Continua la nostra avventura con la rubrica "Una certa idea di mondo" di Alessandro Baricco. In questo appuntamento, una nuova opera filosofica, che mette a confronto Leibniz e Spinosa ed il loro pensiero; un romanzo che racconta della prima notte di nozze di due giovani negli anni '60, che cercano di vincere i tabù ancora vigenti all'epoca; il "Dizionario del Diavolo", opera di acume, cinismo e humor, da tenere sempre sul comodino; infine, un Grande Maestro, Erodoto, e la sua grande opera: le "Storie".

Non è una novità trovare, tra i libri proposti da Baricco, il genere filosofico. Quello che caratterizza "Il cortigiano e l'eretico" di Matthew Stewart è che mette a confronto due filosofi, rispettivamente Leibniz e Spinoza, nel loro pensiero riguardo Dio. Entrambi, infatti, vissero nell'epoca di passaggio tra l'ordine teocratico medioevale e la laicità moderna, pertanto videro con i propri occhi i primi passi della secolarizzazione del cristianesimo. In quest'opera, l'eretico è Spinoza, egli fu infatti scomunicato per la sua visione di Dio molto in linea con la scienza moderna, mentre Leibniz è il cortigiano perché va sempre alla ricerca di corti che lo mantengano e in lui è rappresentato il dramma dell'uomo moderno che, resosi conto di non esser più al centro dell'universo, soffre e cerca in tutti i modi di dare un significato alla sua stessa esistenza. Baricco? Beh lui, di formazione cristiana, non riesce - per lo meno, a mio giudizio - a prendere una posizione netta nei confronti dell'uno o dell'altro personaggio.
Che dire delle convenzioni sociali? Una prima risposta che viene da dare è sicuramente che anche oggigiorno, per quanto sembri che tutto sia concesso, ne esistono ancora tantissime... certo è che la maggior parte non sempre viene rispettata. Il motivo?? Per molti, altro non sono che una vera e propria gabbia dietro la quale rinchiudere se stessi e i propri sentimenti. Se questo non ci pare doversi condividere in relazione a quelle convenzioni che prevedono, ad esempio, di salutare la persona che si incontra, qualche osservazione in più certamente è da farsi nel caso in ci trovassimo in una prima notte di nozze negli anni '60... E' di questo che si occupa l'opera di Ian McEwan "Chesil Beach": una giovane coppia nella prima notte di nozze che cerca di vincere i tabù dati dalle innumerevoli convenzioni sociali dell'epoca. E se vi dicessi che a Baricco McEwan non piace? Beh, le domande che sorgono a questo punto sono due: la prima, per i più curiosi è "perché?", la seconda, invece, "perché allora parla di un suo libro?". La risposta alla prima domanda è lo stile: McEwan è troppo preciso, meticoloso, ama i numeri e le cose che quadrano. La risposta alla seconda, invece, è la trama: l'autore, secondo Baricco, è bravissimo a rendere quello che effettivamente deve essere stato... urgenza, ribrezzo, paura e puro desiderio.
Dopo di che, siamo alla volta di un'opera che chi scrive vi consiglia vivamente di tenere sempre sul comodino e, di tanto in tanto, darvi una scorsa. Si tratta del "Dizionario del Diavolo" di Ambrose Bierce. E' un'opera nella quale l'acume, il cinismo e lo humor dell'autore la fanno da padroni, pertanto sembra non poter fare a meno di deliziarsene. Opera che lo stesso Baricco dichiara di aver scoperto per puro caso, leggendo per sbaglio una rivista per intellettuali americani. Dopotutto, non si può non stimare un autore che arriva a dare simili definizioni:

immaginazione = magazzino di fatti, in comproprietà fra il poeta e il bugiardo.

autostima = stima mal riposta.

nichilista = un russo che nega l'esistenza di tutto, tranne di Tolstoj. Capo di questa scuola è Tolstoj.

Chiudiamo questa puntata con un altro grande Maestro: Erodoto. Con le sue "Storie", infatti, riesce anche a distanza di secoli a "disintossicarci" da quegli autori pesanti e melensi che non sempre ci vanno giù... Semplice e chiaro, con la sua prosa ben curata, introduce per la prima volta sullo scenario letterario il concetto stesso di storia, la quale per lui aveva come significato primario quello di "indagine" e di "ricerca"... è così che ci si trova davanti a come avveniva lo sposalizio degli Illiri, che consisteva in un'asta delle donne più belle e in una cessione con denaro di quelle più brutte, piuttosto che ai modi con cui gli Sciti svuotavano il cranio ai nemici... Difetto del Grande Maestro? E' indubbiamente il fatto che, scrivendo per un pubblico pagante, era piegato a dover, di tanto in tanto, raccontare non ciò che fosse vero, ma ciò che ai mecenati piacesse... E' così che si passa dal semplice indagare al più colorito "raccontare storie".

(articolo a cura di Carla Gottardi)

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