La Rubrica Letteraria del Club del Libro il 15 maggio scorso era al Salone del Libro di Torino, ad ascoltare Massimo Gramellini raccontare del suo "La Patria, bene o male", scritto insieme a Carlo Fruttero: due grandi nomi al servizio della storia del nostro Paese, in questo "almanacco essenziale dell’Unità d’Italia".

Innanzitutto, Gramellini spiega come è nato il libro: <<Si tratta di storie che spesso dimentichiamo o confondiamo; noi ci siamo "presi la briga" di mettere ordine, compito al confine tra umiltà e presunzione.>>. Prosegue poi: << Per ogni decennio dei quindici che costituiscono la storia del nostro Paese, abbiamo scelto dieci fatti e li abbiamo poi raccontati, romanzandoli, in massimo cinquanta righe. La scelta è stata ardua, ci sono state interminabili telefonate tra me e Fruttero, che avevamo liste con 20-30 eventi e dovevamo farli scendere a dieci!>>.
L’excursus, dal 1861 ad oggi, ha toccato tanti e diversissimi temi fondamentali nella storia del nostro Paese, così come fatti che appaiono "poco importanti" ma che comunque raccontano questa nostra Italia. "Povera Italia", ad esempio, racconta della signorina Italia, maestra del paese che, esasperata dai pettegolezzi che suscita per la sua bellezza, si suicida. Invece, per quanto riguarda il periodo del terrorismo, Fruttero e Gramellini hanno scelto di "condensarlo" in cinque morti (il poliziotto, il terrorista, la studentessa, il giornalista, il politico) che, proprio come nell'"Antologia di Spoon River", raccontano essi stessi la loro vita: <<Le pagine, a mio avviso, più belle del libro.>>, confessa Gramellini.
Per il vicedirettore de La Stampa, l’Italia, in fondo, non è mai cambiata. È un Paese in cui, al contrario di ciò che accade nel resto del mondo, il privato prevale sulla comunità, non ci si fida delle Istituzioni e lo Stato, anziché appartenere a tutti noi, non appartiene a nessuno: <<Per fortuna ai tempi non c’erano le intercettazioni, altrimenti chissà dalle telefonate tra Cavour e Garibaldi cosa sarebbe uscito fuori!>>.
A partire dagli anni '80, con l’avvento della TV "di massa" e con la "febbre del sabato sera", che hanno fatto crollare la tipica ipocrisia borghese, addirittura in Italia essere volgari, essere ladri, essere impuniti, andare contro le regole, è diventato un "pregio"… <<e tutto questo è stato chiamato libertà!>>.  
Attualmente, a ciò si aggiunge il fatto che l’Italia è un Paese <<di vecchi "diversamente giovani"… e i giovani?>>. Dov’è lo spazio per il futuro delle nuove generazioni? <<In Italia continuano a comandare i vecchi, anche per un fattore numerico: nel famoso ’68 i giovani erano 11 milioni, oggi solo 5 milioni.>>. Inoltre, <<i giovani vedono ormai le sfide del mondo di oggi (come la tecnologia, l’immigrazione o la loro prospettiva di vita) con paura, anziché come dati di fatto da affrontare con simpatia e serenità.>>.
Ma l’Italia, innegabilmente, non è solo questo. L’Italia è un luogo di straordinario ingegno ed invenzione, di impareggiabile bellezza e cultura, di indiscussi geni. <<Nel mondo, l’Italia letteraria è rappresentata da "Pinocchio" di Collodi. Ed ecco, io penso che l’Italia di oggi sia proprio come in Pinocchio, noi siamo Pinocchio! Di sicuro c’è Lucignolo che promette il paese dei balocchi… stiamo aspettando la fata turchina!>>.
Gramellini conclude, infine, con una promessa: <<Ci rivediamo qui tra 150 anni!>>.

 

(articolo a cura di Elisa Gelsomino)

Collage di scatti fotografici effettuati in occasione della presentazione di "La patria, bene o male" al Salone del Libro 2011