Alessandro BariccoPenultimo appuntamento di questo lungo viaggio. La barca sta ormai raggiungendo il porto e le fila del nostro discorso possono ormai essere ben tirate. In quest'episodio veleggiamo sul sentimento dell'amore per la patria in "La trilogia della città di K" di Agota Kristof, andiamo ad esplorare il male e la realtà misteriosa dei viventi con "2666" di Bolano e non ci facciamo mancare esemplari del genere letterario storico, che ormai abbiamo capito essere il genere preferito dalla nostra guida: in particolare, abbiamo un'opera sul nazismo e le sue origini con "Le origini culturali del terzo Reich" di George L. Mosse e un'opera che ci racconta, invece, l'avvento della modernità con la nascita del consumismo in tutte le sue forme, "L'impero irresistibile" di Victoria De Grazia.

"La trilogia della città di K", è l'opera più famosa – nonché più tradotta - di Agota Kristof, nella quale l'autrice analizza il problema del distacco. Agota, giovane ungherese, ha dovuto infatti lasciare la sua terra d'origine per trasferirsi in Svizzera con il marito e il figlio, una volta che la sua amata patria è stata invasa dai sovietici. Tale trauma è rimasto in lei talmente radicato che addirittura, nell'opera in esame, analizza il rapporto tra due fratelli gemelli, le cui sorti seguono strade parallele una volta che la città in cui vivono viene assediata... l'uno decide di rimanere e non abbandonare il suo terreno, l'altro invece fugge. Anche nella tradizione letteraria italiana l'amore per la patria è spesso oggetto d'analisi nelle opere di grandi autori, si pensi al buon vecchio Foscolo, che ancora oggi mi commuove con il suo verso "Un dì s’io non andrò fuggendo di gente in gente"... Tuttavia, Baricco sottolinea l'asprezza, la crudeltà e la tristezza con cui l'autrice affronta la tematica nonché la sua semplicità di linguaggio, un linguaggio fatto prettamente di verbi essere e avere, ma usati con una tale maestria che forse nemmeno il più grande dei nostri prosagisti italiani contemporanei saprebbe eguagliare.
La xenofobia, ahimè, è un termine che tutti conosciamo e che amari eventi storici ci ricordano a quali estreme e tristi conseguenze ci ha portati... da poco, infatti, anche con il Club del Libro abbiamo, a nostro modo, da cultori della lettura, ricordato il dramma della Shoah. Una domanda, tuttavia, che sorge spontanea dopo aver visto film come "La vita è bella", "Schindler's list", "Il pianista" è: ma che diavolo passava in mente ai tedeschi all'epoca? Si erano del tutto bevuti il cervello?? George L. Mosse con il suo "Le origini culturali del terzo Reich" abbraccia la storiografia che propende per le analisi multifattoriali e macroscopiche, collocandosi in linea ad esempio con Carlo Ghinzburg, e vede l'aberrazione nazista come il risultato di ideali e convinzioni che, ormai da tempo, "erano in circolo nel sistema sanguigno della mentalità tedesca". Certamente, è molto difficile discostarsi da una simile interpretazione, anche se questo non deve portare a stigmatizzare e accusare molti pensatori e ideologi tedeschi... primo fra tutti Nietzesche, il cui superuomo è stato troppe volte e, a mio parere in maniera alquanto forzata, identificato con il "perfetto ariano".
Tante volte, anzi spesso, la cara ambita fama per un'artista arriva dopo la morte, nonostante lui l'abbia più o meno agognata tutta la vita... E se vi dicessi, invece, che c'è chi, come Roberto Bolano, autore cileno, venuto a sapere che gli rimanevano pochi anni di vita, per garantire un futuro stabile alla sua famiglia soprattutto da un punto di vista economico, ha deciso di scrivere dei racconti che i suoi familiari avrebbero potuto pubblicare dopo la sua morte? Persona previdente direte voi... eppure l'ironia della sorte ha voluto che i figli, una volta morto il padre e trovati tali racconti, li pubblicassero in un'unica raccolta, ricavando meno di quanto Bolano si era augurato... La storia, o forse le storie, in "2666" narrano di fatti ed elementi diversi: dalla storia di critici letterari, al timore di un professore universitario per le sorti della figlia, alle tre generazioni di una famiglia tedesca. Bene, a questo punto uno si potrebbe chiedere: e perché mai vederle come un racconto unitario? Per quanto Bolano, infatti, non avesse avuto tale intenzione, i figli, da bravi lettori, hanno ben compreso che in verità tutti i diversi elementi dei racconti si univano e si incastravano perfettamente come i tasselli di un puzzle... Che cosa ne esce da tale impasto? Per il buon Maestro Baricco, si può riassumere in sette parole: "il male e il mistero dei viventi".
Andare a fare la spesa al supermercato oggi giorno è diventato un gesto quotidiano e il più delle volte quasi del tutto indispensabile. A volte, ad aver tempo, è quasi piacevole perdersi tra gli scaffali, guardare i prodotti nuovi o semplicemente scovare una buona offerta... Cosa c'entra questo discorso con un libro, mi direte: non si va al super per leggere né tanto meno a comprare libri - anche se, in alcuni reparti, oggi giorno sono venduti. Semplicemente c'è chi, come Victoria De Grazia nel suo "Impero irresistibile", ha studiato non solo la nascita dei supermercati, a cui possiamo ben dare una data - il 1957 - ma anche il loro affermarsi come vero e proprio fenomeno di massa, nonché come strumento indispensabile per la quotidianità. Lo sapevate che prendere un prodotto dallo scaffale in verità è un puro atto di libertà del consumatore? E anche voi le prime volte che vi aggiravate tra le diverse corsie non vi siete sentiti un po' come quegli americani dei telefilm che tanto ci piacciono? Bene, la De Grazia, con un'analisi accurata e con abile maestria, analizza un fenomeno che ci riguarda molto da vicino e che da quando è sorto non ha fatto che modificare definitivamente la nostra realtà.

(articolo a cura di Carla Gottardi)

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