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Il Club del Libro questa settimana vuole ricordare Alda Merini, poetessa di grande vena e grande follia. Il primo novembre sarà il terzo anniversario della sua morte, e proprio oggi 24 ottobre viene pubblicata dalla Edizioni BeccoGiallo la prima graphic novel a lei dedicata, scritta e disegnata dalla giovane e talentuosa illustratrice Silvia Rocchi.

 

«Sono nata il ventuno a primavera

ma non sapevo che nascere folle,

aprire le zolle

potesse scatenare tempesta».

(da "Vuoto d'amore")

Alda MeriniE tempesta fu nella vita di Alda Merini. Talento precoce, esordisce a quindici anni grazie al suo scopritore Giacinto Spagnoletti. Era dunque già poetessa prima di conoscere il mondo del manicomio durante il suo primo ricovero nel '47, a soli sedici anni. Quando ne esce ha una relazione con Giorgio Manganelli, poeta e uomo sposato. Quando la relazione finisce, Alda si sposa con Ettore Carniti, proprietario di alcune panetterie a Milano, dal quale avrà due figlie. Siamo nel 1953: è l'anno in cui viene pubblicato il suo primo volume in versi, "La presenza di Orfeo". Dalle responsabilità e dalle difficoltà che si trova ad affrontare ritornano le sue ombre, che la portano ad un nuovo ricovero dopo una furiosa lite con il marito: per quasi quindici anni, sarà un andirivieni dalle mura dell'ospedale a casa. Tra un ritorno in famiglia e l'altro, nascono altre due figlie. Dopo tutto, lei stessa ricorda di essere rimasta viva in manicomio anche grazie alle visite del marito. Ma il 7 luglio 1983 Carniti muore e Alda, rimasta sola e ignorata dal mondo letterario, cerca inutilmente di diffondere i propri versi. Inizia a comunicare telefonicamente con il poeta Michele Pierri, che sposerà nell'ottobre del 1983 andando a vivere a Taranto. L'anno seguente viene pubblicato il suo capolavoro, "La Terra Santa". Dopo qualche anno ed un nuovo ricovero in ospedale psichiatrico, Alda Merini ritorna nella sua casa sui Navigli, con le sue stanze piene di lei, ricolme di ogni cosa, di poesia. Questa casa resa sua dall'abitudine di scrivere i suoi appunti sui muri ("sulla carta li perderei, sui muri prima o poi li trovo..."), il luogo dove incontrava amici, colleghi e giornalisti. Da qui comincia a prendere quota, scrive tantissimo e conquista la sua serenità. Infatti, inizia il suo successo televisivo con gli inviti nel talk show di Maurizio Costanzo, che la rendono un fenomeno mediatico con la sua voce arrochita dalle sigarette, con i suoi discorsi profondi ma che attiravano il pubblico. Grazie a lei molti scoprono la poesia, unico caso di poeta italiano che vendesse moltissimo. Un'anima semplice ma contorta, con mille sfaccettature che hanno preso forma nelle sue parole e nei suoi versi, diventando la sua Poesia. Nella sua poesia si trova lei, che mise a nudo la sua anima sensibile e che visse la scrittura come se fosse "una questione di vita o di morte", e la usò per descrivere i manicomi, trasfigurandone l'immagine e rivelandone le crudeltà. Il manicomio non diede vita alla sua vena poetica, ma  fu un modo per cercare di mascherare, di lottare, reinventando le sue esperienze. È proprio in manicomio che Alda Merini ha conosciuto la solitudine, ma anche l'amore di quelli considerati diversi, peccatori perché malati: "Ma poi scoprii che i pazzi avevano un nome, un cuore, un senso dell’amore e imparai, sì, proprio lì dentro, imparai ad amare i miei simili… E qualcuna, la sera, arrivava a rimboccarmi le coperte e mi baciava sui corti capelli".

È questa donna che Silvia Rocchi omaggia con una biografia cartonata, che lascia alla grafite il compito di raccontare, con uno stile innovativo e quasi infantile, la vita di Alda Merini, agli esordi, ai ricoveri, alle difficoltà di affermarsi come poetessa. Un omaggio delicato, che non può mancare tra i libri di quanti hanno seguito, apprezzato e amato la grande poetessa.

"Io la vita l'ho goduta tutta, a dispetto di quello che vanno dicendo sul manicomio. Io la vita l’ho goduta perché mi piace anche l’inferno della vita e la vita è spesso un inferno…. per me la vita è stata bella perché l’ho pagata cara”

“Che cosa mi manca? Mi mancherebbe tanto di morire, perché io l’inferno della vita me lo sono goduto tutto.”

Alda Merini

(articolo a cura di Katya Scarvaglieri)

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