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Il Club del Libro, in occasione della Giornata della Memoria, ha intervistato Leonardo Niglia, vincitore dell'edizione 2016 del torneo letterario IoScrittore con il romanzo Angeli del conforto, che racconta il progetto nazista di eliminazione di disabili e malati mentali.

Il Club del Libro: Come è nata l'idea di ambientare il tuo romanzo nella Germania dei primi anni Quaranta, tempo e luogo così lontani dai tuoi?

Leonardo Niglia: La prima ispirazione è venuta senz'altro dalla visione dello spettacolo di Marco Paolini, Auschmerzen, dedicato proprio al progetto T4. La descrizione che Paolini ne fece, con la sua solita passione, è stata la scintilla che poi ha permesso a tutto il resto di bruciare. Ho deciso quindi di approfondire il tema e pian piano ho cominciato a delineare la struttura del romanzo e la sua protagonista. Fin dall'inizio ho deciso che si sarebbe trattato di una ragazza che avrebbe ragionato e vissuto nella sua epoca. Volevo descrivere quella che è la normalità del male. Quello che ho cercato di fare è stato provare a creare un personaggio, quello di Leni, che andasse al di là di ogni pregiudizio o stereotipo. È una persona normale, viva, che agisce in un determinato contesto. Lo stesso punto di vista, quello del monologo interiore, è funzionale al tipo di narrazione e all'impostazione che ho voluto dare al romanzo. Non è una confessione né un diario, solo un'istantanea del suo mondo, quello in cui crede, le persone che ama, il suo lavoro quotidiano.

CdL: La protagonista e voce narrante del romanzo, Leni, è un "angelo del conforto". Chi erano queste figure e quanto erano importanti nell'ambito dell'Aktion T4?

Leonardo: Leni è un angelo del conforto e, come altri all'interno del progetto, è solo un piccolo ingranaggio che permette al meccanismo di "funzionare". Tali figure sono realmente esistite, erano segretarie e dattilografe con il compito di scrivere false lettere alle famiglie dei pazienti "ricoverati" in queste strutture di sterminio. Nella logica del progetto, la loro azione era quasi terapeutica, di assistenza psicologica alle famiglie. Il messaggio era rassicurante e assolutorio: il vostro caro è arrivato, sta bene, lo cureremo nel migliore dei modi, non avete nulla da rimproverarvi. In questo modo, quando una seconda lettera arrivava alle famiglie per comunicargli la morte del figlio, del marito, dell'amico, la notizia della morte arrivava da lontano, clemente, vissuta quasi come un sollievo. In realtà, dai documenti che ho avuto modo di analizzare, il ruolo di queste figure era forse più marginale rispetto a quello di Leni, ma avevo bisogno, per esigenze narrative, che il mio angelo del conforto fosse maggiormente presente, in qualità di testimone, in tutto il processo di sterminio.

angeli del confortoCdL: Quanto è durato il lavoro di documentazione? Lo hai svolto prima o durante la stesura del romanzo?

Leonardo: Il lavoro di documentazione è andato di pari passo con la stesura del romanzo, che è durata due anni, due anni e mezzo. Inoltre il romanzo è stato scritto per blocchi e paragrafi e solo successivamente è stato "assemblato" così come i lettori lo possono leggere ora. Questo mi ha permesso di concentrarmi su aspetti diversi e di scrivere determinati passaggi, che avevano maggiormente bisogno di un approfondimento storico, in un secondo momento.

CdL: Leni è profondamente infelice e molto provata dall'esperienza che sta vivendo, ma non dubita mai della giustezza delle sue e altrui azioni. La prospettiva che tu offri è dunque particolare: quanto ti è costato, emotivamente, metterti nei suoi panni e dare voce a pensieri così terribili?

Leonardo: Non è stato certamente un romanzo facile da scrivere, e questo spiega anche il tempo impiegato nella stesura. Si trattava di imparare a ragionare, vedere le cose, vivere come una ragazza cresciuta sotto il nazismo, ma per cui il nazismo non fosse il male assoluto, ma solo una forma di organizzazione statale, con pregi e difetti, l'unica tra l'altro conosciuta dalla mia protagonista. Ecco perché, a mio parere, Leni non è né buona né cattiva. È semplicemente un essere umano che vive e agisce in un contesto. Immergersi nella vita di Leni, guardare con i suoi occhi, è stato terribile, ma anche un privilegio che solo la letteratura può dare. Il mio obiettivo principale, quello che ho sempre avuto fisso nello scrivere, è stato quello di essere verosimile, non artefatto.

CdL: La Giornata della Memoria, a tuo avviso, serve?

Leonardo: Assolutamente sì. Ma quello che servirebbe davvero è la cura quotidiana della memoria, di qualsiasi tipo. Non credo che la memoria sia semplicemente ricordo, né che, come i ricordi, possa essere falsata o selezionata. Rileggendo il testo in vista della pubblicazione, mi sono reso sempre più conto di quanto la storia di Leni sia paradigmatica di un certo agire umano e di come, banalmente, la malvagità che ha condotto ai campi di sterminio sia tutt'altro che eccezionale, ma assolutamente ripetibile in una società senza anticorpi, come poteva essere quella tedesca del primo dopoguerra. Come sta diventando, per certi versi, anche la nostra. C'è una frase nel romanzo che amo molto e, secondo me, rende bene l'idea di quel che voglio dire: "Le circostanze creano un destino che ci conduce inesorabilmente ad azioni colpevoli". La conclusione, forse un po' pessimistica, è che non c'è un antidoto al male, ma non per questo diventa inutile vaccinarsi.

(articolo a cura di Elisa Gelsomino)

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