A differenza dell'omonimo punto, praticamente introvabile, Il Tasto G è disponibile in tutte le librerie, edito da Sperling & Kupfer. Rossella Calabrò (intervistata dal Club del Libro proprio qualche mese fa), in questo suo ultimo lavoro, ha continuato – dopo il successo di Cinquanta sbavature di Gigio e di Cinquanta smagliature di Gina – ad indagare l'animo femminile, con ironia e delicatezza. Il Tasto G si può definire una raccolta di brevi racconti, della durata di una salita o una discesa in ascensore: perché chi dà voce ai pensieri e ai tormenti delle donne  (e anche di qualche uomo) è niente meno che un ascensore...

Copertina del libro "Il tasto G" di Rossella CalabròIl narratore è, infatti, GianBattista Stigler, "maturo e stimato ascensore, ricco di esperienza e di inimitabile charme".  GianBattista è innamorato delle donne, che in un secolo di onorato servizio ha imparato a conoscere come le sue tasche (che poi, un ascensore mica ce le ha le tasche, ma non importa). 
E' un "confessionale semovente" che accompagna e guida bambine, ragazze e donne "su e giù per i pianerottoli del cuore", che le ascolta come nessun altro uomo sa fare, anche se loro non sanno... davanti al suo specchio o seduto sul suo sedile di pelle, il sesso femminile si osserva, pensa, scandaglia le proprie paure ed il proprio sovrappeso emotivo. Sì, perché le donne "sentono troppo, amano troppo, pensano troppo" e, a questa grassitudine - come la definisce GianBattista - non riescono proprio, nella stragrande maggioranza dei casi, a porre rimedio. 
Allora, dopo anni di origliamenti, decide di dare loro voce: non per spettegolare sulle condomine (anche se un po', diciamocelo, ogni tanto lo fa), ma come particolare forma d'amore... e poi, d'altronde, nella sua cabina non sta appeso un cartello che recita "chi usa l'ascensore lo fa a suo rischio e pericolo"?
GianBattista ascolta, commenta, osserva e, man mano, si lascia decisamente andare (anche se un comportamento simile si converrebbe più al montacarichi della scala B...!). 
Ogni racconto è intimo, personalissimo: la sensazione è davvero quella di "entrare nella testa" del personaggio. Ognuno ha un nome che sembra uscito dai fumetti e che ne riflette la natura, le nevrosi, le insicurezze, i sogni. Titti Bracco, che perseguita l'uomo di cui è innamorata; Benedetta Colla che rimette pazientemente insieme i cocci delle sue storie d'amore e del suo cuore infranto; Severina Fasomì, che pretende di avere sempre tutto sotto controllo. 
E poi ci sono la "donna-pera" e la "donna-mela" (uomini, chiedete cosa significa alle vostre donne, ché – come dice GianBattista – io non sono la vostra baby sitter), la scrittrice di racconti porno ("Il mio mestiere? Scrivere racconti porno. No, scusate, questa frase non è corretta. Ricominciamo da capo. Il mio mestiere? Scrivere bugie."), la donna che fa pensieri osé sul suo capo. 
Ma no, Il Tasto G non è solo questo. Le donne non sono solo questo. 
La Calabrò approfitta delle sue protagoniste per affrontare temi importanti: Gemma e le famiglie allargate (questione cara alla nostra matrigna), Giana Bifronti e la crisi di mezz'età, Una che trova nel gatto Noy il suo compagno di infanzia (e, grazie al suo amore per gli animali, trova un altro compagno di vita, però bipede), Billa che a scuola viene presa in giro dai compagni ed è alla disperata ricerca di un'amica. Ci sono, poi, racconti che commuovono profondamente e fanno male: quello di Libellula, quello di Opunzia; e ci sono racconti che fanno bene al cuore: quello di Muffola Bill tra tutti.
Rossella CalabròTra i numerosi ritratti, sono pochi gli uomini, che giusto ogni tanto salgono con GianBattista, spesso per mostrarsi opossum quali sono (splendida l'autocitazione che la Calabrò ci regala, dal suo Perché le donne sposano gli opossum?). 
In questo campionario c'è posto non solo per le creature umane, ma anche per Giunone, che trova l'amore durante un "weekendino nel futuro", e per Ale Ailander, immortale che si è innamorato nei secoli "di babbuine, e poi di faraone, di matrone, di barbare, di streghe, di regine e di cortigiane. Di qualche cantante, di un paio di manager (le peggiori) e di qualche blogger". Ma soprattutto nella cabina di GianBattista capita, ad un certo punto, un'extraterrestre, Marzia Mars, che disquisisce sul sistema di riproduzione umano ed i suoi organi, sulla monogamia ed anche sulla ceretta... ma, anche se proprio non concepisce come sia regolata la vita sulla Terra, decide di regalare al nostro amico ascensore il decimo tasto della sua pulsantiera: il tasto G, per l'appunto. (No, di più non posso dirvi, cari miei!) 
Che dire, infine, della rivisitazione – illuminante a dir poco – de La cicala e la formica di Esopo? Nella vita, è tutta questione di prospettiva: vedere le cose quali realmente sono, saper riconoscere non solo il "sovrappeso emotivo" ma anche la "anoressia emotiva".
Rossella, in questi racconti, ci ha messo il cuore ed il messaggio che arriva al lettore, alla fine, è inevitabilmente quello di speranza: GianBattista, delle volte, ci mette perfino lo zampino (anche se, come per la storia delle tasche, un ascensore non ha nemmeno le zampe) per aiutare le "sue" donne.
Ed anche noi siamo le "sue" donne. In fondo, ogni donna è unica e speciale a modo suo, ma un po' tutte si somigliano. Ognuna di noi si può, ancora una volta, grazie a Rossella Calabrò, rispecchiare, più o meno, in ciascuna delle protagoniste (proprio come l'autrice ci promette nella sua introduzione) e può anche riconoscere, tra i Gigi, qualche uomo di sua conoscenza...
E' un libro che si potrebbe leggere tutto d'un fiato ma che è ancor più bello se assaporato. Mentre lo leggevo, non riuscivo a togliermi dalla mente alcune parole di Raymond Carver. Nell'ultimo discorso che tenne in pubblico, nel 1988, lo scrittore pose una riflessione sul significato di una parola talmente poco usata da essere quasi sparita dall'uso: tenerezza. «Pensateci un attimo: quando è stata l'ultima volta che l'avete usata o l'avete sentita usare?» A costo di sembrare, quindi, demodé, io la uso eccome. Rossella Calabrò è spumeggiante, ironica e sagace, sa far ridere e sorridere... ma (e questo è molto raro da trovarsi nelle scrittrici spumeggianti, ironiche, sagaci, che sanno far ridere e sorridere) sa anche toccare le corde giuste, sa bussare alla porta della nostra anima con delicatezza, ma soprattutto tenerezza. Non prendetemi per matta se, nel caso dovessi descrivere questo libro con un solo aggettivo, questo sarebbe: tenero. E, se anche voi apprezzate la tenerezza e le sue mille meravigliose sfumature (oddio, ma com'è che questa parola non si può più usare ormai?), ecco: Il Tasto G, paradossalmente, è il libro che fa per voi.

(articolo a cura di Elisa Gelsomino)

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