Si sa, l’inizio del nuovo anno è il periodo in cui i mass-media redigono le classifiche dei libri più belli dell’anno passato. Sono sempre stata scettica nei confronti di questo genere di classifica, che non ha parametri oggettivi di riferimento: spesso capita, infatti, di trovarcisi in disaccordo, chiedersi come diavolo hanno fatto a mettere tal libro al primo posto e non inserire invece tal altro in classifica. Però-però-però, capita, girovagando per la rete, di incappare in una soggettivissima "Classifica dei libri più vomitevoli del 2010", che non si può fare a meno di leggere, anche solo per sorriderci un po’ su.

L’autore, Morgan Palmas, ideatore del blog "Sul romanzo", racconta che il 2010 è stato anno di sfortunate letture (testi "opinabili, confutabili, ridicoli, gli aggettivi sceglieteli voi"), spiegando poi: "So che è politicamente scorretto, per utilizzare un’espressione abusata, ma per capirci subito; qualcuno ha fatto notare che parlare di "vomito" sia poco nobile, ci sono persone dietro le quinte, professionisti, ore di lavoro, ecc. Giusto, vero. Eppure la qualità letteraria, per come almeno io la intendo, va oltre, varca confini di perbenismo, dovrebbe essere giudicata per quella che è, senza convenevoli o prudenze castranti".
Da qui quindi muove l’idea di questa irriverente "classifica a puntate", partita due giorni fa dalla decima posizione ("Tre" di Melissa P., per la cronaca) e che ci accompagnerà per altri nove mercoledì, sino ad arrivare a lui: il libro più vomitevole del 2010. Avete qualche idea in proposito, cari amici lettori?

Blog "Sul romanzo" di Morgan Palmas.

 

(articolo a cura di Elisa Gelsomino)