Eccoci al nostro appuntamento con l'autore del libro del mese di marzo, in veste di lettore e critico al tempo stesso, che, ancora una volta ci stupisce presentandoci libri ahimè, ai più sconosciuti, ma soprattutto inaspettati.

Questa volta partiamo da libro storico e anche in questo caso l’epoca oggetto di analisi è il famigerato '700. Baricco sembra non solo voler rivalutare tale periodo ma darne lustro. Infatti "La donna del XVIII secolo" di Edmond e Jules Goucourt (Salerio Editore Palermo) ci permette di scoprire che molte manifestazioni della società moderna hanno origine in quell'epoca. E' nel '700 che ritroviamo i primi malati di depressione e gli studi più importanti in materia, è in questo periodo che nascono gli hobby, che si iniziano ad idolatrare gli animali da compagnia (chi non ha mai visto barboncini super agghindati?) e che nasce la passione per lo shopping (chi non si è mai incantata davanti a una vetrina per una borsa, un bel vestito o un paio di scarpe? Senza pensare alle shopaholic su cui Sophie Kinsella ha fondato la sua fama). I Goucourt ci raccontano un'epoca da un particolare punto di vista: quello della donna. Ed è così che accanto a frivolezze come la toilette e lo shopping troviamo anche una dura realtà: lo scarso rapporto con il padre, la severa educazione in convento e i matrimoni combinati ("il matrimonio non implicava l'amore, a mala pena lo permetteva" scrivono gli autori). Baricco ce lo presenta ricordandoci che si legge per diversi motivi: per imparare, per essere intrattenuti, ma anche "lenire un bruciore o sciacquare le ferite" in un certo senso "salvarsi". Ed è quello che farebbe questo libro grazie all'eleganza della prosa e alle liste di nomi: sarebbe un vero e proprio medicinale.

Nella rassegna non poteva mancare una raccolta di storie… che in realtà non è una raccolta di storie. L'intento dell'autore di "Go down Moses" (W. Faulkner, edito da Einaudi) era quello di vedere l'opera come un romanzo, ma sin dalla sua prima edizione, l'editore non ebbe pietà e non colse l'aspettativa di Faulkner intitolando "Go down Moses e altre storie". A ben vedere, in effetti, si tratta di 7 storie che parlano dei rapporti tra bianchi e neri, la prima si apre con l'indignazione da parte di alcuni padroni bianchi per la scomparsa di uno schiavo nero, e di tematiche molto care all'autore come la contrapposizione della forza della natura all'uomo, tema del racconto più conosciuto e apprezzato: "L'orso". Su questo si incentra l'articolo di Baricco. Egli, dopo aver descritto in maniera singolare lo stile di Faulkner, questi, infatti, "scolpirebbe borbottii tra sé e sé" e lavorerebbe una lingua di "pietra" in cui anche la frase più tenue risente della "fatica e percussione", sottolinea il valore di questo racconto. L'originalità e in un certo senso l'unicità non starebbe, secondo Baricco, nell'argomento, cioè nell’iniziazione di un giovane alla caccia, ma nel modo in cui viene trattato, Faulkner ne farebbe "una messa in scena sacra sull'altare di una foresta impenetrabile". Il pregio starebbe inoltre nella capacità di coinvolgere il lettore a tal punto che questi la scena se la sente addosso e non riesce a immaginarsela raccontata da altri se non da Faulkner stesso.

Ci sono episodi della storia che purtroppo non sempre riescono ad essere oggetto di studio nelle aule di scuola, ma, come il Club del Libro ha sperimentato leggendo "Il gusto proibito della zenzero" di Jamie Ford, spesso un libro ci può essere d'aiuto nel completare questi nostri "vuoti". Lo stesso farebbe la terza opera in esame: "Anatomia di un istante" di Javier Cercas (Guanda editore). Chi, infatti, ha una buona conoscenza della Spagna post-franchista? Ahimè, non credo molti! Cercas racconta con una descrizione talmente tanto dettagliata da potersi appunto definire "anatomica" l'episodio del tentato colpo di stato del 23 febbraio 1981. La scena è la seguente: nel parlamento si stanno tenendo le elezioni del nuovo presidente, il popolo è in attesa dei risultati, quando nella sala emiciclica entra il tenente colonnello Antonio Tejero armato e con al seguito un manipolo di militari. In quel momento la diversità della psiche umana dà prova di sé, perché se i più si gettano a terra e cercano riparo dietro i loro scranni, diverso è il comportamento del presidente Suarez, del vicepresidente Mellado e di Santiago Carrillo, leader dei comunisti, che restano fermi. Il primo è fermo con le spalle appoggiate allo schienale e l'aria stanca (Cercas si chiede se sia un comportamento da eroe o se per caso era a conoscenza della cospirazione). Carillo continua a fumare la sigaretta, mentre Mellado va a fronteggiare i militari ponendo il suo petto contro le pistole. Per Baricco la bravura di Cercas sta nell'aver raccontato l'episodio (il libro narra solo delle 17 ore dell'evento) senza cadere nella "fiction", e nell'aver usato un punto di vista originale, egli infatti parte da una frase di Borges "qualunque destino, per lungo e complicato che sia consta di un solo momento: quello in cui l'uomo sa per sempre chi è" e in tutto l'arco della narrazione si chiede se questo possa essere vero in relazione a quei 3 che non si fanno sopraffare dalla paura ma vanno incontro al loro destino senza abbassare lo sguardo.

La disputa tra antichi e moderni è una dura lotta che va avanti ormai da secoli. Non tutti sanno però che la prima volta in cui le due fazioni si sono apertamente schierate è stata l'epoca (ormai abbiam capito) amata da Baricco : il '700. E' nella corte di Luigi XIV che ritroviamo da una parte di letterati che sostengono che solo nell'"antichità greco-romana si è raggiunto un apice di civiltà" e dall'altra letterati che affermano che "il presente ha in sé tutte le potenzialità per forgiare una nuova civiltà degna di questo nome". Bene è con "Le api e i ragni. La disputa degli Antichi e dei Moderni" di Marc Fumaroli (Adelphi) che ci viene data la possibilità di ripercorrere la diatriba e vederne i risultati. Se nell'Illuminismo i Moderni ebbero la meglio, le sorti si sono invertite nell''800 con la vittoria dei Romantici (Antichi), il problema è: e oggi? Anche oggi, infatti, abbiamo una forte contrapposizione tra una civiltà romantica "ancor vivissima" e "i nuovi barbari" (cioè Steve Jobs &co.). Fumaroli prende la parte degli antichi, con grande sorpresa, Baricco si schiera con i moderni (sostiene che se Fumaroli leggesse il suo saggio "I barbari" lo inseguirebbe fino in capo al mondo per prenderlo a calci nel sedere) chi vi scrive è di parte pertanto vi saluta con le parole del Manzoni:"… ai posteri l'ardua sentenza".

(articolo a cura di Carla Gottardi)