Nemmeno un mese dopo lo sbarco dell'uomo sulla Luna, sulla Terra si è tenuto un concerto che è entrato nella Storia, quasi al pari della missione Apollo11: il Festival di Woodstock. Dal 15 al 18 agosto 1969 una piccola città rurale degli USA, Bethel, si trovò invasa da oltre 500.000 hippy (ma c'è chi dice anche un milione) per "3 Days of Peace and Music" (tre giorni di pace e musica). Artisti del calibro di Joan Baez, The Who, Janis Joplin, i Jefferson Airplane, Joe Cocker, Jimi Hendrix contribuirono a rendere immortale quel palcoscenico...

WoodstockSul finire degli anni Sessanta, in America la corruzione dilagava negli ambienti politici, la società era ancora legata ai vecchi ideali borghesi, la Guerra Fredda spingeva ad affermare la supremazia nei confronti del blocco comunista attraverso interventi militari insensati come la guerra in Vietnam e, come ci racconta Oriana Fallaci nel suo "Se il sole muore", Libro del Mese del Club del Libro di Giugno 2013, la corsa allo spazio per arrivare per primi alla Luna e, magari, anche su Marte. I "figli dei fiori", con i loro capelli lunghi, i vestiti colorati, gli ideali di pace e libertà, l'amore libero, la ricerca di un'altra dimensione anche attraverso l'assunzione di sostanze stupefacenti, si opponevano a tutto questo proponendo, in alternativa, un mondo in cui vivere in armonia con la natura, sciolti da qualsiasi vincolo ed inibizione, autogovernandosi.
Il Woodstock Music and Art Festival segnò l'apice della cultura hippy e ne fu l'ultima grande manifestazione. Nel corso dei quattro giorni di concerti (che, da programma, avrebbero dovuto essere solamente tre), si esibirono 32 musicisti, sia noti al grande pubblico che esordienti.
Il Festival di Woodstock, al pari della missione sulla Luna, nacque pure come impresa commerciale, a differenza dei precedenti raduni hippy che si erano tenuti negli anni precedenti, tra cui la Summer of Love a San Francisco. Quello che i suoi organizzatori - Michael Lang, John P. Roberts, Joel Rosenman e Artie Kornfeld - però non potevano immaginare, quando affittarono i terreni sul White Lake di Bethel, è che non si sarebbe trattato solamente di un festival di provincia: basti pensare che l'affluenza prevista era di sole 50.000 persone.
Aprì il Festival, il 15 agosto 1969, Richie Havens. Il cantante e chitarrista afroamericano, scomparso un paio di mesi fa, aveva iniziato da qualche anno la sua carriera. La sua performance durò molto più del previsto, sia per il ritardo degli artisti successivi, sia per le continue richieste di bis del pubblico: dopo aver esaurito tutto il suo repertorio, improvvisò una versione di Motherless Child, canto della tradizione spiritual  risalente all'era della schiavitù negli Stati Uniti, inserendo ripetutamente nel testo la parola freedom (libertà). Questo brano divenne immediatamente un successo internazionale.

Motherless Child - Richie Havens - Guarda il video

Gli Sweetwater furono, invece, il primo gruppo ad esibirsi a Woodstock. Originari di Los Angeles, ebbero una carriera molto breve ma vengono ricordati come primi sviluppatori del rock psicheledico e fusion, reso popolare dai Jefferson Airplane, che pure salirono su quel palco il giorno successivo.
Gli hippy amavano viaggiare, amavano la spiritualità ed amavano, in particolar modo, l'India. Non stupisce quindi che a Woodstock, accanto a grandi nomi del folk e del rock, si sia esibito - sotto la pioggia - anche Ravi Shankar, musicista e compositore indiano (tra l'altro, padre di Norah Jones).
Si susseguirono, durante il giorno, Bert Sommer; Tim Hardin, musicista di grande talento, che non ebbe il successo meritato anche a causa dei disturbi causati dalla dipendenza da eroina (che lo portò alla morte per overdose nel 1980): anche a Woodstock, si presentò in ritardo sul palco perché "depresso" dalla droga e "spaventato" dalla grandiosità dell'evento; Melanie Safka, nella sua breve esibizione (un quarto d'ora circa) sotto la pioggia, coinvolse a tal punto gli spettatori, che questi accesero candele per accompagnare la musica: proprio su questo aneddoto, la Safka scrisse poi la canzone Lay Down (Candle in the Rain); Arlo Guthrie, figlio del cantante folk Woody, ha collaborato anche con Bob Dylan. Detta "l'usignolo di Woodstock", Joan Baez divenne, soprattutto dopo la sua presenza a Woodstock, un'icona del pacifismo a livello mondiale. La sua carriera iniziò nel 1959 e, negli anni seguenti, collezionò un successo dopo l'altro. A partire dal Sessantotto, la guerra in Vietnam e i diritti civili divennero i temi centrali delle sue canzoni, tanto da rendere la sua musica e il suo attivismo inseparabili. We Shall Overcome è una canzone che Joan Baez ha fatto sua già dal 1963, registrandola e cantandola in numerose marce per i diritti civili, ma in realtà si tratta di una canzone gospel della prima metà del Novecento diffusa oralmente. E' proprio con questa canzone, voce e chitarra, che la Baez canta al sesto mese di gravidanza, nel buio della notte, concludendo il primo giorno di Woodstock.

We Shall Overcome - Joan Baez - Guarda il video

Il 16 agosto, dopo i Quill, fu la volta di Country Joe McDonald, che si esibì da solo ed il giorno successivo insieme al suo gruppo The Fish. Il cantautore statunitense fu un esponente di spicco nella contestazione alla guerra in Vietnam, ed è proprio una canzone satirica contro la guerra in Vietnam il suo più grande successo: I Feel Like I'am Fixin' to Die Rag.

I Feel Like I'am Fixin' to Die Rag - The Fish - Guarda il video

Carlos SantanaA Woodstock c'era anche Carlos Santana. Considerato tra i migliori chitarristi rock esistenti, ha da sempre mescolato rock, blues, fusion e musica latina, creando uno stile inconfondibile. Si esibì con il suo gruppo, ancora agli esordi, riscuotendo successo soprattutto grazie al brano strumentale Soul Sacrifice.

Soul Sacrifice - Carlos Santana - Guarda il video

I Canned Heat sono entrati nella storia del rock blues con On the Road Again e Going Up the Country, entrambi cantati a Woodstock. E' con loro che il blues comincia ad avvicinarsi al rock'n'roll, con ritmi più veloci e spodestando il pianoforte dal suo ruolo di strumento principale. Paradossalmente, il boogie rock ebbe un particolare successo tra le truppe impegnate nella guerra in Vietnam. I Canned Heat, infatti, tennero molto a partecipare al festival per portare il loro messaggio di pace.

Going Up the Country - Canned Heat - Guarda il video

Alle 22.30 salirono sul palco i Grateful Dead. Gruppo di punta della controcultura hippy, il loro stile eclettico e fuori dagli schemi, che mescola rock con blues, country, jazz e musica classica, fece di loro quasi delle divinità... la loro esibizione a Woodstock, durata oltre un'ora e mezza, non fu però eccezionale, a causa degli effetti della LSD, di cui i membri del gruppo facevano abbondante uso, e di problemi tecnici. 
Durante il giorno, si esibirono anche John B. Sebastian; la Keef Hartley Band, gruppo britannico presto finito nel dimenticatoio; The Incredible String Band, band acustica scozzese, simbolo della controcultura del Regno Unito; i Mountain, rappresentanti dell'hard rock.
A mezzanotte e mezza, iniziò la performance dei Creedence Clearwater Revival, che furono tra gli artisti più apprezzati di tutto il festival. Il gruppo è stato attivo solo pochi anni, dal 1967 al 1972, ma si distinse nel southern rock, vendendo 26 milioni di album negli USA. Furono, peraltro, i primi artisti contattati dagli organizzatori del festival.
The WhoAlle 2, invece, il soul approdò a Woodstock: Janis Joplin. Divenne nota come cantante del gruppo Big Brother and the Holding Company, per poi proseguire la carriera, dal 1968, come solista. Aderì apertamente alla cultura hippy e faceva uso abituale di droghe: morì di overdose a soli 27 anni, lasciando però il suo ricordo immortale.
Seguirono gli Sly & The Family Stone, che diedero un contributo fondamentale alla musica soul e funk afroamericana: la band consisteva di bianchi e neri, uomini e donne, cosa affatto usuale per l'epoca. La loro performance di Woodstock è considerata una delle loro migliori.
Toccò poi allo storico gruppo musicale londinese The Who, che dopo la performance a Woodstock divenne celebre anche oltreoceano. Suonarono ben 24 canzoni, molte delle quali tratte dal loro album Tommy (1969). Non poteva mancare, nella loro scaletta, anche My Generation, canzone che li ha consacrati ed è ancora oggi uno dei pezzi più conosciuti della band, definita "il primo inno generazionale".

My Generation - The Who - Guarda il video

Il finale di questa esibizione avvenne alle 6 del mattino, in concomitanza con l'alba. La maratona notturna venne conclusa con la lunghissima esibizione dei Jefferson Airplane, durata quasi due ore. Una delle più grandi band di San Francisco, che seppe mischiare blues e psichedelia, si affermò soprattutto dopo l'arrivo di Grace Slick come cantante, nel 1966. Proprio lei scrisse due delle canzoni più conosciute dei Jefferson Airplane: Somebody to Love e White Rabbit, scritta in mezz'ora prendendo ispirazione dagli effetti della LSD, dal "Bolero" di Ravel e da "Alice nel Paese delle Meraviglie" di Carroll.

White rabbit - Jefferson Airplane - Guarda il video

La giornata finale - secondo il programma del festival - ebbe inizio alle 14 del 17 agosto 1969 con Joe Cocker. Già famoso, anche per lui Woodstock significò la consacrazione ed anzi una nuova fama in America, essendo il successo in Gran Bretagna ormai in declino. Terminò la sua esibizione con una cover dei Beatles With a Little Help from My Friends, che viene ricordata come una dei momenti top del festival.

With a Little Help from My Friends - Joe Cocker - Guarda il video

Dopo la nuova esibizione di Country Joe McDonald con la sua band e la band britannica Ten Years After, conosciuta soprattutto per la bravura del suo chitarrista Alvin Lee, toccò a The Band, uno dei gruppi più apprezzati che solcarono il palco di Woodstock. Canadesi, furono assoldati come band di Bob Dylan durante un suo tour nel 1966 e da lì iniziò la loro carriera di successi.

La leggenda del blues Johnny Winter suonò alla mezzanotte di domenica sera, inaugurando una nuova maratona notturna, non prevista visto che il festival sarebbe dovuto finire proprio allora. Seguì il gruppo Blood, Sweat & Tears, poi alle 3 Crosby, Stills & Nash (and Young). Il terzetto Crosby, Stills & Nash si era formato dallo scioglimento delle loro precedenti band; a loro si aggiunse, poco prima di Woodstock, anche Neil Young. Quella di Woodstock era la seconda esibizione del quartetto che, tra le altre, ha anche interpretato Blackbird dei Beatles.

Blackbird - Crosby, Stills & Nash - Guarda il video

Jimi HendrixIl mattino del 18 agosto 1969 iniziò con la Paul Butterfield Blues Band. Paul Butterfield fu uno dei primi esponenti bianchi del blues di Chicago. Dopo aver ottenuto grandi successi, nel 1968 cambiò tutto per la band, che perse alcuni dei suoi componenti più validi e non riuscì più a mantenere lo stesso livello qualitativo e la stessa impronta stilistica. Nell'attesa del gran finale, si esibirono gli Sha Na Na, raccomandati agli organizzatori da Jimi Hendrix. Rock'n'roll anni '50 e ballerini sul palco, prima dell'esibizione dello stesso Jimi Hendrix, uno dei maggiori innovatori della chitarra elettrica. Purtroppo molti spettatori, a causa del ritardo, avevano già dovuto lasciare il festival e quindi suonò solamente per la metà pubblico rimasta. La performance, comprendente sia vecchi successi che nuove canzoni, durò oltre due ore: una tra le più lunghe della sua carriera. Ma il genio di Jimi Hendrix emerse soprattutto in un brano che è diventato simbolo di Woodstock: The Star Spangled Banner, una rivisitazione - in modo provocatoriamente distorto - dell'inno degli Stati Uniti, in cui, con la sua chitarra, Hendrix simula colpi di pistola, lanci di bombe e sirene. Jimi Hendrix non ha mai confermato che si trattasse di un messaggio contro la guerra in Vietnam, ma sembra evidente il riferimento - ed il dissenso - alle politiche americane di quegli anni.

The Star Spangled Banner - Jimi Hendrix - Guarda il video

Contrariamente a quanto si possa pensare, il Festival di Woodstock fu davvero caratterizzato da "pace e amore". Gli incidenti furono minimi e, nonostante il gran numero di spettatori, la civiltà e la fratellanza la fecero da padroni. Come dimostrano, infatti, i video originali (tra cui lo stupendo documentario Woodstock Diaries del 1994, diretto da Chris Hegedus, Erez Laufer e D.A. Pennebaker), gli hippy assistettero ai concerti in modo tranquillo ed ordinato, ballando, cantando e facendo il bagno nudi nello stagno adiacente il palco! La potenza di Woodstock è stata tale ed è rimasta tale ed immutata nei decenni a seguire che, per celebrarne il 25° ed il 30° anniversario, nel 1994 e nel 1999 si replicò, con la partecipazione di alcuni cantanti che ne avevano preso parte, insieme a nomi nuovi del rock come i Red Hot Chili Peppers, i Green Day, i Cramberries, i Counting Crows e molti altri.

(articolo a cura di Sergio Gelsomino)

Fonti: Enciclopedia del Rock, Fazi ed., www.woodstock.com, woodstock.wikia.com

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