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Lo scorso 7 settembre al Teatro La Fenice di Venezia si è svolta la Cerimonia di Premiazione della 51esima edizione del Premio Campiello. Il Premio, lo ricordiamo, è nato nel 1962 per volontà degli industriali del Veneto al fine di creare un legame tra l'economia ed un settore stimolante e creativo qual è quello della letteratura. Questa edizione è stata segnata dalla morte di uno dei cinque finalisti, infine vincitore del prestigioso premio: Ugo Riccarelli, con il suo L'amore graffia il mondo, si è aggiudicato ben 102 voti sulle 289 schede pervenute dalla Giuria dei Lettori.

Ugo RiccarelliPer la prima volta nella storia del Premio Campiello uno dei finalisti è morto prima che arrivasse la serata finale e altrettanto inedita è stata l'attribuzione di una vittoria postuma.
Ugo Riccarelli ci ha lasciati lo scorso 21 luglio, all'età di 59 anni. Nato nel torinese da famiglia toscana, Riccarelli ha studiato alla Facoltà di Filosofia di Torino senza però laurearsi. Ha collaborato con numerose testate giornalistiche, ha lavorato per gli uffici stampa del Comune di Pisa prima e di Roma poi, si è occupato per diverso tempo di promozione culturale in ambito scolastico e teatrale, ha scritto oltre una dozzina di libri che sono stati tradotti in molte lingue. Il suo romanzo d'esordio, Le scarpe appese al cuore (1995), ha vinto il Premio Chianti. Nel 1998 Riccarelli si è aggiudicato il Premio Selezione Campiello con Un uomo che forse si chiamava Schulz. Il 2004 è la volta del Premio Strega con Il dolore perfetto e nel 2007, con Ed dolor perfecto, del Premio Campiello Europa.
E' stata la moglie dello scrittore, Roberta Bortone, a ritirare il premio, dichiarando: «Sono orgogliosa di essere qui per lui e per tutte le donne che Signorina rappresenta».
L'amore graffia il mondo (Mondadori) è infatti omaggio ad una donna, Signorina appunto, che, nell'Italia degli anni Venti, sacrifica i suoi sogni ed il suo talento di stilista prima alla povertà, poi alla guerra e infine all'amore.

“È come se portasse il destino nel nome, Signorina: suo padre, capostazione in un piccolo paese di provincia, l'ha chiamata così ispirandosi al soprannome di una locomotiva di straordinaria eleganza. E creare eleganza, grazia, bellezza è il suo talento. Un giorno dal treno sbuca un omino con gli occhi a mandorla e, con pochi semplici gesti, crea un vestitino di carta per la sua bambola. L'omino scompare, ma le lascia un dono, un dono che lei scoprirà di possedere solo quando una sarta assisterà a una delle sue creazioni. Potrebbe essere l'atto di nascita di una grande stilista, ma ci sono il fascismo, la povertà e gli scontri in famiglia, le responsabilità, i divieti e poi la guerra...
e Signorina poco a poco rinuncia a parti di se stessa, a desideri e aspirazioni, soffocando anche la propria femminilità, con una generosità istintiva e assoluta. E quando infine anche lei, quasi all'improvviso, si scopre donna e conosce l'amore, il sogno dura comunque troppo poco, sopraffatto da nuovi doveri e nuove fatiche, e dalla prova più difficile: un figlio nato troppo presto e nato malato, costretto a "succhiare aria" intorno a sé come un ciclista in salita.
Nonostante i binari della ferrovia siano ormai lontani e la giovinezza lasci il posto a una maturità venata di nostalgia, ancora una volta Signorina sfodera il suo coraggio e la sua determinazione al bene e lotta per far nascere suo figlio una seconda volta, forte e capace di respirare da solo.
Solo alla fine, nell'attimo esatto in cui la lotta cede il passo alla quiete, quel figlio nato due volte si renderà conto che l'amore coraggioso, quello di una donna e di una madre come Signorina, porta nel suo stesso corpo le ferite e i graffi del tempo...
L'amore graffia il mondo è il ritratto appassionante di una donna più forte delle proprie fragilità e del vento della storia: una figura indimenticabile, unica, eppure sorella delle tante donne che ogni giorno come guerriere silenziose rinunciano a se stesse per abnegazione e per amore.”


Al secondo posto si è classificato Fabio Stassi con L'ultimo ballo di Charlot (83 voti), al terzo Giovanni Cocco con La caduta (47 voti), a seguire Beatrice Masini con Tentativi di botanica degli affetti (36 voti) e, per concludere, Valerio Magrelli con Geologia di un padre (21 voti). In occasione della serata, sono stati attribuiti altri riconoscimenti. E' stato premiato Matteo Cellini, vincitore del Premio Campiello Opera Prima con il suo romanzo d'esordio Cate, io. Alberto Alarico, con Girasole impazzito di luce, ha vinto il Premio Campiello Giovani (dedicato ai giovani tra i 15 ed i 22 anni), mentre la svizzera Ambra Giacometti, con Scacco matto, il Premio Campiello Giovani Europa. Il Premio "Fondazione Il Campiello" è andato ad  Alberto Arbasino: scrittore, saggista, giornalista, critico teatrale e musicale.

(articolo a cura di Katya Scarvaglieri)

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