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Sabato 7 luglio a San Giorgio del Sannio (BN), si è tenuta la presentazione del libro di Luciana Borsatti, L'Iran al tempo di Trump, edito da Castelvecchi nel marzo di quest’anno.

Luciana Borsatti, laureata in Storia moderna e contemporanea all'Università di Venezia, giornalista, è stata Responsabile dell'Ansa ed ha lavorato come corrispondente dal Cairo e da Teheran. Ha scritto Le indemoniate. Superstizione e scienza medica, il caso Verzegnis (2002) e Oltre Tahir. Vivere in Egitto con la rivoluzione (2013).

All'incontro erano presenti Giuseppe Luongo, analista di Affari Esteri e Raffaele Mauriello, professore all'Università di Teheran ed esperto di Iran. E' stato interessante comprendere come il tema della descrizione degli avvenimenti politico-economici più recenti avvenuti in Iran, passi necessariamente per un quadro dello stato attuale dell'informazione italiana dall'estero.

Il libro di Luciana Borsatti offre interessanti chiavi di lettura su molti problemi attuali, com’è stato rilevato dai relatori, ed è un testo puramente giornalistico, perché attraverso l'esposizione di fatti accaduti sino al febbraio 2018, data in cui è andato in stampa, permette di valutare e considerare le varie questioni trattate.

In una cornice splendida, di un ospitale centro storico di un paese del Sannio, l'Autrice si è resa disponibile a rispondere alle numerose domande degli intervenuti, evidenziando così per sua stessa affermazione, l'esistenza di un profondo gap informativo da parte dei più sulla questione Iran.

Mi sono accorta nell'ascoltarla, di quanto ciò sia vero.

Luciana Borsatti ha evidenziato in più momenti dell'incontro, la necessità di fare informazione senza pregiudizi riguardo a un Paese, dal quale ci giungono notizie che subiscono spesso l'ingerenza degli Stati Uniti, potenza politica e mediatica, capace d’influenzare moltissimo l'informazione di ogni Paese.

Secondo il parere dell'Autrice, anche per l'informazione italiana sarebbero necessarie maggiori risorse, che consentirebbero l'invio di più giornalisti corrispondenti sul posto, fonte diretta delle informazioni sull'Iran, anziché come troppo spesso avviene, limitarci a tradurre delle notizie di provenienza terza, senza la possibilità di accurata verifica, stante l'imponente mole di lavoro per l'esiguo numero di professionisti dell'informazione sul territorio.

Lo scotto pagato, in termini di aderenza alla realtà della notizia, persistendo nella diffusione d’informazioni meramente tradotte di fonti altrui, è quello di rappresentare un Paese in chiave marcatamente "macchiettistica", per usare le parole della Borsatti. Il riferimento va al velo delle donne, argomento principe dell'informazione sull'Iran, per far passare un messaggio che vorrebbe la società iraniana come priva di ogni più basilare diritto della popolazione femminile, ma anche quello che ci riguarda più da vicino, di non avere una visione reale di un Paese, condizione necessaria per un’indipendente politica estera.

Una considerazione molto importante, alla quale Luciana Borsatti è giunta vivendo in Iran, sperimentando su se stessa i forti limiti dell’informazione italiana dall'estero.

Credo perciò, condividendo il pensiero espresso da Raffaele Mauriello, che L'Iran al tempo di Trump sia consigliabile leggerlo, perché costituisce un valido esempio di "informazione di prima mano" (cit. prof. R. Mauriello), non tradotta da altra lingua, su un Paese che potrebbe avere un ruolo chiave anche nello sviluppo della nostra economia. Il libro si offre come significativo contributo alla nostra democrazia.

(articolo a cura di Marianna De Stefano)

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