Continuano i nostri appuntamenti con la rassegna letteraria "Tracce d'inchiostro rosa" promossa dall'associazione culturale Nuovapolis di Adrano (CT). Il terzo libro presentato è il romanzo "L'incantesimo della buffa" di Silvana Grasso, di cui possiamo innanzitutto proporvi un breve estratto, grazie anche alla collaborazione di Vanessa Aiosa, per farvi entrare in punta di piedi in questo racconto tutto speciale.

<Raccontami com'è il Sole>. Mai nessuno a Gesù aveva fatto una richiesta più difficile, tenuto conto anche del fatto che non aveva le parole giuste, che parlava poco lui e solo il dialetto di Roccazzelle. Il voto di raccontare a Tea com’era il sole lo fece di martedì, sullo scoglio o il mare, a sentirne la furia dell’onda o la babbarìa dello scirocco. Mille volte ripassò i dettagli, da dove cominciare, come cominciare, quali parole usare, quando finire. E soprattutto come non sembrarle stupido, uno stupido ragazzo di paese. Provò nella lingua di Roccazzelle, provò nella lingua di Tea, ma l’italiano era da escludere categoricamente. Non poteva raccontare in italiano. Poteva in italiano immaginare fantasticare disiàre (desiderare, ndR), ma non parlare e meno che mai raccontare. Decise perciò di raccontarglielo nella sua lingua di Roccazzelle com’era il sole. Gesù di corsa arrivò agli scogli, senza riprende fiato, sebbene sbilanciasse il suo corpo minuto quello della ragazza che portava sulle spalle, magra ma alta. L’ultimo pezzo di trazzera (via secondaria nei campi, ndR) Gesù lo fece ad occhi chiusi, poteva starci Tea al buio poteva starci lui, mentre sotto le sue palpebre da tredicenne cominciava il suo viaggio di uomo. Giunti agli scogli, tirò dal mare un piede di Tea, lo poggiò sullo scoglio, là dove il sole sfiniva la roccia a morsi, la ragazza avvertì l’ustione, d’istinto ritrasse il piede e lo riconsegnò alla benedizione dell’onda. <Questo è il sole>, le disse, mentre già con un coltellino sgusciava un riccio grande come un’arancia, con aculei bruni feri e lunghi quanto il suo mignolo, <sciaurìa, sciaurìa (odora, ndR)…anche questo è il sole>.Gesù si convinse che era questa la strada giusta per raccontarle il resto, i carrubi i cesponi di menta gli oleastri i gelsomini le pecore gravide. Per sensi raccontarglielo il mondo che poi era già in natura null’altro che senso. <Ci vedo,ci vedo> disse a Gesù.

Vi stuzzica un po' la fantasia? Allora, ve li presento! Gesù, orfano di madre e abbandonato dal padre, vive con la nonna, la cui unica occupazione, dacché è morta la figlia, è passare i giorni che le rimangono lucidandone la lapide del cimitero. Ha lo "stampo da siciliano, una malandrineria di muscoli e l’occhio di furetto, che non si fermava mai". È un ragazzo che ha sempre vissuto libero sulla sua terra, Roccazzelle, ed essa è stata la sua unica vera madre, "l’unico petto di madre in cui avesse dormito". Tea entra un giorno nella vita di Gesù, portando un mondo nuovo. Tea è cieca, vive con un'anziana donna in una villa deserta perché la madre, tedesca, si è suicidata ed il padre, fascista, è sempre in viaggio. La cecità della ragazzina suscita in Gesù un forte senso di protezione, che si trasforma via via in un affetto incondizionato. Gesù diventerà gli occhi di Tea, descrivendole il mondo e guardandolo lui stesso come per la prima volta, superando le difficoltà di comunicazione – Gesù infatti parla solo il dialetto della zona - e riuscendo a farla "vedere" attraverso gli altri sensi. Molti sono i personaggi che gravitano, poi, intorno a Gesù e che costituiscono la comunità del paesino di  Roccazzelle. Agostino è poco più che quarantenne e fa il manovale al cimitero. Ha vissuto in orfanotrofio e porta ancora i segni di un trauma infantile legato al suicidio di un compagno: proprio per questo suo passato che lo tormenta  cura in particolar modo le tombe dei bambini, posandovi sopra un fiore bianco. Si finge ignorante, mentre conosce addirittura il latino, avendo studiato dai preti. E' un anarchico che lotta per l'uguaglianza ed ha una coscienza civica e politica molto spiccata, a differenza dei politici del luogo, come Bellassai e Agnello. Il primo fa carriera nel partito fascista in poco tempo ed è il vice podestà del secondo, Angelino Agnello, il quale, costretto agli studi di medicina per tradizione familiare, decide di non esercitare la professione e ripiega invece sulla politica: insomma, due politici che non amano la politica e anzi fanno solamente i loro interessi, uno astuto e cinico e l'altro codardo. Come avrete capito dai numerosi riferimenti, siamo ai tempi della Seconda Guerra Mondiale. Anche la comunità di Roccazzelle, nonostante continui a vivere del niente, con le sue abitudini, con i suoi riti, preghiere e credenze, viene toccata dal dramma del conflitto; la guerra, infatti, arriva anche lì con tutta la sua forza, con lo sbarco degli americani presso le coste  gelesi e con la controffensiva dei tedeschi. Ma gli abitanti del paesino sembrano non accorgersene – o non volersene accorgere - e vivono quei giorni quasi con rassegnazione, aspettando che passino. Un romanzo diverso dal solito ed intenso, che tocca e intreccia tematiche importanti e delicate. Una storia che l'autrice dice di "aver ucciso nel momento in cui ha iniziato a scriverla", per via sia dei limiti posti alla fantasia dalla scrittura sia per i numerosi tagli che ha dovuto operare rispetto all'idea originaria per mettere in risalto la trama, ma che invece sicuramente vivrà e rivivrà nei suoi lettori.

(articolo a cura di Katya Scarvaglieri)