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Il 9 marzo ricorreva il 18° anniversario della morte di Charles Bukowski, avvenuta nel 1994 a San Pedro, e dunque non c'è migliore occasione di ricordare, nella nostra Rubrica Letteraria, questo genio sregolato e anticonformista.

Heinrich Karl Bukowski nacque in Germania nel  1920 da padre statunitense e da madre tedesca. I genitori di Bukowski si conobbero in Germania, ma la famiglia si trasferì negli Stati Uniti nel 1923. Per sembrare più americani, i genitori cominciarono a chiamarlo Henry. A tredici anni, per la prima volta, conobbe il vino e questo lo aiutò nella scrittura delle sue opere. Fu il suo compagno fedele, quello in cui perdersi attendendo l'ispirazione. Frequentò per due anni il L.A. City College, seguendo corsi di arte, giornalismo e letteratura. Durante i suoi studi lì, si unì per breve tempo ad un gruppo di nazisti, che poi però si divertì a schernire nel libro "Panino al Prosciutto". Per un po' frequentò anche l'estrema sinistra. Ma non era fatto per essere riconosciuto con un etichetta, lui si sentiva semplicemente se stesso. A 24 anni un suo racconto fu pubblicato sulla rivista "Story". Due anni dopo, un altro racconto uscì su una raccolta di "Portfolio III". Non ebbero però molto successo, così Bukowski si rassegnò e smise di scrivere per dieci anni. Questa pausa, però, formò le fondamenta delle esperienze, che servirono per tutto ciò che di autobiografico scrisse in seguito, anche se ammise più volte di mescolare realtà e immaginazione. Lavorò in un ufficio postale, che gli permise di analizzare molti tratti dell'umanità, che poi riportò nel libro "Post Office". Ebbe molte donne, ma l'unica che amò realmente e che lo traumatizzò alla sua morte fu Jane Cooney Baker. Questo evento, distruttivo per lui emotivamente, portò alla scrittura di una serie di poesie e racconti. Lei è considerata la più importante tra le muse che ispirarono la sua scrittura. Nel 1969 decise di lasciare il lavoro alle poste per dedicarsi completamente alla scrittura, accettando l'offerta della casa editrice "Black Sparrow" e fu proprio grazie a loro che pubblicò il primo romanzo "Post Office", che ebbe un notevole successo e lo rese celebre. Pubblicò con questa casa editrice anche tutti gli altri suoi lavori, per rispetto di chi aveva creduto in lui. La fama lo portò a vivere storie di una notte con donne diverse, che poi divennero materiale per le sue opere. Storie di sesso e trasgressione, ma anche di emozioni e passioni profonde, intense e violente. Nel 1978 decise di trasferirsi da Hollywood a San Pedro, una comunità rurale a sud di Los Angeles e fu seguito da Linda Lee Beighle, la relazione dell'epoca, aspirante attrice e devota di Meher Baba, leader di una setta indiana. Il loro fu un rapporto burrascoso e vissuto ad intermittenza, perché tutte le volte che Bukowski se ne stancava la metteva alla porta. Ma ammise che lei gli regalò 10 anni di vita, obbligandolo a bere di meno. La figura di Linda è riconoscibile nei romanzi "Donne e Hollywood! Hollywood! (Hollywood)", celata col nome di Sara. Si sposarono nel 1985. Nel 1988 si ammalò di tubercolosi ma continuò a scrivere fino al 1994, quando morì per una leucemia fulminante, all'età di 73 anni, poco dopo aver completato il suo ultimo romanzo "Pulp". La sua scrittura era libera da regole sociali o di qualsivoglia etichetta stilistica. Era definito come uno scapolo, antisociale, solitario e totalmente libero. Raramente tenne delle letture pubbliche di poesia, in cui si comportava da pazzo e alle feste a cui partecipava aveva un fare provocatorio e scandaloso. Dopo la sua morte sono stati pubblicati molti dei suoi scritti che non hanno trovato riscontro tra i critici accademici, ma non era certo quello il pubblico che interessava a Bukowski. Ciò che voleva scuotere erano le coscienze della gente, basti pensare che molte opere furono pubblicate postume proprio per suo volere, per giocare con la morte. L'ho incontrato per caso nel mio percorso letterario e ne sono rimasta subito colpita, dalla vera libertà di espressione e dalla sfacciataggine con la quale talvolta descrive esperienze e rapporti. Una delle sue frasi che più amo è: "L'anima libera è rara, ma quando la vedi la riconosci: soprattutto perché provi un senso di benessere, quando gli sei vicino". Come dargli torto.

Fonti: Wikipedia

(articolo a cura di Sara Emotionally)

 

Foto di Charles Bukowski