Alessandro Baricco

E con quest'episodio volge definitivamente al termine la nostra attraversata in quella "certa idea di mondo", per lo meno letterario, che si è fatto il grande Maestro Baricco, dopo anni di studi, ricerche, ma soprattutto letture.
In quest'ultima occasione troviamo un'opera a metà tra poesia-prosa e canzone, con "Le scimmie sono inavvertitamente uscite dalla gabbia" di Dario Voltolini, l'opera storica relativa alla campagna di Russia con Napoleone a Mosca di Anka Muhlstein, si riscopre un autore italiano che per molti è sepolto sotto la polvere: Fenoglio, infine si conclude con l'autobiografia del padre dell'evoluzionismo.

Vi è mai capitato di leggere un libro mezzo bianco? Detta così può creare molta confusione questa domanda eppure forse qualche arguto potrebbe rispondere: "certo, i libri di poesie". Tuttavia, il quartultimo libro che troviamo nella rassegna di Baricco è, come lui stesso dice, quell'anello di congiunzione che sta tra prosa e poesia. In "Le scimmie sono inavvertitamente uscite dalla gabbia", Dario Voltolini si destreggia in una maniera originale, ma quanto mai bizzarra con la punteggiatura. Inizia con la lettera maiuscola, va a capo solo dopo qualche parola e dimentica totalmente quello che sono virgole e punti fino all'ultima pagina.
E' quel modo di scrivere, che ricorda un po' i testi delle canzoni secondo il Maestro... e quindi che fare con un libro che pretende di descrivere che cosa succederebbe se le scimmie una volta uscite dalle gabbie si mettessero ad osservare la vita e le abitudini umane?? Non lo si può di certo far mancare alla nostra libreria!!
Dal momento che, come abbiamo scoperto, il Maestro Baricco è un vero fanatico del genere letterario storico, anche in quest'ultima occasione non poteva lasciarci senza un consiglio di tale natura. E per gli amanti della storia quale episodio migliore  della famigerata campagna di Russia si può trovare per un libro?
Anka Muhlstein nel suo "Napoleone a Mosca" descrive con parecchia cura dei dettagli quella che fu una delle più grandi sconfitte di tutti i tempi, ma anche la riprova storica che l'astuzia e l'abilità strategica militare possono sempre vincere anche contro il più grande e numeroso degli eserciti.
Il metodo della "terra bruciata" infatti non solo permise ai russi di prendere tempo, ma creò parecchia incertezza anche tra le fila francesi al punto che il numero di coloro che si ritiravano in una giornata era divenuto pari a quello degli uomini che l'esercito francese avrebbe perso in una normale battaglia...
Ogni giorno i problemi che si presentavano a Napoleone erano molteplici, ma il primo fra tutti era quello di scegliere se proseguire nella marcia, andando incontro all'inverno o semplicemente, dato che il nemico non si faceva vedere dichiarare la sua vittoria... sappiamo tutti però che la scelta presa non fu di certo quella migliore.
Se ci venisse chiesto di dire chi sono per voi i grandi della letteratura italiana cosa rispondereste? Bhe, qualsiasi studente potrebbe iniziare ad elencare, Dante, Foscolo, Leopardi, Manzoni e via ancora con Calvino, Pirandello, Saba. Nessuno, a mio avviso, vi citerà Fenoglio.
Bene, Baricco, invece, elencando quest'autore nella sua cinquantina di opere vuole ridargli quel lustro e quel rispetto che merita.
Purtroppo, infatti, si tende a dimenticarlo e solo qualcuno se lo ricorda per "Il partigiano Jhonny", come se fosse la sua prima e unica opera. Non è così. Tra i diversi scritti dell'autore secondo Baricco merita essere letto "La paga del sabato" che narra la storia di un giovane che, terminata la Resistenza, riprende la vita normale, nella quale, tuttavia, non riesce più a trovarsi.
Proprio come Fenoglio che, precursore della scrittura moderna, non trova concreti riscontri del suo operato nella sua epoca, tant'è che Vittorini aveva criticato "La paga del sabato" come "troppo cinematografica".
Come poter concludere questa rassegna annuale di libri se non con qualcosa di personale? E qual è il genere che più di tutti permette all'autore di smascherarsi e mettersi a nudo? L'Autobiografia. Tra le tante però, Baricco, sceglie quella di Charles Darwin per sottolineare, ancora una volta come in verità la scrittura sotto sotto non sia altro che una costante e raffinata ricerca. Tutto nell'opera di Darwin ci comunica questo, la prosa pacata, dolce e sempre meticolosamente precisa, il tono, per non dire delle modalità con cui l'autore ha lavorato a tale prodotto: ogni giorno, per almeno un'ora nel pomeriggio, seduto al suo tavolino. 
Ed è con questa immagine dello scienziato piegato nel suo lavoro che Baricco ci saluta.

(articolo a cura di Carla Gottardi)

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