Questa settimana la Rubrica Letteraria analizza gli sport che hanno fatto la storia del nostro Paese nel secolo scorso, i suoi protagonisti e l'impatto sulla società ed i costumi, attraverso quattro interessanti letture. Il ciclismo è stato lo sport più seguito nella prima metà del XX secolo, quando grandi campioni come Girardengo, Bartali e Coppi erano il simbolo e la speranza di una nazione che cambiava; e poi il calcio, che la fa da padrone sin dagli anni Sessanta e che ha fatto sognare gli italiani con i successi delle proprie squadre del cuore ma soprattutto degli Azzurri. Per finire, le Olimpiadi di Londra, che hanno invece segnato, nel bene e nel male, questa estate 2012…

Negli ultimi anni, il calcio è divenuto una sorta di "mostro" che catalizza l'attenzione pressoché totale dei media. Il nostro è sicuramente un paese in cui questo sport è molto sentito; ed è innegabile che nel corso degli anni, a mano a mano che il calcio si trasformava da uno "spettacolo allo stadio" in uno spettacolo quasi esclusivamente televisivo, esso ha sempre più scandito i ritmi delle nostre giornate e delle nostre abitudini. In altre parole, nel tempo, il calcio è divenuto lo sport di riferimento nel nostro paese, si è trasformato insieme alla società italiana e allo stesso tempo ne ha riflettuti i pregi e i difetti. Eppure non è sempre stato così, per lungo tempo lo sport più seguito in Italia era il ciclismo. Si tratta del ciclismo delle strade bianche, delle grandi imprese individuali, delle lunghissime fughe e dei grandi distacchi. Un'Italia povera e contadina, piccola di fronte alle potenze mondiali, dilaniata dalla discriminazione sociale vedeva nei campioni, eroi solitari, l’idea tangibile del riscatto, umano prima che economico e sociale. In altre parole, il ciclismo era la prova che l’uomo attraverso il proprio lavoro e la propria fatica avrebbe potuto raggiungere grandi risultati: le imprese di Girardengo e Bonomi, di Binda e Guerra, di Bartali e Coppi erano l'anelito di trionfo e di rivincita di un’intera nazione.

Brera, Gianni, Addio, bicicletta, Milano, Baldini Castoldi Dalai, 1997

La grande rivalità sportiva degli anni 40-50 fu quella tra Coppi e Bartali: il primo era dotato di un'immensa classe; era sposato e aveva una figlia, ma finì per innamorarsi della "dama bianca", la quale pagò con un mese di carcere quella passione. Il secondo era un ottimo scalatore, aveva grande temperamento e grande tenacia; era cattolico, e negli anni 30, quando vinceva, dedicava le vittorie alla Santa Vergine, mandando su tutte le furie i gerarchi fascisti che si aspettavano la dedica al duce. La nostra società mutò radicalmente, però, a metà degli anni '50, quando l'Italia visse una forte industrializzazione, e gli italiani furono investiti dalla crescita economica e da un benessere generalizzato.  Le casalinghe disponevano della lavasciuga, e gli uomini andavano al lavoro con la loro Cinquecento. Nel cuore dei tifosi italiani si fa largo il calcio, il campione che attraverso lanci illuminanti consente ai propri compagni di andare in gol. Nel corso degli anni 60 la rivalità per eccellenza dello sport italiano sarà quella tra i fuoriclasse del calcio, Rivera e Mazzola, fino alla famosissima staffetta di Messico '70. Il simbolico passaggio di consegne avviene nei primi giorni del 1960. Il 3 gennaio muore Fausto Coppi. Fino a quel momento nessuno dei grandi campioni del calcio ha potuto raggiungere, in popolarità, il campionissimo, l’atleta che tutti, francesi compresi, ci invidiavano. Non Meazza, né Piola, entrambi campioni del mondo; non Valentino Mazzola, stella del grande e sfortunato Torino, perduto nella tragedia di Superga. Il 10 gennaio invece iniziano ufficialmente le trasmissioni de "Tutto il calcio minuto per minuto". La televisione ancora non è diffusa, e la radio attraverso le voci di Carosio, Ameri e Boscione, guidati da Bortoluzzi, scandisce le palpitazioni dei tifosi d’Italia: sarà un vero e proprio fenomeno di massa, quello delle radioline, la domenica pomeriggio. Il 13 luglio 2012 è scomparso Alfredo Provenzali, che di quel programma ne è stato il protagonista per tantissimi anni. La sua voce carismatica e autorevole era diventata, negli ultimi anni, la memoria storica del nostro sport e del nostro costume, un porto sicuro, dove rifugiarsi per tutti coloro che si sentivano disorientati da questo calcio del 2000 frenetico e freddo.

Cucchi, Riccardo, Clamoroso al Cibali. «Tutto il calcio minuto per minuto». Quando la radio diventa storia. Con CD Audio, Bologna, Minerva Edizioni, 2011

L'anno 2012 non è un anno qualsiasi per lo sport italiano. Cento anni prima nasceva, a Trieste, Nereo Rocco, grande protagonista del calcio degli anni 60, al quale la sua città, la sua Trieste, ha reso omaggio nei mesi scorsi con una mostra. Ma soprattutto trenta anni fa, il 9 luglio 1982, l'Italia si laureava campione del mondo per la terza volta. Nel dopoguerra, l'Italia calcistica non era mai riuscita ad arrivare a un successo così importante, un'intera nazione aveva avuto poco da esultare, e in quel momento si ritrovava a urlare davanti ai teleschermi insieme a Tardelli. Aldilà del valore sportivo, occorre rilevare la valenza sociale dell'impresa dei ragazzi di Bearzot. Proprio da quella vittoria, l’Italia, profondamente colpita dal terrorismo e che ancora non riusciva a superare le divisioni della guerra civile cominciava a identificarsi tutta nel tricolore e nella sua nazionale di calcio.

Magrelli, Valerio, Addio al calcio. Novanta racconti da un minuto, Einaudi, 2010

L'estate del 2012 ci ha regalato anche lo spettacolo delle Olimpiadi di Londra. La capitale inglese è la prima città a ospitare un'olimpiade per la terza volta, le precedenti furono nel 1908 e nel 1948. È doveroso però rilevare la grave mancanza degli organizzatori che hanno respinto la richiesta di ricordare, nella cerimonia di apertura, la strage di Monaco 1972. L’atto di terrorismo riportò l'attenzione, drammaticamente, sulla situazione medio - orientale, ma soprattutto colpì al cuore lo spirito delle Olimpiadi, da sempre considerate momento di pace e di integrazione. La mancanza degli organizzatori è tanto più grave se si pensa che proprio la città di Londra, nel 2005, subì un attacco alle linee della metropolitana che provocò più di cinquanta morti. Ricordare gli atleti israeliani, sarebbe stato il modo di ricordare anche le vittime più recenti. Avremmo avuto un’inaugurazione meno spettacolare, forse, ma molto più pregna di significato. Si è persa l'occasione di compiere un gesto significativo, indimenticabile, bruciante.

Pigna, Alfredo, Il romanzo delle olimpiadi, Mursia, 2012

(articolo a cura di Emiliano Marzinotto)

Se vuoi collaborare con la Rubrica Letteraria del Club del Libro, segnalarci iniziative interessanti o semplicemente comunicare con noi, scrivici a:

Mail