Con la lettura di "Lettere dal carcere" di Antonio Gramsci, Libro del Mese di Aprile 2013, il Club del Libro affronta un tema storico ancora sentito e dibattuto: quello dell'opposizione antifascista in Italia. Analizzare questo fenomeno significherebbe scrivere pagine e pagine di storia, ma una panoramica generale sull'organizzazione politica dei partiti di opposizione al governo fascista può risultare sicuramente utile per avere un quadro completo della situazione italiana tra la prima e la seconda guerra mondiale.

Antonio GramsciI partiti politici di opposizione si impegnarono tutti nell'opposizione al Fascismo, anche se in maniera diversa, sia sul piano teorico che a livello pratico. I liberali e i popolari, ad esempio, si concentrarono su una lotta teorica e su una salda difesa dei principi liberali e molti esponenti e personalità di spicco furono arrestati o esiliati; il socialismo e il comunismo dal canto loro intrapresero una strada pratica e un'attività molto capillare con azioni di protesta e movimenti di opposizione aperta e duramente repressa.
Il Partito Comunista Italiano fu il perno dell'opposizione antifascista poiché era l'unico partito con la forza e il peso politico necessari per contrastare in qualche modo il Regime. Il PCI riuscì dunque quasi sempre a far sentire la sua voce come partito di opposizione e ad inserire nelle file del governo anche i propri esponenti, con sindacati e movimenti giovanili, anche se il prezzo che pagò fu molto alto perché grande fu il numero degli esiliati, dei mandati al confine, dei giustiziati, dei carcerati. Lo stesso Gramsci, leader del partito, fu tenuto prigioniero dal 1926 fino al 1937, quando fu liberato soltanto per via di pressioni internazionali e comunque poco prima della sua morte.
Da parte loro, i socialisti si fecero fautori di uno dei movimenti di lotta al Fascismo meglio organizzati del Paese. L'esperienza vide la luce inizialmente in Francia, con l'istituzione nel 1927 della cosiddetta "Concentrazione antifascista", la quale però non divenne un propulsore politico di lotta al totalitarismo come i suoi fondatori avevano sperato. Tuttavia questo primo esperimento costituì il precedente fondamentale per la nascita, nel 1929, del movimento "Giustizia e libertà", creato tra gli altri da Carlo Rosselli, successivamente vittima del Fascismo insieme al fratello Nello. L'obiettivo ispiratore di questo movimento fu quello di creare un fronte comune contro il Fascismo, unificando il peso politico di socialisti, repubblicani e liberali, svolgendo un'intensa attività di propaganda e sensibilizzazione antifascista anche a livello internazionale.
Gli sforzi come si vede furono quindi notevoli, ma l'opposizione antifascista non riuscì mai ad influenzare la vita politica italiana negli anni bui del Fascismo. Mentre il Regime però continuava a disilludere i suoi sostenitori con azioni politiche sempre peggiori (le leggi razziali su modello nazista così poco consone all'Italia con le sue comunità ebraiche numerose e integrate; gli sforzi economici per sostenere la guerra in Etiopia che così poco era sentita dalla popolazione; il progetto di governo dell'Italia per se stessa, cioè di governo autarchico, che non faceva i conti con la mancanza di materie prime che costringeva comunque il Paese ad importare dall'estero...), i movimenti antifascisti continuarono a crescere tanto da creare quel sentimento popolare di rivolta dal basso che costituì il motore della rivolta contro il potere al governo negli anni del secondo conflitto mondiale.

(articolo a cura di Francesco Gioia)

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