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Il Libro del Mese di Ottobre 2017, La foresta, si apre con uno scenario molto triste: la desolazione lasciata da una malattia virale che nella storia dell'umanità ha mietuto migliaia di milioni di vittime. Il vaiolo, patologia tra le poche dichiarate definitivamente scomparse, ha attestazioni antichissime ed il primo caso che possiamo ancora oggi osservare e studiare, quello del faraone egizio Ramses V, risale addirittura al XII secolo a.C.

Il regno di questo faraone è stato particolarmente travagliato e ha rappresentato un periodo molto difficile della XX dinastia, nonostante il giovane sovrano abbia regnato non più di quattro anni, morendo poco più che trentenne, proprio a causa del vaiolo, nel 1145 a.C. Il periodo storico non era certo dei più sereni in Egitto. Già la salita al trono di suo padre, il faraone Ramses IV, era avvenuta sotto auspici nefasti. Nel 1155, infatti, un manipolo di congiurati attentò alla vita del faraone Ramses III, il quale fu ferito alla gola e morì dopo pochi giorni. L'attentato era stato architettato da Tiye, una delle mogli secondarie di Ramses III, e per questo l'episodio è divenuto celebre col nome di Congiura dell'Harem. Il motivo era semplice: il faraone, avendo già superato la sessantina, si avvicinava alla fine del suo regno; l'erede naturale sarebbe stato il figlio primogenito legittimo, Ramses IV appunto, e non quello avuto da Tiye, chiamato Pentaur. Tuttavia, nonostante i congiurati fossero effettivamente riusciti ad eliminare il faraone, Ramses IV fu talmente efficace nella sua azione di repressione che poté instaurarsi sul trono dopo pochi giorni di scontri, scacciando tutti i nemici del suo trono. La congiura aveva dimostrato l'instabilità interna di un sovrano, che poteva facilmente essere eliminato dai suoi stessi parenti. Dopo la repressione armata, Ramses IV poté concentrarsi solo sui problemi dei confini, costantemente attaccati dai popoli della vicina Libia che cercavano di invadere l'Egitto superandone gli eserciti di difesa posti ai margini dello Stato. Il problema, però, passò presto nelle mani di suo figlio, Ramses V, il quale si trovò a salire sul trono dopo solo sei anni, poco abile e inesperto, tanto che proprio sotto il suo dominio i libici riuscirono a sconfinare penetrando le difese egizie che fino ad allora erano state sempre invalicabili. Ad aggravare la situazione fu la terribile gestione della finanza pubblica messa in pratica dal faraone, il quale aveva portato all'estremo l'esenzione fiscale per il clero tebano, sostenitore della famiglia reale, recuperando il denaro mancante con uno sfrenato aumento delle tasse sulla popolazione, tanto da donare agli studiosi dei secoli futuri uno dei primi esempi di documento catastale a fini fiscali della storia, un papiro di dieci metri oggi conservato presso il Museo Egizio di Torino. Come da prassi per tutti i faraoni, nonostante i numerosi problemi del suo regno, Ramses V diede ordine di cominciare gli scavi per la propria tomba, nella Valle dei Re. I lavori furono iniziati sin da subito, ma dopo poco tempo vennero interrotti perché gli operai erano terrorizzati dagli invasori libici, che si erano resi celebri per l'abitudine di bruciare vivi gli abitanti delle città sottomesse. La Valle dei Re era un luogo ameno ed isolato e non prevedeva una guarnigione armata a parte le guardie a sentinella del luogo sacro. Così, quando il vaiolo uccise il poco più che trentenne sovrano, nonostante le tassative regolamentazioni sull'imbalsamazione e i riti funebri che prevedevano l'inumazione entro settanta giorni dalla morte, il corpo del sovrano non fu seppellito che dopo oltre un anno, mentre era già sul trono suo zio Ramses VI, il quale a fatica riuscì ad arginare l'avanzata dei popoli libici. Il corpo di Ramses V abitò la propria tomba, nel frattempo ultimata seppur in maniera limitata, solo fino alla morte del suo successore, che diede ordine di usurparla all'atto della sua scomparsa, avvenuta nel 1136. Il corpo di Ramses V, nel suo sarcofago, fu trasferito in una sorta di tomba comune dove erano stati accomunati antichi sarcofagi di vecchie dinastie scomparse, salvezza per la mummia di Ramses V e fortuna per gli archeologi contemporanei, a partire da Victor Loret che la scoprì nel 1898. Gli studiosi hanno potuto così riscoprire intatto il reperto, rinvenendo senza ombra di dubbio le tracce del vaiolo sul corpo del faraone: il volto, infatti, era sfigurato da lunghi solchi e le guance erano completamente rovinate. Ma non solo vaiolo aveva ucciso il sovrano, vittima di un'ernia scrotale mai curata, nonostante le conoscenze mediche al riguardo fossero avanzate, come attestano altre mummie dello stesso periodo.

(articolo a cura di Francesco Isidoro Gioia)

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