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Lo scorso 15 gennaio è morto, all'età di 85 anni, Carlo Fruttero. Nato come traduttore di autori del calibro di Beckett e Salinger, si è consacrato alla scrittura nel 1952, grazie anche all'incontro con Franco Lucentini, che portò ad un sodalizio durato mezzo secolo: con la sigla Fruttero & Lucentini, infatti, i due firmarono collaborazioni giornalistiche, saggi ma soprattutto innumerevoli romanzi, tra cui La donna della domenica (1972), dal quale è stato tratto l'omonimo e famosissimo film di Comencini.

Dopo la scomparsa di Lucentini, dieci anni fa, Fruttero per qualche anno si ritirò, per poi riprendere a scrivere: è del 2006 il giallo Donne informate sui fatti, seguito nel 2010 dalla raccolta di memorie Mutandine di chiffon e dal saggio sulla storia d'Italia scritto a quattro mani con Massimo Gramellini La Patria, bene o male. Appassionato di fantascienza, il duo Fruttero e Lucentini ha pubblicato inoltre un'antologia sul tema e curato per oltre un ventennio la collana Urania di Mondadori, dando dignità ad un genere fino ad allora visto come letteratura minore, di puro intrattenimento. L'essenza di Fruttero sta tutta qui, in questa eccentricità e genialità, in questa lungimiranza e sagacia, in questo fare le cose con serietà ma senza mai prendersi sul serio. Su La Stampa Massimo Gramellini titola <<Addio Fruttero, mi ha insegnato la leggerezza>> ed Ernesto Ferrero, direttore del Salone internazionale del libro di Torino, scrive: <<Da Carlo e dal suo amico Franco abbiamo imparato cosa possano produrre l'ironia, l'allegria e micidiale esattezza della satira, le parole chiare, la limpidezza del tratto, l'amore maniacale per il dettaglio, la leggerezza conoscitiva del gioco, la capacità di vedere i caratteri degli uomini e il piacere di ritrarli, la qualità della scrittura>>.

Ma, oltre che scrittore, Fruttero è stato anche, sin da giovane, lettore raffinato. La lettura come <<una passione feroce, esclusiva, come il gioco o il terrorismo, che fa sembrare insignificante qualsiasi altra cosa>>. Per lui, i cinque libri fondamentali della letteratura sono: I Promessi Sposi di Manzoni, Candide di Voltaire, Le avventure di Pinocchio di Collodi, Madame Bovary di Flaubert e I demoni di Dostoevskij. Nella sua casa di Castiglione della Pescaia, in Maremma, dove da qualche anno si era ritirato insieme a figlie e nipoti, passava molto del suo tempo rileggendo i classici. Grande amico di Pietro Citati, da cui riceveva visita quotidianamente, e di Italo Calvino, accanto al quale ha espresso il desiderio di essere sepolto proprio nel cimitero di Castiglione della Pescaia, è sempre stato molto riservato. Unica eccezione per le sue apparizioni televisive negli ultimi anni è "Che tempo che fa", programma che gli ha dedicato uno speciale nel 2010, durante il quale Fruttero ha raccontato un po' di sé, i suoi ricordi e le cose per lui importanti nella vita: <<lo "zapping notturno tra i libri nel letto"; il fritto di paranza, "quei pescetti meravigliosi" da prendere "con le mani, non con la forchetta!"; le camminate con il padre e con l'amico Franco Lucentini con il quale "ridevamo delle stesse cose">>. Sul sito de La Stampa trovate uno speciale dedicato a Carlo Fruttero (http://www.lastampa.it/focus/carlofruttero/), che non chiameremo "grande" perché è stato lui stesso a scrivere, non molto tempo fa: <<Passati gli ottant'anni nessuno osa più scrivere di te "il vecchio Fruttero", ancora meno "l'anziano Fruttero". Così si passa a un sinonimo lusinghiero "il grande Fruttero". Per far capire che è solo un modo di dire, si può ricorrere a un superlativo: "il grandissimo Fruttero", che qui saluta e lascia la scena col suo più bel sorriso>>.

(articolo a cura di Elisa Gelsomino)

Fonti: www.lastampa.itwww.corriere.itwww.repubblica.ittg24.sky.it

 

Carlo Fruttero