Ormai superata la metà della nostra attraversata, ci ritroviamo nuovamente dopo le vacanze estive in questo nostro ottavo appuntamento con "Una certa idea di mondo". Baricco prosegue nella sua rubrica proponendoci libri ancora una volta molto diversi tra loro: si va nella Napoli del 1943 di Curzio Malaparte e poi indietro nel tempo fino al XVII secolo con Cartesio, si conosce il pianista Glenn Gloud e si riscopre il classico "Colazione da Tiffany".

Il primo libro di questo nuovo appuntamento è "La pelle" di Curzio Malaparte (Adelphi). Siamo nel 1943, a Napoli, dopo l'arrivo degli Alleati. Invece di un clima di gioia e di speranza, come ci si potrebbe aspettare, ci viene descritta una città corrosa dalla peste. Si tratta però di una peste particolare, non la patologia fisica che tanto ricorre nei libri di storia, ma di una malattia che colpisce l'animo: le ragazze già in giovane età praticano la prostituzione, gli uomini non hanno più il rispetto di se stessi, per offrire agli Alleati del pesce si finisce per cucinare quello dell'acquario. La bella Napoli si ritrova, pertanto, sull'orlo del baratro della decadenza. Ma fu veramente così? Baricco è scettico, tuttavia non manca di sottolineare l'abilità di Malaparte nel descrivere con un realismo quasi barocchiano in grado di "dissolvere l'idea del vero".
Con il secondo libro, invece, siamo alla volta di uno scrittore che a scuola, più che in letteratura, lo si ritrova in filosofia ma soprattutto in matematica, o meglio, mi correggo, in geometria: Renè Descartes (da noi italianizzato nel più facile nome di Cartesio) in "Discorso sul metodo" (Laterza). Dunque viene naturale chiedersi cosa c'entra il padre delle ascisse e delle coordinate con la nostra analisi letteraria. Io stessa temevo si trattasse di un opera-limite della letteratura, una sorta di saggio-libro didattico; invece, con mio grande stupore, non è così. E' un romanzo, per Baricco in parte libro di avventure, che Cartesio usa come prefazione a tre opere scientifiche (quelle in cui introduce il piano cartesiano), di cui l'ultima si intitola proprio "La Geometria", e nel quale parla di un ragazzo superdotato che preso dalla voglia di conoscenza fa il giro del mondo, una volta terminato, però, si rende conto di non sapere nulla e quindi si rinchiude nella sua cameretta per sconfiggere i suoi demoni. Data questa premessa, anche a voi non sembra attualissimo? Se solo pensiamo che risale al 1637…! Cartesio, ricorda Baricco, si dimostra inoltre un abile uomo del suo tempo, sa cogliere i segnali del cambiamento e per questo scrive la sua opera non in latino, fino a quel momento lingua dell'erudizione, ma in francese per rivolgersi all'élite dei salotti parigini che ormai non conosceva più il "latinorum". Scrive, in sostanza, per i barbari dell'epoca, permettendo così alle sue opere di affermarsi e di creare quel "piano" per il futuro che ancora oggi usiamo...
Nel terzo libro ci ritroviamo con un'altra figura storica. Dopo la tennista, il viaggiatore e il santo siamo alla volta del pianista: Glenn Gould. L'articolo, tuttavia, si apre con una riflessione particolare: per Baricco esistono due liste, quella degli scrittori e quella delle storie e a volte vengono attribuite le opere sbagliate agli autori sbagliati. Per lui è un errore se Calvino ha scritto "Il Cavaliere inesistente", che è più un'opera da Kafka; inoltre un altro tipo di bellezza avremmo potuto trovare in "Germinal" se l'avesse scritto Celine o in Lolita se l'autore fosse stato Proust. E a voi è mai capitato di pensare: questa storia sarebbe tutta un'altra se raccontata da un altro scrittore? Tornando al libro, si tratta di "Glenn Gould e la ricerca del pianoforte perfetto" di Katie Hafner (Einaudi). Come dice Baricco, è una storia d'amore che vede come protagonisti il famoso pianista, il suo piano, un magnifico esemplare del 1945, costruito perciò in tempo di guerra, e un formidabile accordatore cieco: Verne Edquist. Si dice che l'eccellente accordatore, nonostante fosse per buona parte cieco, riuscisse a intravedere i colori e che alle singole note attribuiva uno di questi: così il Do era un verde giallastro, il La un bianco e il Re il color sabbia... un giorno, quando ormai lui e il pianista si conoscevano da un po', gli spiegò questa sua teoria dei colori e gli spiegò che colore era per lui il Sol, il Fa, il Mi e via discorrendo... Che cosa rispose Gould? Uno sconcertante "Sì, lo so"...
Il quarto libro è niente di meno che "Colazione da Tiffany" di Truman Capote. A chi di voi pensando a quest'opera non viene in mente la bellissima Audrey Hepburn che arriva in taxi all'alba davanti alle vetrine di una delle gioiellerie più famose al mondo e, avvolta in un fantastico tubino nero e con lo sguardo celato da un paio di Wyfarer, mangia un cornetto e sorseggia un classico caffè americano? Alle donzelle poi verrà sicuramente da pensare all'iconico braccialetto o al colore inconfondibile dei pacchetti, tanto da esser stato soprannominato proprio Azzurro Tiffany. Ma una volta usciti dalla favola con in sottofondo la dolce Moon River, ci ritroviamo davanti a un'opera ben costruita e con un'ottima analisi della psiche dei personaggi. Certo la vita di Holly Golightly è fatta di mondanità ed eccessi, ma come dichiarò Capote stesso questo è il suo migliore personaggio in assoluto.
E con questo vi saluto e vi do appuntamento alla prossima puntata!

(articolo a cura di Carla Gottardi)

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