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Mi sono avvicinata alla lettura ad alta voce come si fa con un esperimento. Il risultato è stato sorprendentemente piacevole, sia a leggere, di più ad ascoltare. Occorre però superare alcune resistenze in cui mi sono imbattuta durante incontri di lettura condivisa: la prima è che leggere sia un’attività che è meglio praticare individualmente per ricavarne le maggiori utilità, soprattutto sul piano cognitivo.

In realtà leggere ad alta voce conduce ad obiettivi differenti, in parallelo ma mai in antitesi rispetto a quelli della lettura individuale.

Sono soprattutto psicologi e psicoterapeuti che stanno dedicando molta attenzione a questa pratica sempre più diffusa e ai differenti benefici che ne derivano, fino a ritenerla una vera e propria pratica di salutogenesi, perché capace di attivare un notevole esercizio delle proprie abilità di adattamento in chi partecipa ad un gruppo di lettura condivisa.

La lettura ad alta voce piace e lo dimostrano i tantissimi circoli di lettori, più o meno organizzati, in Italia e all’estero, in cui chi ama leggere ha la possibilità non solo di farlo per sé stesso, come avverrebbe di consueto, ma soprattutto per gli altri. L’implicazione relazionale è stata la molla che ha fatto scattare il mio interesse verso questa pratica di lettura.

La lettura ad alta voce è innanzitutto comunicazione, o meglio relazione all’interno di un gruppo, che può essere molto eterogeneo. Può infrangere, per questo, anche profonde barriere generazionali o gap socio-economici, che difficilmente consentirebbero un incontro. Pensiamo per un momento a lettori adulti che leggono per i più giovani o, ancora, lettori di etnie o culture differenti da quelli che ascoltano. Il risultato è un momento di condivisione, di accettazione dell’altro, con tutte le differenze di cui è portatore, attraverso uno strumento di cultura per eccellenza qual è il libro, che di per sé ha un potenziale amplificato in termini di comunicazione tra gli uomini.

La lettura ad alta voce ha poche e semplici regole e chi legge non ha bisogno di essere un attore o aver fatto studi particolari. Non si tratta di una performance teatrale. Chi ascolta non è pubblico ma partecipa alla creazione di un momento unico, di uno stato d’animo collettivo e specifico, dato dall’incontro tra una rielaborazione vocale della pagina da parte di chi legge e l’emozione che questa è capace di ingenerare in chi ascolta, in quello specifico momento, in quel preciso istante temporale.

Si legge per sé una pagina, un breve estratto che ha colpito di più, per propria gratificazione, per rievocare l’emozione suggerita dalla lettura pregressa ed individuale, si legge per gli altri veicolando attraverso la propria voce, che è un canale di comunicazione molto intimo e personalissimo, la propria emozione, destinata spesso a generarne di nuove e diversissime in chi ascolta.

Il risultato, è sorprendente in termini di relazione che si stabilisce tra chi legge e chi ascolta, ma anche a lungo temine, per i benefici psicofisici che ne derivano.

“Donando la propria voce, il lettore crea un legame speciale, una presenza di ascolto, non invadente, una relazione rispettosa delle differenze, accettante” (cit. A. Sandalo, psicologo, psicoterapeuta, formatore, speaker - Lettura e salute).

(articolo a cura di Marianna De Stefano)

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