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Quando nel 2010 abbiamo conosciuto Elisa sul nostro Forum, non avremmo mai potuto immaginare che oggi, a distanza di quasi dieci anni, ci saremmo trovati su queste pagine ad introdurre un'intervista che ha come protagonista proprio la nostra Caporedattrice! Eppure eccoci qua. Orgogliosi di presentare Elisa a chi ancora non la conoscesse e fieri di parlare del suo libro, "E lucevan le stelle", edito da Miraggi Edizioni. Un libro del quale consigliamo la lettura e sul quale, se vorrete, potrete avere maggiori delucidazioni direttamente dall'autrice che vi aspetta sul nostro Forum, dove è stato letto e discusso dalla Community. Nel frattempo, tramite questa intervista, vi presentiamo il lavoro di Elisa. Buona lettura.

Il Club del Libro: Solitamente quando una persona decide di mettere su carta dei pensieri è perché sente il bisogno di raccontare qualcosa. Da dove e come nasce "E lucevan le stelle"?

Elisa Occhipinti: "E lucevan le stelle" è un romanzo ispirato a una storia vera, quella di un'anziana signora tedesca (che non si chiamava Ulrike, come la mia protagonista, ma Brigitte). Mi sono trasferita in Germania nell'aprile del 2013, ci siamo frequentate, a dicembre lei è morta. Ho scoperto di più della sua vita solamente il giorno del suo funerale, ho iniziato a documentarmi e da lì ha preso forma il romanzo: un modo per elaborare il dolore, per rendere omaggio a una vita solo apparentemente come tante e, al contempo, per riflettere su temi per me fondamentali.

Scegliere come voce narrante un personaggio che non c'è più mi è sembrato malinconico ma una scelta importante. Perché questa scelta?

Ulrike racconta la sua vita mentre è in viaggio verso il luogo della dispersione delle sue ceneri. C'è chi ha definito questa scelta coraggiosa, per me è stata la scelta più spontanea e "giusta". La narrazione è avvolta di malinconia, ma in fin dei conti proprio questa è la forza di Ulrike: essendo morta (il corpo è cenere, ma l'anima è intatta), è libera dalle pulsioni umane, può guardare alla sua vita con maggiore distacco e disincanto, capire meglio cosa ha funzionato e cosa no, elaborare delusioni e rimpianti senza lasciarsi andare alla disperazione.

Ulrike, ancora bambina, è costretta a scappare da Danzica alla fine della Seconda guerra mondiale per sfuggire all'Armata Rossa. Tu sei partita dall'Italia per andare in Germania. Hai preso spunto dalla tua esperienza per raccontare i sentimenti di Ulrike? Come si vive in un Paese che sai non tuo?

Il timore, lo spaesamento, la ricerca d'identità sono sentimenti comuni a chiunque emigri, qualunque sia il motivo e il momento storico. La mia situazione però era molto diversa da quella di Ulrike e quindi, per mettermi nei suoi panni, mi sono servita per lo più di fonti come diari e saggi storici. Ulrike vive l'infanzia in una città che è un cumulo di macerie, ancora ragazzina si trova a vivere in una città che non la accetta e in cui non si sentirà mai a casa. Io, per fortuna, ho radici ben salde e questo mi ha aiutato anche nella mia vita in Germania. Oggi dico di avere due patrie, ma il percorso per arrivarci è stato tortuoso. Vivere all'estero mi ha reso una persona migliore, più umile ed empatica, e mi permette di vivere ogni giorno come una scoperta, un'avventura.

E lucevan le stelle

Ulrike dice: "la mia disillusione è stata la mia fortuna: ho sempre cercato di non lasciarmi andare all’amarezza e, anzi, di trasformare il brutto nel bello", questo dovrebbe essere un buon insegnamento per tutti. Tutti ci siamo ritrovati in questa situazione almeno una volta nella vita e spesso è difficile reagire come ha fatto il tuo personaggio. Come si fa a trasformare il brutto nel bello? È possibile? Come ci riesce Ulrike? Come dovrebbe riuscirci ognuno di noi?

Io ci provo sempre, anche se delle volte pare impossibile. Sono agnostica (lo si capisce anche dal romanzo, visto che nemmeno Ulrike sa cosa succederà alla sua anima, una volta che le ceneri saranno disperse in mare...), ma sono fermamente convinta che niente accada per caso. E in questa direzione cerco di guardare quando mi accade qualcosa di doloroso, quando qualcosa non va come vorrei. Pensando a diverse circostanze della mia vita, il "brutto" si è invariabilmente trasformato a distanza di tempo nel "bello": confrontarsi col dolore (passandoci attraverso o relativizzandolo) aiuta a capire chi siamo e cosa vogliamo, ci aiuta nella strada verso la felicità.

Hai trasmesso il tuo amore per la musica al personaggio di Ulrike? Che valore ha "E lucevan le stelle" nella storia?

Amo molto la musica e studio il violoncello da qualche anno. Ulrike non suona nessuno strumento ma è appassionata di opera, la "Tosca" di Puccini è la sua preferita. "E lucevan le stelle", che è tratta proprio da quest'opera, viene evocata spesso durante la narrazione e accompagna la protagonista fino all'ultimo saluto. Anche il contenuto dell'aria ben si collega alle vicende di Ulrike, soprattutto con i suoi ultimi anni di vita.

Cosa vorresti che i tuoi lettori capissero da questo tuo primo libro?

Con "E lucevan le stelle" non volevo solo raccontare la vita di una donna, ma anche la storia e la cultura di un Paese: volevo portare un pezzo di Germania in Italia. Anche per questo ci sono molte parole in tedesco, "spiegate" nelle note a piè di pagina. È per me una grande soddisfazione ricevere riscontri dai lettori, che mi dicono che la Germania è diventata loro più "familiare", che hanno abbandonato alcuni pregiudizi, scoperto qualcosa di nuovo e interessante.

Quanto credi che la tua esperienza quasi decennale con Il Club del Libro abbia influito sulla tua volontà di scrivere libri e in che modo?

La mia esperienza nel Club del Libro è stata fondamentale. Quando mi sono iscritta era il 2010, lavoravo in uno studio legale, studiavo Economia e leggevo nel tempo libero. Tutto quello che faccio oggi invece ha a che fare con i libri: è grazie al Club del Libro che ho capito cosa volevo fare davvero nella vita, che ho deciso di provare a fare della letteratura un lavoro. Paradossalmente, questo è stato possibile all'estero. Sto completando una formazione in Comparatistica e Italianistica, lavoro all'università alla cattedra di Letteratura Italiana, curo un progetto bilingue di educazione alla lettura, organizzo serate e presentazioni letterarie e, anche quando insegno italiano, ci metto sempre in mezzo qualche consiglio di lettura. Non esagero quando dico che, senza Il Club del Libro, probabilmente non avrei mai scritto "E lucevan le stelle".

Consiglieresti ai lettori di entrare a far parte de Il Club del Libro e perché?

Lo consiglio eccome! Nella mia vita di lettrice sono arrivata, attraverso Il Club del Libro, a libri che mai avrei pensato mi sarebbero piaciuti e che sono diventati tra i miei preferiti. La lettura è curiosità, ma si tende a sperimentare poco... facendo parte di una community invece si hanno continuamente nuovi stimoli! La meraviglia di un club del libro online è anche che ognuno dedica il tempo che riesce al Club, prende parte alle attività che vuole e quando vuole - ed è comunque bellissimo: siamo una grande famiglia, un gruppo affiatatissimo!

(articolo a cura di Roberta Failla)

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