Amazon fa il suo ingresso in Italia solamente nel 2010, ma è stato creato da Jeff Bozes addirittura nel 1994 e, in pochi anni, è diventato uno tra i primi siti di e-commerce, padre del gettonatissimo Kindle. Vola alto, è famoso in tutto il mondo. Ma, se i guadagni sono vertiginosi, lo sono altrettanto le polemiche...

AmazonNel 2010, poco prima dello sbarco in Italia di Amazon, piovono pesanti critiche in USA e Canada per la messa in commercio un libro per pedofili (di cui non intendiamo citare né l'autore né il titolo). L'autore si difende dicendo che è una guida per non essere fraintesi e per capire dove sta il limite tra adulto affettuoso e pedofilo, Amazon si difende dicendo che si tratta di un libro autopubblicato e che non è sua abitudine censurare i libri...

L'anno successivo, un articolo sul giornale "La Repubblica" descrive come legge "anti-Amazon" la legge Levi, attraverso la quale vengono fissati dei paletti alle offerte sui libri. Certo, si può essere d'accordo o meno con un'iniziativa del genere: da consumatori si storce il naso, ma chi ha una piccola impresa ne è di certo contento. Alcuni pensano però che una legge del genere possa essere controproducente e, anziché proteggere le piccole imprese, danneggiare l'intero mercato, limitando anche le offerte delle librerie di quartiere, che di solito vivono di clienti affezionati.

Nel 2012, poi, Amazon viene contestata da molti espositori per la presenza al Salone del Libro di Parigi con uno stand di 80 mq per pubblicizzare il Kindle, oggetto tecnologico a noi ben noto, che potrebbe ridurre sul lastrico tantissimi operatori del settore.

Sempre nel 2012, si apre una feroce polemica negli USA, dove Amazon viene accusata di vendere libri simili ad altri più famosi. Per fare un esempio: un certo Isaac Worthington ha pubblicato una biografia su Steve Jobs, proprio come Walter Isaacson... ed entrambi hanno scelto come titolo il nome del fondatore di Apple. Stessa storia per "Uomini che odiano le donne". Titoli molto similari a basso costo.

Ma non finisce qui. Amazon è stata inoltre inquisita in Inghilterra, in quanto avrebbe sede - fittizia - in Lussemburgo al solo scopo di pagare meno tasse.

Arriviamo in questo 2013, iniziato da poco e che ha visto una nuova bufera abbattersi su Amazon. Qualche settimana fa, una notizia fa il giro del mondo e rimbalza sui giornali, nei TG, nel web: in Germania i lavoratori dei magazzini Amazon sono in nero, sottopagati nonostante lavorino ben più delle otto ore sindacali, costretti a vivere in capannoni fatiscenti e a subire vessazioni ed angherie dalle guardie di sorveglianza. Questi vigilantes vestono Thor Steinar, marca per simpatizzanti neonazisti - vietata negli stadi e scartata dallo stesso listino Amazon - e la loro ditta si chiama "H.e.s.s. Security". A questo punto, è d'obbligo pronunciarsi: non si deve essere per forza un no-global per decidere che questo è sbagliato. I neonazisti dovrebbero essere affare di pochi gruppi di giovani "invasati", non di un'azienda a livello mondiale. E, anche se adesso la Germania decidesse di usare il pugno di ferro, probabilmente Amazon si sposterebbe in un altro Paese, un Paese in cui veder entrare gli stabilimenti della Amazon e tutti i suoi posti di lavoro farebbe gola...

Amazon ci fa risparmiare davvero? Beh, è lo specchio del grande mercato, che può permettersi di tenere prezzi bassissimi perché vende un numero altissimo di prodotti, a dispetto dei piccoli commercianti che hanno vendite da piccoli numeri e quindi sono costretti ad aumentare i prezzi. Per essere maggiormente chiari: io e Amazon compriamo lo stesso prodotto, un cd, allo stesso prezzo, 5 euro. Amazon però ne compra 100.000 pezzi e quindi il produttore gli concede uno sconto, vendendoglielo a 4 euro. Vendendolo al pubblico a 5 euro e togliendo tasse e costi di produzione, Amazon ci guadagna 10 cents che, moltiplicati per il volume di vendita (100.000) realizzano un utile di 10.000 euro! Io, invece, ne compro 10 - quindi me li vendono a 5 euro -, li vendo al pubblico a 10 euro e, se li vendo tutti e 10, ho un ricavo lordo (che è diverso dall'utile, perché nel ricavo sono esclusi costi e tasse!) di 50 euro. Capite la disparità? Senza contare il fatto che è decisamente più probabile che vengano comprati 100.000 cd da Amazon che non 10 da me...

Decidere se spendere poco e favorire le grandi aziende o spendere di più per comprare dai piccoli commercianti è una scelta personale. Ma se io tenessi nel mio negozio una ragazza in nero, a cui faccio fare i lavori più pesanti, e che per di più tratto male e pago una miseria, immagino che voi non verreste di certo più a comprare da me, giusto? Invece, Amazon ha un pubblico talmente ampio che, nonostante le terribili polemiche di cui è oggetto, può avvalersi di due tipi di clienti: quelli che non lo sanno perché non si informano, e quelli che fanno finta di niente (perché tu compri da casa tua, dalla privacy del tuo pc e non devi mostrare a tutti che compri da Amazon).

Molto spesso, i soldi che spendete in più per fare acquisti in una piccola libreria sono ricompensati dall'aiuto del libraio nel consigliarvi o meno un libro, nel raccontarvi trama o suggerire un altro libro del medesimo autore, nel piacere che c'è a girare tra gli scaffali, nella stessa "atmosfera letteraria" in cui potete immergervi.

Perciò, ripeto, decidere dove acquistare è una scelta personale, però fate in modo di non rientrare nella prima categoria: informatevi!

(articolo a cura di Elisa Zonca)

Se vuoi collaborare con la Rubrica Letteraria del Club del Libro, segnalarci iniziative interessanti o semplicemente comunicare con noi, scrivici a:

Mail