Esther BéjaranoCi sono due tesi che, ogni anno, si contrappongono nelle celebrazioni per la Giornata della Memoria. C'è chi dice che si fa troppo rumore, che il modo migliore per ricordare la Shoah è il silenzio. Che le nuove uscite in libreria, le manifestazioni, tutto questo parlarne nelle associazioni, nelle biblioteche e nelle scuole sia quasi una violenza nei confronti di chi, quegli orrori, li ha vissuti. Ma c'è anche chi pensa che è proprio parlandone, raccontando, che, da quegli orrori, gli stessi che li hanno vissuti possono uscirne. Confrontarsi con le nuove generazioni, educarle perché ciò che è successo sia compreso in tutta la sua brutalità e mai più si ripeta. Esther Béjarano la pensa proprio così, e non si stanca – nonostante l'età avanzata - di girare il mondo portando la sua esperienza di deportata ad Auschwitz e Ravensbrück. Lo fa in un modo particolare, quello che probabilmente le riesce meglio, essendo lei una musicista: cantando! In un volume, "La ragazza con la fisarmonica", uscito anche in occasione della Giornata della Memoria dalle Edizioni Seb27, Esther si racconta...

"La ragazza con la fisarmonica"Esther Béjarano nasce in Germania nove anni prima dell'ascesa al potere di Adolf Hitler, in una famiglia di musicisti di origine ebraica. Proprio la musica le ha salvato la vita: se per i detenuti dei lager la musica svolgeva una funzione di "capitale di sopravvivenza", una grande ricchezza immateriale che consentiva loro di far sopravvivere la propria anima, tanto più lo era per chi aveva anche l’occasione di far parte delle Kapellen, circostanza che diminuiva le probabilità di venire gassati o fucilati. La presenza di orchestre è stata accertata in almeno ventuno campi di concentramento, tra cui Auschwitz, nel quale fu internata Esther per un certo periodo, prima di venire trasferita a Ravensbrück. Esther sapeva suonare il pianoforte ma, quando chiesero se vi fosse una fisarmonicista, non esitò comunque ad alzare la mano... così imparò a far suo quel nuovo strumento, e si salvò. Oggi Esther è una delle ultime superstiti viventi tra le donne che insieme a lei suonarono in quel luogo d'inferno.
Dopo la Liberazione, persi i genitori e la sorella, Esther decide, come altre decine di migliaia di ebrei, di emigrare in Palestina, ma nel 1960 decide di tornare, con il marito e le due figlie, in Germania. La sua attività musicale si fonde con l'impegno sociale, con la definitiva presa di coscienza del valore della sua esperienza e la volontà di condivisione. Ad Amburgo, insieme ad altri ex internati sopravvissuti, fonda l'Auschwitz Komitee Deutschland.
Ma non solo. La memoria è importante, ma costruire un futuro migliore lo è forse ancora di più. È ancora necessario insegnare l'uguaglianza e la tolleranza, soprattutto ai giovani: e quale miglior genere del rap per arrivare a loro? Alla veneranda età di 88 anni, Esther canta, con i suoi gruppi Coincidence e Microphone Mafia, un repertorio di canti di libertà di ogni luogo e tempo, da Brecht a Theodorakis, a canti yiddish e della Resistenza.
In occasione del suoi ultimi concerti in Italia, nel 2011, Esther incontra Antonella Romeo e nasce l'idea di un volume, da poco dato alle stampe dalle Edizioni Seb27, in una collana realizzata in collaborazione con l'Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea "Giorgio Agosti" di Torino: "La ragazza con la fisarmonica. Dall’orchestra di Auschwitz alla musica rap. Antonella Romeo, curatrice del saggio, ci ha spiegato: <<Il libro è diviso in due parti, di cui la prima è la traduzione di un manoscritto di Esther Béjarano, in cui ha raccontato la sua vita. Lo abbiamo trovato a casa sua, sparso in un armadio, e lo abbiamo ricomposto mettendo insieme le pagine. E poi ho condotto diverse ore di intervista con lei, tra l'Italia e la Germania, sulla sua vita, sul mondo, la storia, la politica, un po' di tutto. Lei è una persona molto carina: oltre ad essere intelligente e lucida, è anche molto amabile.>>. Un lavoro molto complesso ed articolato, con apparati storici e moltissime note: <<L'idea è quella di farlo diventare anche strumento didattico nelle scuole, perciò cerchiamo di dare tutte le coordinate possibili perché nulla rimanga un mistero nella lettura.>>. Insieme al libro, inoltre, un DVD contenente stralci delle interviste di Esther e dei suoi concerti.
Non solo quindi le memorie di una sopravvissuta all'Olocausto, ma la vita di un'artista, i suoi pensieri e le sue considerazioni. Tutto ciò permette di fare un ritratto a tutto tondo di questa donna forte, libera e coraggiosa, che anche grazie alla musica è sopravvissuta e sempre grazie alla musica vive portando un messaggio di pace e di speranza.

(articolo a cura di Elisa Gelsomino)

Fonti: Edizioni Seb27Enciclopedia della Musica, Einaudi ed.