Antonio Gramsci, (del quale proprio questo mese stiamo leggendo "Lettere dal carcere") fondatore e segretario del Partito Comunista italiano, è morto in prigionia, scontando una pena di vent'anni impartitagli dal regime fascista per motivi politici. Pochi anni dopo, i partigiani nascosti tra le colline e le montagne d'Italia si impegnavano nella lotta armata contro il nazifascismo intonando canzoni come la rossissima "Fischia il vento" o la celeberrima "Bella ciao", diventate simbolo della Resistenza.

Partigiani"Bella ciao" è senz'altro la canzone più popolare legata al Movimento partigiano italiano e ne è diventata l'inno. Cantata in tutto il mondo, soprattutto dal '68 in poi, dai movimenti comunisti ed anarchici, dai collettivi operai e studenteschi, la sua grande diffusione iniziò nel 1948, quando fu cantata da un gruppo di studenti italiani al Festival della Gioventù di Berlino. Ma pare proprio che "Bella ciao", durante la seconda guerra mondiale, fosse cantata solamente da alcuni gruppi partigiani emiliani: a questo proposito, e non a torto, Cesare Bermani ha parlato di "invenzione di una tradizione" poiché, in realtà, la canzone dei partigiani era un'altra... "Fischia il vento", scritta su una canzone russa del 1938, "Katiuscia: ma troppi erano i riferimenti diretti, nel testo, al comunismo ed al socialismo (<<bisogna andar a conquistare la rossa primavera in cui sorge il sol dell’avvenir […] torna fiero a casa il partigian sventolando la rossa bandiera>>) e così, dopo la guerra, si preferì "Bella ciao, maggiormente politically correct, che, riferendosi genericamente all'"invasore" piuttosto che ad ideologie politiche, metteva d'accordo praticamente tutti.

MondineUna mattina mi son svegliata
O bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao
Una mattina mi son svegliata
E ho trovato l’invasor.
O partigiano portami via
Che mi sento di morir.
E se io muoio da partigiano
Tu mi devi seppellir.
Seppellire lassù in montagna
Sotto l’ombra di un bel fior.
E le genti che passeranno
Mi diranno che bel fior.
È questo il fiore del partigiano
Morto per la libertà.

Come spesso accade quando si tratta di canti popolari, è difficilissimo trovare un'origine certa, sia per quanto attiene alla melodia che al testo. Sono aperte, ancora oggi, molteplici ipotesi e gli etnomusicologi sono ancora alla ricerca di nuovi indizi. Vi sono analogie nel testo, ad esempio, con altri canti popolari quali "Fiore di tomba" o con una filastrocca per bambini dell'area veneta (“La mia nona l'è vechierella?”). La melodia parrebbe essere yiddish, piuttosto che di una ballata francese del Cinquecento, poi assorbita nel nord Italia e quindi assimilata dalle mondine, che la fecero diventare un canto di lavoro.

De Gregori & MariniAlla mattina, appena alzate
O bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao,
alla mattina, appena alzate
là giù in risaia ci tocca andar
E fra gli insetti e le zanzare
Duro lavoro ci tocca far.
O mamma mia, o che tormento
Io t’invoco ogni doman.
Ma verrà il giorno, che tutte quante
Lavoreremo in libertà.

 

La situazione, però, è decisamente più complicata di quanto sembra: la storia di "Bella ciao", come giustamente definita da Enrico Strobino, è un gomitolo, una matassa molto difficile da sbrogliare ed ancora parzialmente ingarbugliata.
A Giovanna Daffini, cantastorie ed ex-mondina, si devono le prime incisioni della versione partigiana (poi riproposta da nomi come Milva, Giorgio Gaber e i Modena City Ramblers), nonché la ribalta della versione delle mondine. Ma nel 1965 Vasco Scansani, in una lettera a L'Unità, asserisce di aver composto lui, solamente nel 1951, le parole di quella versione di "Bella ciao", per una gara di cori di mondariso. I ricercatori, dall'altro lato, hanno prove della presenza di "Bella ciao" come canto di lavoro nelle risaie già prima della guerra, anche se non con quel preciso testo.
Insomma, lo stato della ricerca è ancora aperto. Quel che è certo è che oggi la versione partigiana di "Bella ciao" è la più nota ed anche la più cantata, soprattutto in occasione della Festa della Liberazione il 25 aprile.
Quella delle mondine gode però di nuova popolarità, essendo stata inserita in un disco che ha venduto oltre 100.000 copie. Il disco d'oro in questione, del 2002, è "Il fischio del vapore" di Francesco De Gregori, che raccoglie canzoni di protesta, di sinistra e partigiane, per farle sopravvivere all'oblio e farle riscoprire ai giovani grazie ad arrangiamenti moderni. Accanto al Principe della canzone italiana, Giovanna Marini: musicista, folklorista e ricercatrice etnomusicale. Un disco che funziona perché queste canzoni <<sono belle, sono la memoria del paese>> (Marini) e perché <<hanno una morale>> (De Gregori). Tra le 14 tracce, oltre alla già citata versione mondina di "Bella ciao", un altro canto tradizionale delle risaie: "Saluteremo il padrone"; canti di emigrazione; canti politici come "Sacco e Vanzetti" e "L’attentato a Togliatti"; alcuni brani del repertorio di Giovanna Daffini, come "Sento il fischio del vapore" e "Donna lombarda di Gualtieri".
Dice Francesco De Gregori: <<Non possiamo guardare al futuro senza conoscere bene il nostro passato; e le canzoni, se le intendiamo in questo senso, possono darci una mano>>.

(articolo a cura di Sergio Gelsomino)

Estratti dall'album:

Fonti: Enrico Strobino, Il gomitolo di Bella Ciao su Musicheria, RAI, Solegemello, Wikipedia

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