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Questa settimana la Rubrica Letteraria vi presenta una scrittrice di cui tutti voi, chi più chi meno, avrete sentito parlare ed avrete letto. Al Salone del Libro 2011, nella mostra “L’Italia dei libri” è stata inserita, insieme a personaggi quali Carducci e Pirandello, tra i 15 personaggi che più hanno influenzato, con le loro opere, la società in questi 150 anni di Unità d’Italia: lei è Oriana Fallaci.

 

Oriana Fallaci nasce a Firenze nel 1929, in pieno regime fascista, e viene coinvolta dal padre ad appena dieci anni nella Resistenza come vedetta e staffetta. Esordisce nel giornalismo a soli sedici anni, dapprima occupandosi di cronaca e costume, per poi passare ai reportage ed all’incarico di inviata speciale, prima donna in Italia a ricoprire tale ruolo. È proprio in qualità di corrispondente di guerra che si reca in Vietnam, in Medio Oriente e in Sud America, raccogliendo le esperienze vissute in libri come “Niente e così sia” e “Insciallah”. Quando le viene chiesto quali circostanze l’hanno formata, facendola diventare così dura e combattiva, lei risponde: “Prima di tutto il fatto di appartenere ad una famiglia liberale e impegnata politicamente. E poi, il fatto di aver vissuto durante l’infanzia i giorni eroici della Resistenza in Italia attraverso mio padre che ne era leader. E ancora, il fatto di essere fiorentina. Insomma, è il risultato di una certa civiltà e cultura. Comunque, a volte mi chiedo se il fattore più motivante non sia stato il fatto di essere nata donna e povera. Quando sei una donna, devi combattere di più. Di conseguenza, devi vedere di più e pensare di più ed essere più creativa. Lo stesso quando nasci povero. La sopravvivenza è una grande motivazione”. La Fallaci, nei suoi lavori, prende l’ispirazione anche dal suo vissuto personale (basti pensare a “Lettera a un bambino mai nato”, scritto dopo che ella stessa aveva perso un bambino, o a “Un uomo”, biografia del suo amato Alekos Panagulis), così come da temi di attualità (“Penelope alla guerra” e “Il sesso inutile” sul ruolo della donna, “Un giorno sulla Luna” e “Se il sole muore” sulle conquiste nello spazio). D’altronde, è stata la stessa Fallaci a dichiarare: “Ho iniziato con il giornalismo per diventare scrittrice”. Il fine della scrittura, per lei, è “una grande emozione, un’emozione psicologica o politica e intellettuale”; non crede nei critici, che vede come avvoltoi pronti a distruggere con un solo loro articolo l’opera di anni di duro lavoro: “i veri critici sono i lettori”… che l’hanno evidentemente “premiata”, visto che, con i suoi dodici libri, ha venduto venti milioni di copie in tutto il mondo! Accanto a reportage e romanzi, memorabili sono poi le sue interviste a importanti personaggi della politica e della cultura, di cui alcune raccolte in “Intervista con la storia”: Henry Kissinger, Giulio Andreotti, Yasser Arafat, Indira Gandhi, l’Ayatollah Khomeini, Muammar Gheddafi e molti altri. Sin dagli anni Cinquanta, la Fallaci soggiorna per periodi più o meno lunghi negli Stati Uniti, fino al trasferimento definitivo a New York nel 1990, quando comincia la scrittura di un romanzo, pubblicato postumo nel 2008, “Un cappello pieno di ciliegie”, in cui la scrittrice narra la storia della sua famiglia a partire dal 1779 e rimasto incompiuto (sarebbe dovuto arrivare sino a lei, ed invece si interrompe nel 1889) a causa degli avvenimenti dell’11 settembre 2001, su cui concentra gli ultimi cinque anni della sua vita. Proprio il fatto che per lei Firenze e New York fossero “le sue due patrie” la porta a prese di posizione molto dure – e spesso discutibili – nei confronti dell’Islam e del mondo arabo, espresse in numerosi articoli ma soprattutto nei due libri “La rabbia e l’orgoglio” e “La forza della ragione”, che hanno destato non poche polemiche. Così come spesso e volentieri questo suo carattere così forte, che affrontava qualsiasi cosa a muso duro e quasi “dall’alto”, è stato oggetto di polemiche e di giudizi poco lusinghieri nei suoi confronti, che la vedevano egocentrica, burbera, stizzosa. Fatto sta che, con la sua penna, Oriana Fallaci ha infiammato gli animi e fatto discutere, ma ancor più ha fatto sognare ed ha ispirato generazioni, che oggi conservano il ricordo di una grande giornalista e di una grandissima scrittrice.

(articolo a cura di Elisa Gelsomino)