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Marco Montemarano – dopo Acqua passata, La ricchezza (Premio nazionale di letteratura Neri Pozza) e Un solo essere – è tornato in libreria con Incerti posti (Morellini Editore). Lo abbiamo intervistato mentre prosegue il suo tour di presentazioni in giro per l'Italia, che lo vedranno il 26 ottobre a Milano, il 17 novembre a Torino e, due giorni dopo, a BookCity.

Il Club del Libro: Perché nel tuo nuovo romanzo i posti sono "incerti"?

Marco: I luoghi – la periferia romana, una prospera città del Nord Europa – sono tra i protagonisti del libro. Entrambi i personaggi li vivono con disagio, senza un radicamento, scorrendoci sopra come sul palcoscenico di una pièce teatrale, o meglio di una farsa.

Il Club del Libro: I due protagonisti sono un adolescente e un uomo di mezza età, entrambi in bilico e tormentati dal passato: Antonio non sa chi è suo padre, Matteo ha subito un trauma da bambino. Potremmo definire incerti – esistenzialmente – anche loro?

Marco: Proprio così. È come se a entrambi mancasse un tassello importante. Fino a un certo punto non si rendono nemmeno conto di cercarlo. Poi il loro incontro li obbliga a rimettere a posto le cose della loro vita. La differenza tra i due è che Antonio, l'adolescente, lo fa quando il suo processo di crescita è ancora all'inizio, e cioè a tempo debito. Nel caso di Matteo invece l’impresa sembra quasi disperata. Più che una riappropriazione nel suo caso si tratta di un inesorabile piano inclinato dagli esiti... incerti.

Il Club del Libro: Il tuo è il primo romanzo italiano a raccontare il parkour. Come sei arrivato all’idea di inserirlo in Incerti posti?

Marco: Per Antonio, il protagonista sedicenne, cercavo un fatto che lo separasse nettamente dal mondo degli adulti. Qualcosa che gli adulti non capiscono. Ho scoperto che la cultura adolescenziale del parkour, anche se non del tutto impermeabile al mondo adulto, è qualcosa che i genitori capiscono poco. Poi c'è l'elemento del movimento nello spazio. Il parkour, trovo, contiene in sé un elemento utopico molto affascinante: l'illusione di capovolgere le regole, di riformulare l’intero modo in cui l'essere umano occupa e percorre lo spazio.

Copertina del libro "Incerti posti" di Marco MontemaranoIl Club del Libro: I tuoi romanzi non sono mai ambientati solo in Italia e i tuoi personaggi spesso non vivono nel luogo in cui sono nati e cresciuti. Anche Incerti posti è ambientato tra Roma e una non meglio specificata città del Nord Europa. Quanto incide la tua esperienza di emigrante nelle storie che scrivi?

Marco: Moltissimo. In genere la parte italiana dei miei romanzi è spostata molto indietro nel tempo. In fondo dopo quasi trent'anni passati in Germania non sarei nemmeno capace di raccontare l'Italia di oggi.

Il Club del Libro: Per essere buoni scrittori occorre essere, prima di tutto, buoni lettori?

Marco: C'è un elemento di talento, certo. Il talento – il coraggio – di dire a volte le cose come nessuno le ha già dette. Con piccoli spostamenti, strappi nel tessuto delle standardizzazioni e banalizzazioni che la lingua opera in continuazione. Però questo talento si sviluppa anche e soprattutto attraverso l'esposizione alla lingua, agli spostamenti, agli strappi operati da altri scrittori. E quindi in definitiva leggendo. Soprattutto leggendo in profondità: non ne farei una questione solo quantitativa.

Il Club del  Libro: La mission de Il Club del Libro è "leggere, condividere, crescere", ti trovi d’accordo? Cos'è per te e come vivi la lettura?

Marco: Ah, se non ci fosse la lettura! A volte vivo giornate intere solo per il momento in cui potrò mettermi sul divano a leggere. Leggere è come viaggiare molto comodi. E poi è la più bella forma di pigrizia. Ciò che costringe un iperattivo come me a fermarsi. A volte mi trasformo in Gulliver, con i Lillipuziani – le figure del libro – che mi si arrampicano addosso. Poi non è facile scrollarmeli di dosso. Nella lettura un uomo diventa una montagna, un mondo. Sì, e poi condividere le letture, crescere insieme. E infine c'è un elemento di sacerdozio. Per leggere ti spogli, ti metti una sorta di saio, diventi umile.

Il Club del Libro: Per concludere, dicci di un libro sul tuo comodino, di un sogno nel cassetto e di uno scheletro nell'armadio.

Marco: Attualmente Manuale di conversazione, una raccolta di racconti di Achille Campanile. Il mio sogno nel cassetto è fare un viaggio, ma un viaggio di due, tre anni. Scheletri nell'armadio? Tu che vivi in Germania come me sai che in tedesco si dice “Leiche im Keller”, e cioè "cadavere in cantina". Ne ho moltissimi e sono tutti nei miei romanzi. Scrivo quasi solo per tirarli fuori dall'armadio o per riesumarli dalla cantina.

(articolo a cura di Elisa Gelsomino)

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