In "Lettere persiane", Libro del Mese di Maggio 2013 del Club del Libro, Montesquieu traccia un arguto ed implacabile ritratto della società parigina di inizio XVIII secolo. E' proprio lì, a Parigi, ed è proprio a cavallo tra il 1600 ed il 1700, che svolge la sua attività François Couperin, clavicembalista e compositore, definito unanimemente uno dei musicisti più rappresentativi dello spirito francese.

ClavicembaloIl signore persiano Usbek, approdato in Occidente, di certo si sarebbe stupito di fronte ad un clavicembalo, strumento sconosciuto dalle sue parti: si tratta dell'antenato del pianoforte, di cui ha la medesima forma e gli stessi tasti bianchi e neri (talvolta, però, invertiti cromaticamente). La differenza sostanziale sta nel suono e, in particolare, nella sua struttura: nel pianoforte il tasto innesta un sistema di leve che, attraverso un martelletto, colpisce una corda tesa, mentre nel clavicembalo il tasto aziona un plettro che, come nella chitarra, pizzica una corda. L'Italia fu, insieme alle Fiandre, il massimo centro di esportazione di cembali, che erano ricchi di decorazioni e, spesso e volentieri, anche di pitture.
Fino al 1600 inoltrato, il clavicembalo condivise con altri strumenti la letteratura destinata genericamente agli strumenti a tastiera; in seguito, si sviluppò una specifica letteratura solistica ed una scuola clavicembalistica, di cui i massimi rappresentanti in Francia furono de Chambonnières, Rameau e Couperin.
Nella Parigi del '700 non si contavano i teatri d'opera e gli spettacoli musicali. La musica strumentale, fino ad allora relegata nell'ombra dalla musica lirica, ebbe l'opportunità di riscattarsi. Nell'editoria musicale, un grande cambiamento consentì di contrarre i costi, stampando al contempo più velocemente e in modo qualitativamente migliore gli spartiti: alla stampa a caratteri mobili, si sostituì quella con incisione su lastre di rame. Inoltre, ci fu un aumento esponenziale della dimensione pubblica delle attività musicali, con manifestazioni concertistiche aperte anche ai dilettanti in corti, case private, teatri cittadini, taverne, all'aperto. La musica strumentale smise di essere un privilegio degli aristocratici per diventare "aperta a tutti". Tuttavia, la maggior parte degli eventi musicali erano organizzati da un aristocratico dilettante (all'epoca per "dilettante" si intendeva semplicemente un musicista "non professionista", senza alcun riferimento alla bravura dello stesso), che voleva esibirsi  ma, al contempo, lasciava spazio anche ad altri musicisti.
Francois CouperinIn questo contesto, Usbek molto facilmente si sarebbe potuto trovare ad un concerto per clavicembalo tenuto dal già citato François Couperin. Soprannominato "le Grand", nacque nel 1668 in una famiglia di musicisti e venne iniziato alla musica dal padre Charles II. Già nel 1693, divenne organista nella cappella reale di Luigi XIV e, l'anno successivo, maestro dei figli del re. Couperin vanta una grande produzione di musiche per clavicembalo, che gli diedero vasta fama in vita, nonostante negli ambienti dell'epoca fosse decisamente più famoso come clavicembalista che come compositore.
Ammirò molto la musica italiana, in particolare Arcangelo Corelli, ed ebbe sempre costante l'intento di fondere il gusto francese con lo stile italiano. Infatti, se da un lato fa abbondante uso di abbellimenti (che teneva moltissimo gli esecutori eseguissero secondo le sue precise indicazioni), dall'altro ricercava una melodia limpida e fluida. Il risultato è "un gioco finissimo di sorprese e simmetrie".
Le sue composizioni per clavicembalo, "Pièces de clavecin", comprendono 223 brani, suddivisi in 27 ordres (ordini), contenuti in 4 libri (pubblicati nel 1713, 1717, 1722 e 1730). Ogni brano ha un proprio titolo, che riguarda il carattere del brano o fa riferimento ad elementi descrittivi: una persona ("La Couperin", autoritratto del compositore, e "La Princesse Marie", moglie di Luigi XV), un sentimento o un carattere ("La Ténebreuse", "La Séduisante", "Les Regrets"), canti di uccelli ("Le Rossignol-en-Amour"), argomenti allegorici o mitologici ("La Terpsicore"), soggetti paesaggistici ("Les Vergers fleuris"), elementi burleschi o caricaturali ("La Pantomime").
Nella prefazione del primo libro, scrive lo stesso Couperin: "i titoli corrispondono alle idee che ho avuto: mi si dispensi dallo spiegarli... I brani che portano questi titoli sono una specie di ritratti, che qualche volta sotto le mie dita sono parsi assai somiglianti...".
Degno di nota è, infine, "Les Fastes de la grande et ancienne Mxnxstrxndxsx" (che sta per "Ménestrandise"): satira pungente, sicuramente condivisa anche da Montesquieu, contro l'antica corporazione dei ménestrels, favoriti da un antico ed assurdo privilegio reale.
L'opera clavicembalistica di Couperin rappresenta un prezioso contributo alla storia dell'espressione musicale, unico nel suo genere. I criteri estetici particolari che l'hanno guidata traspaiono anche ad un ascoltatore inesperto e vengono riassunti da Couperin in una semplice quanto illuminante frase: "Dirò francamente che preferisco di gran lunga ciò che mi commuove a ciò che mi sorprende"...

(articolo a cura di Sergio Gelsomino)

Ascolti consigliati:

"Le Rossignol-en-Amour"

"La Ténebreuse"

"Les Fastes de la grande et ancienne Mxnxstrxndxsx"

Fonti:

Elvidio Surian, Manuale di storia della musica vol. II, Rugginenti ed.

Riccardo Allorto, Nuova storia della musica, Ricordi ed.

Garzantine Musica

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