Un nuovo appuntamento con la Rubrica "Una certa idea di mondo" di Alessandro Baricco, pubblicata nell'edizione domenicale di La Repubblica. Questa volta lo scrittore ci presenta un romanzo storico, considerato eccezione tra i libri del suo genere; un'opera storico-filosofica che ripercorre, trovandone il comune denominatore, il comportamento dei vinti, dalla guerra di Troia ad oggi; il saggio firmato Orwell nell'edizione di "Tempi difficili" di Dickens; per concludere, come di consueto, una biografia, quella del pittore Lars Hertervig.

Il primo libro di questo appuntamento è un romanzo storico. Personalmente ritengo che sia un genere che negli ultimi anni sia andato perdendo quota e concordo con Baricco nel ritenere che, anche quando ci si imbatte in uno di questi esemplari, si sconta la pena di vederci rappresentate solo le corti di un tempo con i loro sfarzi e i loro vezzi o, peggio, si finisce per leggere una sorta di autocelebrazione dell'immenso lavoro di ricerca che lo scrittore ha dovuto fare. Secondo il Maestro, "Wolf Hall" di Hilary Mantel (Fazi editore) rappresenta un'eccezione. Quello che la contraddistingue è non solo la bravura stilistica, ma anche il saper celare la sua ampia conoscenza  della materia (e, come diceva Leopardi, "Il più certo modo di celare agli altri i confini del nostro sapere è il non oltrepassarli") e l'aver scelto come protagonista non un personaggio di spicco, ma pur sempre un soggetto di grande ingegno. Chi è il protagonista? Cromwell…. Ma non “quel Cromwell”.

Con il secondo libro ritorniamo sull'opera storico-filosofica. In "La cultura dei vinti" di Wolfgang Schivelbusch (Il Mulino) analizza il comportamento delle popolazioni vinte al termine della guerra, e, in tutte, sin dall'epoca della guerra di Troia, ritrova una vitalità e un’energia per la ricrescita che i vincitori "si sognano". L'autore prende in particolar modo in considerazione gli Stati Uniti del Sud dopo la Guerra di Secessione, la Francia dopo la Guerra Franco-prussiana e la Germania alla fine della prima Guerra mondiale e, in tutte, riscontra quella voglia di rimboccarsi le maniche e andare avanti…. Altro che "guai ai vinti"! Tuttavia, egli arriva anche ad affermare che, a partire dagli anni novanta, anche se i primordi di questo si posso riscontrare già nella Guerra fredda, la politica e l'economia si sono sostituite alla guerra… In sostanza, mentre i cittadini del 1940 parlavano di carri armati e di aerei, oggi parliamo di spread e di bund tedeschi. Io la penso come Baricco: una chiacchieratina la farei con questo profeta-Schivelbusch, e voi???

Ed eccoci al terzo libro… anche se più che di libro dovrei parlare di saggio. Infatti, Baricco ci presenta "Tempi difficili" di Dickens (Einaudi) con un unico intento: parlarci del saggio di Orwell che si trova in questa edizione. Certamente siamo tutti d'accordo nel ritenere che Dickens sia una figura di spicco della letteratura inglese, tutti quanti lo abbiamo studiato a scuola come lo scrittore che denuncia la situazione dell'Inghilterra di quel tempo: le pessime condizioni dei lavoratori, lo sfruttamento minorile… tuttavia, chi di voi dopo l'ennesima sventura del piccolo Oliver Twist non è arrivato ad esclamare "Ma basta Dickens! Abbi pietà di lui!"?! Ebbene, il saggio di Orwell non è altro che questo: una serie di mazzate che questi rivolge a Dickens: "i suoi libri fanno acqua da tutte le parti", i suoi personaggi sono solo delle "figurine" dalle quali però pian piano, riga dopo riga, ne esce una sofisticata glorificazione dell'autore britannico. Si può ben dire che Dickens nel suo ha la proprietà delle fenici: risorgere dalle sue stesse ceneri.

Quarto libro. Ancora un personaggio, ancora la storia di una persona e questa volta ad essere analizzata è la vita di un pittore: Lars Hertervig. Sconosciuto ai più (anche al maestro Baricco), Lars è il protagonista di "Melancholia" di Jon Fosse (Fandango libri). La sua vita? Beh, è un pittore… che cosa vi aspettate?! Ebbe una vita mooolto simile a quella di suoi altri colleghi: artista di talento, ci lascia alcune opere prima di impazzire e morire. La fama e la fortuna? Quelle come sempre solo dopo la morte. Ma che cosa rende questo libro così importante per il Maestro? Lo stile, la capacità di Fosse di farti entrare nella vita del pittore a tal punto da immaginarti ogni singola pennellata. La capacità di ammaliare il lettore su opere come questa non è da poco, ma Fosse si dimostra in grado di tale compito. "Lui che camminando tra vento e pioggia solo dopo molti anni di pratica della scrittura si rende conto che questo gli ha permesso di conoscere qualcosa che solo lui sa e che gli altri non possono vedere."… e, su questa poetica immagine, vi saluto dandovi appuntamento alla prossima puntata!

(articolo a cura di Carla Gottardi)

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