Per il mese di luglio 2013 il Club del Libro affronta il tema della deportazione dei lituani avvenuta negli anni della Seconda guerra mondiale ad opera del regime stalinista dell'URSS. Ruta Sepetys, autrice di Avevano spento anche la luna, racconta una storia romanzata dalle tinte forti e crude ricostruita sull'esperienza reale dei veri protagonisti di quei terribili anni: i deportati in Siberia. Come furono affrontate però in patria la guerra e la perdita dell'indipendenza nazionale? Come si comportò il popolo lituano nei confronti dell'occupazione sovietica prima e di quella tedesca dopo tra il 1940 e il 1944?

Leonas PrapuolenisSi può dire che le rivendicazioni della Russia sovietica sui territori della Lituania e degli altri paesi baltici affondano le loro radici nella serie di patti sottoscritti tra il governo stalinista e il Terzo Reich durante i primi mesi della Seconda guerra mondiale. Il primo di questi accordi, il Patto Molotov-Ribbentrop firmato a Mosca il 23 agosto 1939, oltre a stabilire la reciproca "non aggressione" delle due potenze nell'imminente conflitto armato, sanciva la spartizione delle terre dell'Europa orientale tra tedeschi e russi in un'ottica di estensione territoriale dei due Stati. Questo patto fu solo il primo di una lunga serie, culminata il 10 gennaio 1940 con gli accordi militari in base ai quali Stalin considerava i paesi baltici territorio dell'Unione Sovietica, infrangendo così i sogni di indipendenza di lituani, estoni e lettoni.
L'obiettivo primario da difendere e raggiungere durante i primi mesi della Seconda guerra mondiale fu dunque l'indipendenza nazionale. Numerose furono le organizzazioni segrete di resistenza che sorsero soprattutto nelle zone di Vilnius e Kaunas, le due maggiori città dello Stato. Nell'ottobre del 1940 tutte queste organizzazioni confluirono in un unico partito di resistenza, il Fronte Attivista Lituano (LAF), che fu molto attivo anche dopo il duro colpo subito con le deportazioni del 14 giugno 1941 (si contano almeno 36.000 militanti del partito deportati). Il piano del LAF era semplice e purtroppo, col senno di poi, un po' ingenuo: dal momento che i rapporti tra Germania e Russia, a causa dell'andamento del conflitto, si stavano sempre più deteriorando, il Fronte avrebbe sostenuto un'eventuale invasione tedesca della Lituania (il male minore, rispetto ai russi) in modo da liberarsi dell'occupazione sovietica, instaurando nel frattempo un governo provvisorio che valesse da “fatto compiuto” per eventuali pretese politiche da parte dei nazisti. L'occupazione tedesca ebbe in effetti luogo il 22 giugno 1941 e già il giorno successivo il LAF era riuscito a cacciare l'esercito sovietico da Kaunas, città dalla quale fu proclamato il governo repubblicano provvisorio della Lituania. Purtroppo però i lituani non avevano fatto i conti con le pretese egemoniche dei tedeschi, non disposti a riconoscere la Lituania come un paese indipendente. Il 28 luglio la Germania proclamò l'estensione del diritto civile tedesco nei territori lituani e il 5 agosto il governo repubblicano provvisorio fu costretto a dimettersi. Il LAF tornò nella clandestinità, ma restò comunque molto attivo, arrivando ad inviare direttamente ad Hitler un memorandum sulla situazione della Lituania sotto l'occupazione tedesca. Il documento arrivò in effetti alla scrivania del Führer, che tuttavia il 21 settembre decretò lo scioglimento del LAF e la deportazione del suo capo, Leonas Prapuolenis, nel campo di concentramento di Dachau.
L'occupazione tedesca continuò la scia di terrore che aveva iniziato quella sovietica, aggiungendo la deportazione e il massacro degli ebrei lituani. Il 15 agosto 1941 fu creato il Ghetto di Kaunas e il 6 settembre dello stesso anno fu istituito anche il Ghetto di Vilnius. La Germania dominò in Lituania fino al 1944, ma le sorti della Seconda guerra mondiale volsero negativamente per Hitler e, a partire dall'estate di quell'anno fino al gennaio 1945, l'URSS riuscì a riconquistare a sé l'intero territorio nazionale lituano (il 13 luglio 1944 fu riconquistata Vilnius, il 1 agosto Kaunas, il 28 gennaio 1945 Klaipeda, l'ultimo avamposto della resistenza tedesca in Lituania).
Il ritorno dell'occupazione sovietica fu male accolto dalle organizzazioni di partigiani armati che si erano andate creando nel corso dei quattro anni trascorsi sotto i tedeschi. Più del 60% dei lituani chiamati alle armi faceva infatti parte di questi movimenti armati di protesta, che sono passati alla storia come Fratelli della Foresta. Numerosi furono gli interventi previsti da Mosca contro i partigiani armati, a partire da quello del colonnello dell'NKVD Burlickij. Il colpo più duro ai Fratelli della Foresta, tuttavia, fu inferto da Mosca con l'istituzione di una pattuglia armata di teppisti e delinquenti, liberi di girare per le strade delle città lituane con l'obiettivo di scovare i cosiddetti “nemici del popolo” e consegnarli all'NKVD e all'Armata Rossa (l'esercito regolare dell'URSS).
Come si sa, l'occupazione sovietica continuò per quasi mezzo secolo. Nel 1990 la Lituania fu il primo dei paesi baltici a riottenere la propria indipendenza, riconosciuta però ufficialmente dal governo russo solo nel settembre 1991 (l'ultimo gruppo di soldati sovietici lasciò la Lituania solo nel 1993).

(articolo a cura di Francesco Gioia)

Libri consigliati:

Anna Vicini, Lituania. Popolo e Chiesa, Milano, La casa di Matriona, 1984;
Livio Isaak Sirovich, Cari, non scrivetemi tutto, Milano, Mondadori, 1995.

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