A vele ormai ben spiegate, riprendiamo il largo con il viaggio di Baricco. Questa volta ci imbattiamo in Kabawata, autore giapponese che ha ispirato il grande Garcia Marquez, viaggiamo fino alla lontana Bangkok - ben diversa da come la si immagina, conosciamo un'eroina del tennis e riscopriamo un classico della nostra letteratura, "Il gattopardo".

1) Che cosa può accomunare Gabriel Garcia Marquez, grande scrittore dalla mente sempre piena di storie nuove, e uno scrittore giapponese come Kawabata? La risposta, essendo entrambi due scrittori, non è difficile: un libro, o meglio, una trama. Ma se per gli amanti dell'autore del celeberrimo "Cent'anni di solitudine" la risposta naturale sarebbe: "Kawabata si sarà ispirato a Marquez" ebbene, mi dispiace contraddirli, ma è proprio il contrario. Infatti, è all'opera "La casa delle belle addormentate" di Yasunari Kawabata (Mondadori) che l'autore sud-americano si rifà per il suo "Memoria delle mie puttane tristi". L'argomento, reso più chiaramente nel titolo di Marquez, è quello di un bordello, nel quale però non ci sono le classiche donne che si aspetterebbe, ma delle bellissime giovani vergini… quello che completa l'anomalia è che gli uomini invece di soddisfare con quelle bellezze i loro desideri sessuali, si coricano di fianco a loro e ricordano gli amori passati. E' quello che fa il protagonista Eguchi che, disteso di fianco a una fanciulla, viaggia con la mente fino a un amore di gioventù per il quale aveva addirittura pianificato una fuga… Il tutto è raccontato seguendo il gusto proprio dell'erotismo giapponese fatto di "gesti millimetrici, desideri estenuati, senso di morte, culto e disprezzo dei corpi".

2) Dopo di che, siamo alla volta dell'oriente con "Bangkok" di Lawrence Osborne (Adelphi). Da molti considerata una delle sette meraviglie del mondo, definita invece da Baricco "meravigliosa spazzatura post moderna", Bangkok è nell'immaginario comune un crocevia di mondi ma soprattutto di epoche; pensando ad essa ci vengono in mente le tipiche case arabe con le loro decorazioni, le strade di sabbia, i mercati, le donne con i veli sulla testa e il sole che scotta caldo sulla pelle… Bene, questa non è la Bangkok di Osborne. Lui, al contrario di chi vi scrive, vi è stato veramente a Bangkok e per un motivo meramente pecuniario: doveva rifarsi i denti e a New York costava troppo, così è andato in quella "megalopoli dove stanno in cottura permanente dieci milioni di umani, dotati di una lingua, una scrittura e un'idea della vita che definire al di fuori della nostra portata è poco". Pensava tuttavia di potersi lasciare "crollare la città addosso", ma subito si è reso conto che vi erano già molti occidentali che facevano la stessa cosa, lì a "esaurire le loro illusioni" perciò ne fa sue guide e così si ritrova a mangiare al ristorante No Mani, dove i clienti vengono imboccati, a camminare di notte per il mattatoio della città tra uomini strafatti o in un albergo con prostitute vestite da poliziotte…Tutta un'altra storia rispetto a quella che noi romanticoni amanti dei viaggi ci creiamo nel nostro immaginario, desideroso di poter accreditare in maniera tangente le sue creazioni che spesso, purtroppo, si dimostrano mere illusioni…

3) Nelle puntate o meglio in una puntata precedente ci era stato dato modo di scoprire, con "Storia delle idee del calcio", il Baricco amante dello sport e giovane giocatore di calcio… ora siamo alla volta del tennis e centro dell'analisi è la tennista Suzanne Lenglen, che con la sua grazia nel movimento e lo stile nel vestirsi durante i set (famoso il cappello da cerimonia) si conquista la nomea di "Divina" (di Gianni Clerici, Fandango editore )". Benché impugnasse un'inequivocabile racchetta non sembrava mai che stesse giocando realmente a tennis: sembrava un'etoile intenta a esibirsi in una coreografia…" così la descrive Baricco. Fu lei una delle prime a capire che i vestiti nel tennis non dovevano servire solo a coprire il corpo (certo, si chiede Baricco, ma questo esporre, questo snudare può essere visto come una conquista del femminismo o un trionfo del maschilismo?) e a conquistare diversi uomini grazie al suo charme ("visti i tratti del suo volto"). Una delle figure femminili sportive più famose di tutti i tempi, che ha saputo portare in campo quanto più di femminile esiste: l'eleganza.

4) Il viaggio si ferma, per questa volta, con un classico: "Il Gattopardo" di Tomasi di Lampedusa (Feltrinelli), riguardo al quale chi vi scrive evita  di narrarvi la trama per non stancare chi già la conosce e per non "spoilerare" a chi invece non ha ancora avuto modo di accostarsi a un tale capolavoro. Merita tuttavia ricordare come Baricco nell'articolo sottolinea la bravura dell'autore nell'utilizzo della lingua italiana e sostiene che quest'opera aiuta a ricordare tre cose: "l'italiano è una lingua fantastica"; "scrivere libri è una cosa, parlare un'altra"; se si abbandona l'idea che scrivere un libro sia in un certo senso abitare una lingua si fa sì che chiunque possa scrivere libri… Pertanto, ci salutiamo con questa critica "indiretta" a tutti coloro che purtroppo si arrogano il titolo di scrittori, senza tuttavia saper usare gli strumenti per poter essere tali…

(articolo a cura di Carla Gottardi)

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