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Il Campiello, uno dei più conosciuti premi letterari del panorama italiano, è nato nel 1962 per volontà degli industriali del Veneto e viene assegnato, ogni anno, ad opere di narrativa italiana tramite un meccanismo combinato di giuria tecnica e popolare. Lo scorso 3 settembre presso il Gran Teatro La Fenice di Venezia si è tenuta la Cerimonia di Premiazione di questa 49esima edizione del Premio, che ha visto vincere, con 102 voti su 300, proprio il veneziano Andrea Molesini: poeta, traduttore e docente all’Università di Padova, noto autore di libri per ragazzi, "Non tutti i bastardi sono di Vienna" è il suo primo romanzo. Questa la trama del romanzo, edito da Sellerio e pubblicato nel settembre 2010.

«Maggiore, la guerra è assassinio, sempre... voi ora volete solo dare un esempio: uccidere dei signori non è come uccidere dei contadini! Negando la grazia voi contribuite... sto dicendo voi, barone von Feilitzsch, perché qui ci siete voi... contribuite a distruggere la civiltà di cui voi ed io... e questo ragazzo... facciamo parte, e la civiltà è più importante del destino degli stessi Asburgo, o dei Savoia». Orgoglio, patriottismo, odio, amore: passioni pure e antiche si mescolano e si scontrano tra loro, intorbidate più che raffrenate dal senso, anch'esso antico, di reticenza e onore. Villa Spada, dimora signorile di un paesino a pochi chilometri dal Piave, nei giorni compresi tra il 9 novembre 1917 e il 30 ottobre 1918: siamo nell'area geografica e nell’arco temporale della disfatta di Caporetto e della conquista austriaca. Nella villa vivono i signori: il nonno Guglielmo Spada, un originale, e la nonna Nancy, colta e ardita; la zia Maria, che tiene in pugno l'andamento della casa; il giovane Paolo, diciassettenne, orfano, nel pieno dei furori dell'età; la giovane Giulia, procace e un po' folle, con la sua chioma fiammeggiante. E si muove in faccende la servitù: la cuoca Teresa, dura come legno di bosso e di saggezza stagionata; la figlia stolta Loretta, e il gigantesco custode Renato, da poco venuto alla villa. La storia, che il giovane Paolo racconta, inizia con l'insediamento nella grande casa del comando militare nemico. Un crudo episodio di violenza su fanciulle contadine e di dileggio del parroco del villaggio, accende il desiderio di rivalsa. Un conflitto in cui tutto si perde, una cospirazione patriottica in cui si insinua lo scontro di psicologie, reso degno o misero dall'impossibilità di perdonare, e di separare amore e odio, rispetto e vittoria. E resta un senso di basso orizzonte, una claustrofobia, che persiste ironicamente nel contrasto con lo spazio immenso delle operazioni di guerra. (www.sellerio.it)

Molesini ha dedicato il Premio a Elvia Sellerio, che "ha difeso la nostra letteratura uguale a pochi, seconda a nessuno" e a librai e bibliotecari, che "in questo momento di difficoltà hanno bisogno di sostegno".

(articolo a cura di Elisa Gelsomino)