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È uscito da poco per Einaudi il saggio Nella mente di un terrorista, nel quale Luigi Zoja, psicoanalista di fama mondiale, a colloquio col giornalista italo-algerino Omar Bellicini, guarda al radicalismo islamista sotto una prospettiva inedita quanto utile a comprenderne i motivi profondi.

Quali sono le ragioni che spingono così tanti giovani ad aderire alla lotta jihadista?

Ci troviamo in un periodo di bulimia informativa, con i mezzi di informazione che funzionano da "gigantesco moltiplicatore di sospetti" e contribuiscono a propagare la paranoia di massa. Il divario (paranoico, appunto) tra percezione e realtà emerge in tutta evidenza da un unico dato statistico: la percezione della presenza musulmana in Italia è di cinque volte superiore alla realtà.

È indispensabile, dunque, cercare di migliorare il livello di comprensione del fenomeno terroristico: aiuta senz'altro, in tal senso, questo breve quanto denso saggio.

Attraverso la psicologia analitica di Carl Gustav Jung, teoria dell'inconscio che più di altre approfondisce il rapporto tra società e scelte individuali, viene sondato l'inconscio collettivo ma soprattutto si cercano di comprendere i perché dei terroristi. Con un monito: "Comprendere non è giustificare. Fa più rima con riflettere che con il verbo accettare. Tutto questo non si affronta dicendo che sono dei criminali e degli assassini. Lo sono, ma non è una definizione che dice granché: ammazzano, quindi sono degli assassini. Ma come ci sono arrivati? Da dove vengono? […] Bisogna capire cosa abbiamo di fronte".

Per tentare di rispondere a queste domande, Bellicini e Zoja in dialogo analizzano alcuni elementi ricorrenti tra i jihadisti, che riassumono in sé sia la cultura orientale che quella occidentale: la ricerca di un'identità forte, in una società priva di padri (intesi come coloro che guidano e pongono limiti) e di valori; la cupio dissolvi giovanile e la mistica della morte che fa dei kamikaze degli eroi.

Il fanatismo religioso è una risposta a tutto questo, anche nel caso dei foreign fighters – giovani musulmani di seconda o terza generazione che tentano l'integrazione, così come convertiti alla ricerca di realizzazione personale – e delle donne – che inseguono la parità.

E poi ci siamo noi, con la nostra paranoia di massa che tende a fare di tutta l'erba un fascio e della diffidenza una regola di vita. I concetti di ombra e proiezione sono di grande importanza nell'ambito degli studi junghiani, e di grande importanza sono pure nella comprensione delle nostre dinamiche inconsce. "Le persone proiettano sugli altri il male", spiega Zoja, e in particolare il male viene proiettato sul diverso.

Anziché provare la via del dialogo e dell'integrazione, si tende ormai all'isolamento, complice anche la tecnologia. Il web e i social network, nell'offrire "diritto di tribuna" a chiunque, hanno inoltre acuito e autoalimentato la nevrosi collettiva, poiché "la conferma reciproca annulla la coscienza dell'errore": se qualcun altro la pensa come me, allora ho ragione. Da qui alla deresponsabilizzazione il passo è breve.

La cura è una solamente: "La diffidenza si stempera solo con la conoscenza", conclude infatti lo psicoanalista. Mai come oggi e nella riflessione su un fenomeno di così grande attualità e preoccupazione, questo assioma può essere valido.

(articolo a cura di Elisa Gelsomino)

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