Al giorno d'oggi, per bambini e ragazzini, tra TV, computer e videogiochi, sembra ci sia poco posto per un buon libro. Niente di più sbagliato: le statistiche indicano, infatti, che sono proprio i giovanissimi ad essere i "lettori forti" della nostra società, con un picco nella fascia d'età 11-14. Di qui, l'importanza della educazione alla lettura, processo che appare facile ma che in realtà non lo è affatto.

 

Gli elementi da mettere in più stretta relazione con questi dati sono il numero di libri presenti in casa e le abitudini di lettura dei genitori, soprattutto della madre (Istat), nonché la quantità e qualità del linguaggio ascoltato in famiglia.  Da ciò discende un primo punto fondamentale: l'esempio dei genitori, che devono aiutare i bambini a trovare la motivazione ma anche, e soprattutto, fornire lo spunto più diretto per un avvicinamento alla lettura.
Il primo approccio nell'educazione alla lettura avviene sin dai primi mesi di vita – alcuni sostengono addirittura nella fase prenatale - con l'ascolto. Sentir leggere e rileggere l'adulto, infatti, dà più coscienza e conseguentemente conoscenza della parola e del vocabolario e spinge alla precocità anche nel linguaggio scritto.
La lettura non solo nutre l'immaginario del bambino, ma lo educa e ne struttura la personalità: una personalità che emerge chiaramente; infatti, i bambini che leggono hanno più fantasia, sono più intelligenti e socializzano più facilmente rispetto ai loro coetanei che, invece, non lo fanno.  
Riprendendo le parole di G. Cives ("Il bambino e la lettura"): "Suscitare il piacere di leggere è porre le basi per un cammino durevole e profondo nella strada della lettura e insieme della maturazione personale e per vie discrete e indirette della elaborazione della conoscenza, del sapere, della civiltà di tutti. In tale cammino dialetticamente l’apparente fuga dal mondo del leggere si risolverà in un tornare al mondo con sensi più vivi e più ricca comprensione, l'apparente isolarsi porrà le basi per una maggiore partecipazione sociale, l'apparente fuga dalla realtà si risolverà in un rivolgersi ad essa con una maggiore capacità percettiva e valutativa. Sono questi i miracoli della lettura, che buona educazione al leggere può attivare".
Il passo successivo consiste nel fare acquisire gradualmente al bambino, man mano che aumenta l'autonomia nella lettura, il comportamento del buon lettore. Stante l'ampissima e differenziata offerta nel settore della letteratura per l'infanzia, non sarà difficile individuare e scegliere insieme i testi attinenti gli interessi del bambino, così come è importante che il bambino si autoregoli nei ritmi e tempi di lettura.
Naturalmente, non si può parlare di educazione alla lettura senza parlare di scuola. Purtroppo, qui, spesso la lettura viene vista unicamente come attività funzionale e strumentale, un obbligo che, come tale, il bambino non apprezza affatto.
Invece, il trucco nel trasmettere "il bisogno ed il piacere della lettura" sta proprio nel permettere che l'incontro tra bambino e libro sia spontaneo e non forzato, né da genitori, né da insegnanti. Si tratta piuttosto di indirizzare le capacità innate di ogni bambino e fargli fare una scelta guidata ma autonoma, evitando questi nove errori suggeritici da Gianni Rodari.

Nove modi di insegnare ai ragazzi a odiare la lettura (1966):

  1. Presentare il libro come un'alternativa alla TV
  2. Presentare il libro come un'alternativa al fumetto
  3. Dire ai bambini di oggi che i bambini di una volta leggevano di più
  4. Ritenere che i bambini abbiano troppe distrazioni
  5. Dare la colpa ai bambini se non amano la lettura
  6. Trasformare il libro in uno strumento di tortura
  7. Rifiutarsi di leggere al bambino
  8. Non offrire una scelta sufficiente
  9. Ordinare di leggere


Fonti:

Università di Foggia – Scienze della Formazione (dott.ssa Ilaria Filograsso)
Istat
Bel-Ami Edizioni

(articolo a cura di Elisa Gelsomino)