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Non vi è occasione migliore per tracciare una breve storia del "libro", inteso come supporto di scrittura, se non la lettura del Libro del Mese di Luglio 2017, Non avere paura dei libri. Quest’oggetto, il libro, che tanto caratterizza le nostre vite, ha subito un'evoluzione profonda nel corso della storia, che l'ha portato ad assumere diverse forme: componibile, arrotolato, rilegato, ecc.

Se la "lingua", in quanto parola, è nata contemporaneamente all'uomo, in virtù della sua necessità di comunicare, la scrittura è stata un prodotto dell'ingegno umano, sorto nel momento in cui se ne è sentita la necessità, per tramandare, lasciare una testimonianza. Il primo metodo utilizzato dagli uomini fu il disegno, cioè la mera riproduzione dell'immagine che si voleva perpetuare, come avveniva ad esempio per i graffiti rupestri, testimonianze indiscutibilmente preziose per la storia dell'evoluzione dell'uomo. Il messaggio da trasmettere si fece presto ben più complesso rispetto a un disegno e per questo furono inventati a poco a poco segni grafici che non riproducessero le immagini, bensì i suoni di ogni parola e poi, col tempo, di ogni singola lettera (questa differente evoluzione delle origini della scrittura si può notificare nei "disegni" degli alfabeti orientali o di quello egizio, fatti d’ideogrammi e immagini, e nei grafemi degli alfabeti occidentali, come il nostro, quello greco, quello cirillico, dove ogni simbolo riproduce invece un suono).

L'arte della scrittura si affinò sempre più e cominciò a produrre la necessità di trovare un supporto migliore delle pareti delle grotte o delle tavolette di cera incise, grande vanto di famose biblioteche del passato come quelle di Ebla e Alessandria, utilizzate nel mondo latino dagli insegnanti e dai mercanti, che approfittavano della possibilità di poterle cancellare e riscrivere, come avviene oggi ad esempio con le lavagne a scuola. Il primo supporto di scrittura atto a conservare nel tempo fu dunque il papiro, realizzato lavorando le foglie dell'omonima pianta tipica del basso Mediterraneo, soprattutto dell’Egitto. Ogni volta che si realizzava un foglio di papiro, questo era legato al foglio successivo, fino a raggiungere la lunghezza desiderata. Nasceva così il rotolo (rotulus), che veniva conservato appunto arrotolato proprio per via delle grandi dimensioni che poteva raggiungere.

Il papiro restò in auge a lungo nel mondo antico come supporto di scrittura, ma presentava qualche problema: l'uso lo rendeva facilmente deperibile e in più la coltivazione della pianta da cui prelevare le foglie non era molto semplice, a causa della necessità di un particolare clima caldo umido.  Intorno al II secolo d.C., perciò, si cominciò a valutare la possibilità di un cambiamento e dal mondo vegetale ci si concentrò su quello animale. Le pelli degli animali spesso erano marchiate e segnate, per motivi di mercato o di proprietà, quindi perché non utilizzarle come supporto di scrittura? Fu così che il papiro fu gradualmente sostituito dalla pergamena, realizzata conciando le pelli degli animali. Va da sé che un mercante, per i suoi conti, usasse pergamene ricavate dalle dure e scure pelli del montone, mentre uno scriptorium monastico che voleva regalare a un imperatore una copia del Vangelo lo realizzasse su pelli di vitello o agnello, che dopo la lavorazione risultavano chiare e non troppo dure al tatto (la migliore pergamena era quella detta virginea, ricavata dalle pelli dei vitelli abortiti, preziosa e rarissima).

Tutto il Medioevo fu caratterizzato dalla pergamena, come supporto scrittorio, anche se si riscontrano esemplari di papiro ancora fino al IX secolo, soprattutto nel Sud Italia. La rivoluzione apportata dalla pergamena fu, tra le altre, anche la possibilità di piegare i fogli e realizzare il libro come lo concepiamo noi oggi, il cosiddetto codice. Tuttavia la scrittura, così come la cultura in generale, era prerogativa di pochi, soprattutto monaci ed ecclesiastici. Il vero cambiamento si ebbe quando, nel XV secolo, l'orafo e tipografo Johannes Gutenberg inventò una macchina capace di imprimere i segni grafici sulla pergamena in modo più veloce rispetto al lavoro fatto a mano dai monaci (amanuensi, appunto). L'invenzione della stampa fu il vero propulsore culturale del Rinascimento e portò la cultura a diffondersi e uscire dalle mura dei palazzi reali e dalle cattedrali.

S'inventò anche un nuovo supporto di scrittura, poiché la quantità di pergamene non era più sufficiente alla richiesta di libri da produrre, ora che la stampa aveva introdotto nel mondo le tipografie. Si scelse il ritorno al vegetale, di più facile reperibilità rispetto alle pelli animali: tramite un lavoro di tessitura, come avveniva anche per le vesti, si cominciò a produrre la carta, realizzata dagli stracci prodotti da tessuti. La carta soppiantò ben presto la pergamena che scomparve a partire dalla fine del XVII secolo, mentre fiorivano contemporaneamente importanti attività commerciali di settore in tutta Europa, come l'italiana cartiera di Fabriano, tra le più celebri al mondo. Caratteristica della carta era la filigrana, cioè il marchio di fabbrica diverso per ogni cartiera, ben visibile in controluce su ogni foglio.

Nell'era contemporanea il progresso tecnologico e in seguito, l'avvento del computer, hanno provocato un aumento impressionante di fogli stampati. Si è resa necessaria la produzione di un nuovo tipo di carta, realizzata dalla cellulosa degli alberi, mista ad altre sostanze, mediante processi chimici che se da un lato hanno aumentato la quantità di materiale, dall'altro ne hanno indebolita la struttura, rendendo il foglio di carta più fragile, meno resistente e dunque, a dispetto di quello per cui il supporto era stato inventato nell'antichità, meno duraturo.

(articolo a cura di Francesco Isidoro Gioia)

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