Abbiamo parlato spesso nel nostro Forum delle trasposizioni cinematografiche di libri. Il quarto ed ultimo incontro della rassegna letteraria "Tracce di inchiostro rosa" dell'Associazione Nuovapolis di Adrano (CT) si è occupato proprio di questo interessante intreccio tra letteratura e cinema, con la presentazione del film "Viola di mare", realizzato da donne e con la sceneggiatura di Pina Mandolfo, tratto dal romanzo di Giacomo Pilati "Minchia di Re".

Viene subito chiesto alla Mandolfo perché non è stato mantenuto il titolo originale. La sceneggiatrice risponde con una citazione del film: "La Viola è un pesce e lo ha voluto Dio. Quando è maschio si chiama Minchia di Re. Per amore diventa femmina e ha i colori del fiore. Torna di nuovo maschio dopo che l'acqua si è presa le sue uova". Si tratta, quindi, dei due nomi che prende in dialetto siciliano la donzella di mare, un pesce ermafrodita che nasce femmina e crescendo diventa  e resta maschio: se Pilati, nel suo romanzo, ha voluto porre in evidenza il lato maschile, la Mandolfo nel film ha invece voluto sottolinearne quello femminile. Un altro perché che Pina Mandolfo svela è la motivazione della realizzazione di questo film: l'intenzione di dar vita a ciò che il libro evoca attraverso le parole, raccontandolo però per  immagini e portando in scena un racconto su un tema così forte ed attuale come le scelte delle donne omosessuali che, nella società di un tempo  così come in quella dei giorni nostri, devono combattere per affermare la propria libertà. Il personaggio principale, Pina nel libro e Angela nel film, pare sia veramente esistito con il nome di Pina. Nata a Favignana nel 1868, Pina decide di cambiare sesso all'età di 25 anni: le voci popolari ne hanno fatto una leggenda, nonostante il cambio di sesso pare sia avvenuto più che altro perché lei potesse prendere le redini della cava di tufo del padre. Questi, persona molto potente e rispettata, fa sì che, nonostante la piccola realtà isolana, il cambio di sesso della ragazza venga accettato senza alcun problema. Pina, a dispetto della sua metamorfosi esteriore, non rinuncerà completamente alla propria identità di donna: nella gestione del lavoro alle cave Pina, ad esempio, avrà mano più morbida e mostrerà una maggiore sensibilità, tutta femminile, rispetto al padre, concedendo maggiori diritti ai lavoratori ed avendo così migliori risultati. Pina riuscirà, inoltre, a coronare il suo sogno d'amore sposando in Chiesa la sua amata Sara. È proprio questo episodio che ha dato i maggiori problemi alla Mandolfo nella realizzazione del film, girato proprio a Favignana. Infatti, il fatto che si trattasse di un matrimonio tra due donne ha creato polemiche e non poche difficoltà nella selezione della chiesa in cui girare la scena. Il racconto prosegue poi narrando la vita di Pina sino alla sua morte. Un tragico evento devasta, ad un certo punto, la sua vita: la morte di Sara mentre dà alla luce un figlio, fortemente voluto dalle due. È interessante, proprio su questo, la differenza del film rispetto al libro, che tende nuovamente a sottolineare il lato femminile della protagonista: se in "Minchia di Re", infatti, Pina resta uomo, nel film "Viola di mare" Angela si reca al funerale di Sara vestita da donna. Una visione della realtà siciliana dell'epoca - ed in qualche modo anche di quella di oggi - con le sue mille contraddizioni: una società conservatrice, attaccata a valori e tradizioni e dominata dagli uomini. Ma, accanto ad un "patriarcato formale", c'era e c'è un "matriarcato informale" per cui, quando una donna decide di ribellarsi,  muovendosi di soppiatto riuscirà a cambiare le cose. E questo film ci racconta proprio una storia su ciò che significa andare contro i codici della cultura che ci circonda pur di essere noi stessi e vincere: una donna 150 anni fa su una piccola isola siciliana ha lottato con coraggio ed ha avuto potere, amore e libertà.

(articolo a cura di Katya Scarvaglieri)

 

Presentazione del film "Viola di mare" di Pina Mandolfo tratto dal romanzo di Giacomo Pilati "Minchia di Re"