Quest'oggi la Rubrica Letteraria vi presenta una succulenta novità pubblicata da Dalai Editore, in uscita nelle librerie il prossimo 22 novembre, a firma di una nostra "vecchia conoscenza": Fabio Geda!

 

Lo scrittore torinese, classe '72, dopo l'esordio con "Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani" e "L'esatta sequenza dei gesti", nel 2010 è stato ufficialmente consacrato con "Nel mare ci sono i coccodrilli", best-seller tradotto in oltre 30 lingue, applauditissimo da lettori e critica. Per chi si fosse perso l'articolo, ricordiamo che Il Club del Libro ebbe la stupenda occasione di intervistare Fabio per la Rubrica Letteraria proprio durante una delle presentazioni di quel favoloso libro. Nonostante la sua agenda si sia infittita non poco grazie al grande successo, Geda non ha smesso di scrivere e dopo l'uscita dei Coccodrilli si è messo subito all'opera. Ha pubblicato con Transeuropa nel gennaio 2011 "La bellezza nonostante", dove racconta, partendo ancora una volta da una storia vera, le vicessitudini di un maestro che si ritrova ad insegnare al carcere minorile Ferrante Aporti di Torino e che poi ci resta per trent'anni, vedendo il carcere trasformarsi intorno a lui ("prima i figli degli immigrati del sud Italia, venuti a Torino a lavorare alla Fiat, poi i figli del sud del mondo") e cercando sempre, giorno dopo giorno, di portare, dietro quelle sbarre e tra quei ragazzi, non solo cultura ma anche tanta speranza. Ma soprattutto, ha concluso un libro che aveva in preparazione da tempo e che ha richiesto, come lui stesso dice, la  "clausura" per alcuni mesi - "se no vi tocca continuare a rileggere i Coccodrilli all'infinito"! Si tratta appunto di "L'estate alla fine del secolo", di prossima uscita. La storia, narrata a due voci, affianca al tema del mondo dell'infanzia, tanto caro all'autore e diffusamente trattato sotto molteplici sfaccettature, quello della vecchiaia ma soprattutto della memoria. Ancora una volta, la penna di Geda non smette di stupirci.
"Nell'ultima estate del XX secolo un nonno e un nipote si incontrano per la prima volta, dopo che una lunga serie di incomprensioni famigliari li ha tenuti distanti. Il nonno, ebreo, nato il 5 settembre 1938, giorno in cui in Italia vengono promulgate le leggi razziali, ha trascorso la propria vita senza sentirsi autorizzato a esistere. Ormai anziano, ha scelto la piccola borgata di montagna dove durante la guerra aveva trascorso la clandestinità con la famiglia, per uccidersi. Il ragazzino, un adolescente sensibile ed estroverso che viene affidato a lui perché il padre, malato, deve sottoporsi a una delicata terapia, entra in quell'ultima stagione del vecchio in modo perentorio e imprevisto. E mentre sulle rive del lago artificiale in cui si specchia il paesino riceve la sua iniziazione alla vita, riuscirà, forse, a far uscire il nonno dalla sua condizione di fantasma."

Fonte: lafeltrinelli.it

(articolo a cura di Elisa Gelsomino)