L'arte di viaggiare, di Alain De Botton, Libro del Mese di agosto 2013, ha offerto al Club del Libro nuovi spunti di riflessione per quanto riguarda i viaggi che compiamo nella nostra vita e le motivazioni che ci spingono a farli. Questo discorso, tuttavia, può essere affrontato dall'uomo contemporaneo che ha tutte le possibilità di scelta sul quando, sul come e sul perché partire. Il viaggio non è stato sempre libero e di piacere, anzi nel corso dei secoli le motivazioni che hanno spinto l'uomo a compiere degli spostamenti sono state molto più legate all'aspetto economico della vita. Cerchiamo di dare una breve occhiata ai secoli per capire cosa ci ha fatto cambiare così tanto da farci pensare oggi al viaggio come a un'arte.

Sin dall'antichità, escludendo i grandi spostamenti di truppe per motivi bellici (viaggi anche quelli, tanto più considerato che potevano durare mesi, addirittura anni), l'uomo ha sentito la necessità di viaggiare fondamentalmente per due ragioni: una culturale ed una economica. Fino ai nostri giorni, tuttavia, la prima delle due è stata sempre una motivazione d'élite rispetto all'altra.
Fino al periodo dell'Impero Romano l'uomo ha vissuto di agricoltura e pastorizia. L'allevamento di bestiame necessitava, però, di grandi spostamenti dalle montagne alle pianure nei periodi in cui i pascoli montani risultavano insufficienti per l'alimentazione delle mandrie e delle greggi. Questo fenomeno di spostamento di massa della popolazione, noto come transumanza, è uno dei primitivi tipi di viaggio della storia e la sua motivazione è esclusivamente economica, o meglio ancora di sopravvivenza. D'altro canto durante tutta l'antichità, fino al Medioevo, la motivazione resta la stessa anche per quanto riguarda la migrazione di numerosi popoli verso zone più fertili e più facilmente coltivabili. Per fare un esempio nostrano, la ricerca di terreni fertili da parte dei popoli dell'Est-Europa ha portato le popolazioni orientali a spostarsi sempre più verso Occidente, per raggiungere territori con un clima più temperato e adatto all'agricoltura e all'abitazione. Così, ad esempio nel VI secolo d. C., al dissolversi della sezione occidentale dell'Impero Romano, l'Italia è stata invasa dai Longobardi venuti dall'est, come stava avvenendo già da secoli con i Goti in Spagna, nell'Africa settentrionale e di nuovo in Italia.
Cristoforo ColomboOvviamente nel lungo periodo dalla preistoria alla fine del Medioevo non sono mancati viaggi per motivi culturali e religiosi, non a sfondo economico. I ragazzi delle province intenzionati ad iniziare una carriera nella vita politica, sociale o culturale si trasferivano nei grandi centri del sapere (Atene, Roma, Alessandria... dal Basso Medioevo in poi nelle città che possedevano delle università come Bologna, Parigi, Napoli...). Frequente era il turismo religioso, verso i luoghi di culto come i templi degli déi e i santuari degli oracoli in epoca greco-romana o i santuari cristiani, gli eremi, i grandi monasteri e le chiese custodi di famose reliquie di Cristo o dei santi cattolici in epoca medievale. Non mancò mai nemmeno il cosiddetto “turismo di villeggiatura”: frequenti sono le testimonianze letterarie, a partire dal periodo imperiale, di uomini influenti che si trasferivano per lunghi periodi in case di campagna e in località di benessere, come le terme e i bagni, per allontanarsi dalla confusione, dal rumore e dal caldo estivo delle città.
Sembrerà scontato, ma a questo punto è d'obbligo citare una delle opere letterarie più celebri della letteratura italiana, il Milione di Marco Polo, composto nel corso del XIII secolo. L'opera è considerato il primo vero diario di viaggio e il viaggio, neanche a dirlo, era di natura economica, commerciale. La famiglia Polo, infatti, era una famiglia di mercanti veneziani e il soggiorno in Cina e nelle Indie narrato nell'opera destò nel giovane Marco tanta meraviglia e stupore da spingerlo a raccontarlo per farlo conoscere e renderlo immortale.
Si arriva così alla fine del XV secolo, quando un viaggio significò il cambiamento del corso della storia: come si sa bene, credendo di raggiungere le Indie per una strada più comoda, Cristoforo Colombo, raggiunse invece le Americhe, aprendo un nuovo periodo storico fatto di viaggi di scoperta geografica, emigrazioni di popolazioni dal vecchio continente al nuovo, di mescolanza delle culture e delle etnie. I primi viaggi di scoperta geografica furono dettati naturalmente da motivazioni economiche: scoprire una nuova rotte per le Indie significava cercare un modo più facile per commerciare con le popolazioni asiatiche; una volta raggiunta e presa coscienza dell'America, si viaggiò nelle terre sconfinate del nuovo continente per colonizzarlo, per cercare l'oro e i metalli preziosi, per appropriarsi di nuove terre da coltivare.
Parallela alle scoperte geografiche fu la diffusione della stampa, altra grande innovazione storica moderna. Con il moltiplicarsi delle opere e degli autori, infatti, anche la letteratura di viaggio, prima limitata a pochi esemplari, subì un notevole incremento e questo, a lungo andare, provocò nel pubblico di chi leggeva un sempre maggiore interesse per il viaggio: visitare posti esotici, conoscere quello che si nasconde in altri luoghi, raggiungere cime estreme e profondità inesplorate (è lo stesso spirito che sta alla base delle scoperte spaziali del XX secolo).
Per arrivare a considerare il viaggio un'arte, comunque, l'ultimo cambiamento epocale avvenne nel XIX secolo, con l'ascesa sociale della classe borghese che comportò un generale e più diffuso miglioramento dello stile di vita, un mutamento degli interessi quotidiani prima incentrati quasi esclusivamente sul lavoro e sulla vita pratica. Favorito successivamente nel XX secolo dalla globalizzazione e dall'uso di internet, oggi il viaggio ha cambiato quasi completamente le sue ragioni d'essere. Nell'antichità sarebbe stato inusuale e comunque poco frequente pensare di organizzare un viaggio col solo fine di divertirsi e rilassarsi; oggi il viaggio, la vacanza, il distacco dalla vita di tutti i giorni sono considerati dei veri e propri diritti del cittadino.

(articolo a cura di Francesco Gioia)

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