianura Pannonica e i suoi abitanti Pannoni. Questi restarono soggetti agli imperatori romani fino al V secolo d.C., quando il crollo della parte occidentale dell'Impero aprì le porte anche in Pannonia all'ingresso di popoli provenienti dall'esterno, cosiddetti barbari (oggi verrebbero definiti col termine più generico e meno dispregiativo di migranti).

La Pannonia fu conquistata e divisa da vari popoli che vi si insediarono giungendo da Oriente e Settentrione. La situazione politica ritrovò una sorta di stabilità solo sul finire dell'VIII secolo, quando Carlo Magno la conquistò ed annesse al suo regno, che la notte di Natale dell'anno 800 fu innalzato al rango di impero. La caratteristica di un impero è appunto quella di essere composta da più regni, ognuno dei quali porta davanti all'imperatore la sua particolarità e la sua identità. Carlo mantenne unito e prospero il suo impero fino alla morte, ma il figlio Ludovico il Pio non fu altrettanto lungimirante e, secondo le usanze del diritto feudale in vigore a quei tempi, suddivise il possedimento imperiale per darne un pezzo a ciascuno dei suoi tre figli, gettando il seme di quello che in seguito sarebbe stato il sorgere delle Nazioni come le conosciamo oggi.

La parte orientale dell'impero carolingio toccò a Ludovico il Germanico e prese il nome di Regno Teutonico. Questo regno si trovò a convivere con tutte le realtà preesistenti del territorio (l'impero di Carlo Magno, durato meno di mezzo secolo, non aveva avuto il tempo di creare unità tra tutti gli abitanti del vasto possedimento). La debolezza del regno di Ludovico, unità alla coesistenza con l'impero bulgaro e con altri piccoli regni di origine slava, provocarono il progressivo passaggio della Pannonia sotto il dominio degli Ungari, un popolo originario degli Urali che si stabilì lungo le rive del Danubio sul finire del IX secolo sotto la guida del capo Arpad. Questo episodio segno l'effettiva svolta storica per quel territorio, in quanto gli Ungari, pur convivendo tranquillamente con gli autoctoni, portarono con sè una fortissima identità di popolo che, a poco a poco, divenne l'identità nazionale, tanto che nell'anno 1000 fu eletto un primo re unico d'Ungheria, Stefano.

La dinastia regnante, chiamata degli Arpadi dal nome del condottiero Arpadi, regnò in Ungheria fino all'inizio del XIV secolo. Questo fu l'unico periodo in cui in Pannonia si affermò un'identità nazionale unica, favorita in questo senso dalla conversione al Cristianesimo operata da re Stefano, il quale in seguito fu anche canonizzato dalla Chiesa cattolica. Alla fine della dinastia degli Arpadi, il regno passò sotto il dominio di numerose famiglie straniere, tra cui Angiò e Aragona, che portarono ognuno le proprie caratteristiche e che spesso modificarono leggi e tradizioni. Tuttavia l'identità nazionale ungherese, nonostante una storia fatta di popoli diversi e dominatori stranieri, è rimasta sempre forte, tanto da costringere i dominatori austriaci, durante il XIX secolo a riconoscere l'Ungheria come regno a parte all'interno dell'impero asburgico, come ricordano a più riprese anche il generale e Konrad nel libro del mese.

(articolo a cura di Francesco Isidoro Gioia)

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