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L'anno scorso si sono celebrati i 150 anni dalla nascita dello scrittore e, proprio qualche settimana fa, è stata resa nota la notizia del ritrovamento del luogo esatto in cui Emilio Salgari si tolse la vita nell'aprile del 1911. A più di un secolo di distanza dal tragico accadimento, si è ricostruito l'ultimo giorno dello scrittore, conosciuto in tutto il mondo per i suoi romanzi d'avventura, padre di Sandokan, amatissimo da personalità come Gabriele D'Annunzio, Cesare Pavese, Luis Sepulveda, Borges e Che Guevara.

Ritratto di Emilio SalgariNato a Verona nel 1862, abbandonò molto presto gli studi al Regio Istituto Tecnico e Nautico e, accantonato il sogno di diventare capitano di marina (pur continuando, per tutta la sua vita, ad autodefinirsi Capitano), si dedicò al giornalismo. Collaborò con diverse testate e pubblicò a puntate su giornali alcuni tra i suoi romanzi più conosciuti – uno fra tutti, Le tigri di Mompracem.
Le sue opere hanno atmosfere esotiche che portano, col pensiero, in India, in Malesia, nel Mar dei Caraibi, in terre sconosciute: Salgari, però, non girò il mondo, ma conobbe queste terre incontaminate ed affascinanti solamente attraverso pagine di enciclopedie e volumi, che sfogliava nelle biblioteche.
Dopo il matrimonio con Ida Peruzzi, attrice di teatro, e la nascita della loro primogenita, la famiglia Salgari si trasferì, nel 1893, in Piemonte, prima nel canavesano e poi a Torino in corso Casale 205, dove ancora oggi troneggia una targa nella facciata del palazzo a sua memoria.
Quattro anni più tardi, su proposta della regina Margherita di Savoia, venne insignito "Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia".
Emilio Salgari ha riscosso un enorme successo popolare (diversi titoli raggiunsero le 100.000 copie), anche all'estero, ed è stato un autore estremamente prolifico, pubblicando, in neppure trent'anni di attività, quasi novanta romanzi – quasi tutti raggruppati in cicli, tra cui quello dei Pirati della Malesia o quello del Far West - ed oltre cento racconti, anche utilizzando svariati pseudonimi. Definito "cottimista della penna", era obbligato dai contratti con gli editori a scrivere tre libri l'anno. I suoi guadagni, comunque, non erano rapportati alla mole del suo lavoro e, quasi sempre, erano solamente i suoi editori ad arricchirsi sulle sue opere. Salgari, infatti, non divenne mai ricco, ma anzi visse anche nella "semi-miseria od anche di più", come scrisse egli stesso, e morì chiedendo ai suoi editori di provvedere alle spese del suo funerale.
A questa condizione di malessere, si aggiunse la scarsa considerazione di cui godeva nei circoli letterari, che minava la sua autostima e la sua dignità di scrittore. Se, infatti, tantissimi erano i suoi lettori, altrettanti erano quanti lo denigravano. Forse per la prosa poco curata, dovuta al fatto che, dovendo scrivere molto, spesso Salgari non correggesse né rileggesse i suoi manoscritti prima di consegnarli agli editori per la pubblicazione; forse perché uno scrittore che scrive "a cottimo" si presumeva non avesse in grande considerazione la sua stessa arte; forse perché, con i suoi racconti esotici e d'avventura, infrangeva le tradizioni letterarie dell'epoca, trasmettendo messaggi insoliti e ritenuti non idonei soprattutto per i più giovani: la vendetta, la violenza, la sensualità. Fatto sta che Emilio Salgari è stato imitatissimo dopo la sua morte, con oltre un centinaio di scritti apocrifi, alcuni addirittura di proposito commissionati a dei ghostwriter.
Le fatiche della vita che conduceva lo portarono ad un esaurimento nervoso e ad un primo tentativo di suicidio nel 1909, dal quale venne salvato in tempo e senza gravi conseguenze.
Il 25 aprile del 1911, una settimana dopo il duro colpo del ricovero in manicomio dell'amata moglie, lasciò sul tavolo tre lettere – per i figli, i direttori di giornali, gli editori – e, verso le 8 del mattino, uscì di casa con indosso l'abito della festa ed in tasca un rasoio, dirigendosi verso Val San Martino, zona collinare che sovrasta corso Casale a Torino, dove Salgari era solito andare a fare scampagnate con la famiglia. Si addentrò nel fitto bosco di Villa Rey, fumò un'ultima sigaretta, piegò la giacca, si slacciò camicia e gilet e, con il rasoio, s'incise l'addome e la gola. Morì dissanguato, stringendo in mano il rasoio, e venne ritrovato solamente dieci ore dopo da una lavandaia di passaggio. Morì proprio accanto all'unico masso del bosco di Villa Rey, punto di riferimento per ritrovare il luogo esatto in cui Emilio Salgari esalò il suo ultimo respiro.

(articolo a cura di Elisa Gelsomino)

Fonti: La Stampa, emiliosalgari.org, emiliosalgari.it, Wikipedia

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