25 Aprile - Festa della LiberazioneAnche quest'anno il Club del Libro dedica uno spazio alla giornata della Liberazione d'Italia dall'occupazione nazifascista, avvenuta proprio il 25 aprile a Milano e Torino. Una data che riporta alla mente non solo i partigiani che, con il supporto degli Alleati, liberarono il nostro Paese, ma anche la dittatura ventennale sotto il cui giogo è stata l'Italia e gli anni della guerra. Ma come ricordano e come raccontano queste vicende gli scrittori attraverso le loro penne? C'è chi racconta la sua storia in prima persona, chi racconta una storia fittizia nello sfondo di vicissitudini che la nostra terra ed il nostro popolo hanno realmente vissuto. La Rubrica Letteraria vi suggerisce cinque grandi classici da non perdere, per non dimenticare il nostro passato ed anzi imparare dalla nostra eredità.

"Il clandestino" di Mario Tobino

Romanzo ambientato nella Toscana della Resistenza, nella città di Medusa (nome di fantasia per Viareggio). Parzialmente autobiografico, ci racconta di un gruppo di ragazzi, colti e ben educati, che per combattere il fascismo iniziano una vita sotterranea e clandestina. Tra loro c'è Anselmo, il personaggio più simile allo scrittore. Innumerevoli sono i drammi, le atrocità, le sconfitte e le paure vissute dai protagonisti, che combattono in nome di grandi idee e valori.

“La casa in collina” di Cesare Pavese

Narra le vicende di Corrado, professore quarantenne non sposato, durante l'estate del 1943, in piena Seconda Guerra Mondiale. Corrado vive questo periodo di caos, di bombardamenti, cercando di evitare qualsiasi problema, di rimanere nell'ombra e di far sembrare il suo quotidiano più simile possibile alla normalità. Incontrerà Cate, donna amata in passato e abbandonata per paura delle responsabilità. La vicenda personale di un uomo si intreccia con la grande storia e gli avvenimenti di quegli anni, visti attraverso i suoi occhi.

“Il sentiero dei nidi di ragno” di Italo Calvino

Questo celebre romanzo di Calvino, ambientato in un paesino della Riviera di Ponente, è la storia di un orfano di circa dieci anni, con una sorella prostituta che intrattiene rapporti sessuali anche con i tedeschi. Sottratta la pistola a un militare tedesco, il bambino la nasconde il campagna dove i ragni fanno i nidi. Vari avvenimenti lo porteranno a conoscere precocemente la vita dura, fin quando si imbatterà nella Resistenza e, con i partigiani, resterà a vivere quei giorni di guerra.

“I quattordici mesi” di Enzo Biagi

Siamo all'inizio del 1944 e in Italia, per un ventenne come Biagi, è l'ora delle scelte radicali: da una parte l'adesione alla Repubblica Sociale nell'ora più buia del fascismo, dall'altra la scelta fuorilegge di andare in montagna e unirsi ai partigiani. “Risalendo il fiume ho trovato la brigata Giustizia e Libertà, allora sono andato con loro e questi per me sono incontri indimenticabili”.

“Il partigiano Johnny” di Beppe Fenoglio

Settembre 1943. Johnny, studente di letteratura anglosassone, decide di unirsi ai partigiani piemontesi. Si unisce a loro più per un'idea poetica dell'avventura che per adesione alle ideologie fondanti della Resistenza. Ma la realtà sarà ben diversa da quella che Johnny si aspettava, una realtà molto più dura e violenta...

(articolo a cura di Katya Scarvaglieri)

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